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giovedì, aprile 30, 2026

La luce delle stelle morte di Massimo Recalcati

 In questo periodo difficile, la rilettura di questo libro di Massimo Recalcati - di cui propongo in calce tre brevi citazioni - mi ha aiutato.

Proprio l'altro giorno, ho comprato un paio di libricini sintetici (con schemi e regole in evidenza) di latino e greco per Giorgia, per semplificarle l'apprendimento.

Nel momento della "consegna", mi sono scoperto a fare esattamente quello che per me, tante volte, mio padre, ha fatto.

Mio padre mi faceva trovare, nella mia stanza, sulla mia scrivania, il libro che cercavo oppure qualcosa che avevo chiesto di fare per me. Amava far così, con discrezione. Era sempre una bella sorpresa che io sì apprezzavo ma alla fine davo un po' per scontata.

Avendo fatto, con i libri di latino e greco, esattamente lo stesso mi sono ricordato di questa cosa e che questo modo di fare, in realtà, l'avevo già adottato, con mia figlia, in passato senza di fatto ricordarlo o dargli un significato particolare. Che invece ha.

Il messaggio, meraviglioso, del libro "La luce delle stelle morte" è questo. La stella, è già morta, non c'è più ma la sua luce ci illumina. Mio padre non "c'è" in presenza quasi mai, ahimè, a volte c'è parzialmente e, quando accade, me lo "godo" avidamente, ma c'è già e ci sarà sempre - c'è sempre stato per la sua famiglia - con il suo amore, il suo spirito, le sue battute, il suo insegnamento a scaldare, come faceva con le sue mani e il suo abbraccio, il mio corpo, i miei ricordi, il mio cuore.

"Ancora oggi mi accorgo che mentre parlo, quando faccio, come si dice, lezione, che concentrato sui miei pensieri accompagno le mie parole con dei gesti, lo porto con me, nelle mie pafrole e nei miei gesti, gli assomiglio, ripeto aluni tratti inconfondibili del suo stile. In questo modo lo estraggo ogni volta dalla nebbia nella quale è precipitato, porto in salvo le sue parole nelle mie."

pagina 122

"Non a caso un grande filosofo, scomparso di recente, ha lasciato per i suoi amici e allievi un solo scarno messaggio d'addio:"Portatemi con voi" Parole di vita nel pieno della morte. Il contrario di quelle attribuite a Lacan:"Scompaio". "Portatemi con voi" significa non voler scomparire, non voler ancora finire pur essendo già finito, continuare a esistere sebbene in un'altra forma." 

pagina 123

"Il fuoco della memoria, quello che si genera dalla luce delle stelle morte, viene ereditato dall potenza affermativa di un desiderio nuovo. La gratitudine non può non prendere il posto del rimpianto; non è semplicemente la memoria di ciò che è stato, ma la possibilità di una vita differente. Non a caso "Gran Torino" (ndr il film di Clint Eastwood) si chiude sull'immagine di Thao che, alla guida dell'auto ereditata, in compagnia del vecchio cane di Walt, sfreccia lungo le coste dell'oceano in una bella giornata di sole." 

Pagina 133, paragrafo conclusivo del libro

lunedì, febbraio 20, 2023

AGGANCIA LA FUNE DI VINCOLO

Quel giorno dovevo andare in chiesa per fare catechismo, "al posto" di mia figlia.
Nell'attesa ho telefonato ai "grigi" e ha risposto mia madre.
Ho poi parlato anche con mio padre e, come direbbe mia mamma, "l'ho trovato un po' giù".
La cosa, quando capita, mi fa sempre soffrire molto.

La notte successiva ho fatto un sogno bellissimo, eravamo in una Roma splendida e luminosa, non so perché proprio lì, ed ero con mio padre; Papà era com'è oggi, fisicamente, intendo, con tutti i suoi anni, ma il suo spirito era, invece, quello di trent'anni fa o giù di lì. Era il mio Papà invincibile che ci raccontava le cose, gli aneddoti, che invariabilmente erano sempre accadute vent'anni prima, quando di anni ne aveva poco meno di trenta.

Lo ricordo, per esempio, fiero della sua esperienza nei paracadutisti di cui spesso cantava le canzoni che anch'io ho presto imparato a memoria. Mio padre era, ed è, originale, molto divertente, ma anche serissimo, stimato, preciso sul lavoro ma sempre pronto alla battuta, allo scherzo, in una parola molto "simpatico" e ne ho avuto conferma nel recente viaggio a Latina, la città di mia madre, dove tutti lo ricordavano come lo ricordo io: un meraviglioso ciclone di battute, racconti, scherzi, dalla personalità debordante, travolgente, amato da tutti, anche nei suoi eccessi. Forse, ma l’ho capito solo oggi, anche per nascondere una malinconia di fondo che adesso, tende ad affiorare, ad essere più visibile.

Anni fa una pubblicità in TV di un qualche liquore statunitense, se non erro, in uno splendido bianconero, raccontava proprio il rapporto tra genitore e figlio, sottolineando che, una volta maturo, il figlio si scopre essere la copia del padre.

Non sta a me dire se sono simpatico e divertente anch'io, come lui, ma sicuramente amo scherzare su tutto, da sempre, e recentemente, sul lavoro, mi sono riscoperto uguale uguale a mio padre, avendo ricevuto attestati di stima e interpretando il lavoro come faceva lui, con dedizione, serietà, passione e grande impegno.

Tendo ad essere sempre molto critico, diventando, come dice mia moglie, "noioso", e critico lo sono sempre stato in primis con me stesso...
ma alla fine, anche se alla fine non sono e credo di esserci ancora abbastanza lontano, devo dire che dell'inprinting familiare ricevuto sono soddisfatto, anche perché, a mia volta, lo vedo nei miei meravigliosi figli.

La mamma è la mamma, manco si discute, ma per un figlio maschio il padre, anche se a volte può non esserci o può fare qualche errore, mentre la madre c'è sempre e, almeno nel mio caso, non sbaglia mai, è una figura chiave, insostituibile, il mio punto di equilibrio, sempre, non solo da bambino.



Quindi, grazie Papà!...e prendile 'ste cavolo di gocce.

venerdì, giugno 19, 2009

profumo di donna

il mio lavoro sicuramente mi piace. non fosse così non ci investirei tempo (straordinario), risorse mentali ecc anche a scapito della vita fuori...che a volte scopro esistere, come adesso. la mia loquacità è spesa in ufficio e la stanchezza tra le mura domestiche mi fa restare spesso in silenzio, nel tentativo di riordinare idee e recuperare energie.
sicuramente la tarta è peggio di me e questo per assurdo gioca a mio (nostro: forse la tarta pensa lo stesso di me) svantaggio.
se mi giro a destra e vedo la tarta, sempre presente, incassata nel suo carapace mi tranquillizzo e mi dico: è tutto normale, vai tranquillo e fatti ancora una buona mezz'ora di delirio.

al di là degli effetti imprevisti del rapporto con la tarta,
mi rendo conto di essere dipendente, il lavoro è una droga.
la vita ti fa scoprire cose che mai avresti immaginato!
non avrei certo immaginato di sposarmi domani o di scrivere queste parole sul lavoro. o mi sto rincogliendo o l'inprinting paterno, una sorta di etica protestante, ha fatto il suo corso.
più la seconda. mio padre prendeva il suo impegno extra-moenia
abbastanza così.

la cosa piacevole e tranquillizzante è che appena uscito dal circo (...non che lavorasse nel mondo dello spettacolo) si è riadattato con estrema flessibilità (l'arma più potente di un goy) ad una vita incentrata sul cazzeggio.
mio padre riesce a vedere 3-4 film al giorno non accusando la minima stanchezza.
sclera da paura se deve andare a fare 1 commissione nel giorno del tour o del giro d'italia: gli piace organizzarsi e probabilmente una commissione potrebbe impedirgli il sonnellino, il giro in bici, il gelato, il giro con il cane, il film su iris, la partita a carte con mia madre.
è abbastanza abitudinario, il babbo.

tornando al sottoscritto, ieri sera al momento di spegnere il pc e avendo davanti 3 settimane di relax mi è un po' preso male..."minchia - mi son detto - non ci posso credere 'ho finito'".
idem questa mattina mi sono svegliato verso le 7 e mi son detto: "e adesso cosa faccio?" essendo quella di riposo una condizione ormai sconosciuta dopo le peripezie dell'ultimo anno, tutto di corsa con mille incombenze lavorative e private.
ma qui è entrata in gioco la flessibilità del goy.
adesso sono le nove e mezza: ho giocato con viky, il beagle di un paio di post precedenti, ho fatto colazione da montini, mi sono letto tuttosport e la stampa (mi sono irritato un attimo solo perchè la bugiarda ha parlato di colantuono, foschi e cairo come di triade: non scherziamo, per favore), mi sono comprato l'ultimo libro di littell adesso faccio due passi in centro per comprarmi delle infradito nuove ecc ecc
passare la vita a incazzarsi sul lavoro mi sembra la cosa più assurda del mondo e pensare ai tizi che ci cascano mi viene quasi da ridere...
ma come si fa ad essere così idioti?

viva le donne! l'unica vera ragione che rende una vita degna di essere vissuta!
immaginate il loro profumo, immaginate un loro sorriso, immaginate una loro allusione maliziosa, immaginate di mescere con loro un buon vino in una calda serata estiva.
immaginate ora di sposarne una, quella che intimamente vi fa sorridere di più.
ecco, il mio sogno, domani, sarà realtà.
(spero che 'sta frase non porti una sfiga della madonna, ma il Control+Z non funziona su questa tastiera...).
PS.: ai colleghi che invece di lavorare mi leggono: grazie per il bellissimo saluto di ieri e la vicinza affettiva