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giovedì, agosto 30, 2018

"Resto qui" di Marco Balzano. Sospensione dell'incredulità?

Ho letto il libro e mi è piaciuto. E' scorrevole, interessante e la vicenda è originale.
Senza voler essere pedante, pur sapendo di esserlo, vi ho però trovato alcuni limiti. Parlare di "capolavoro" mi pare quindi eccessivo.
Quando si guarda un film o si legge un libro, in particolare se trattasi di romanzo ambientato nel passato, è fondamentale calare, con tutte le scarpe, lo spettatore e/o il lettore in quella dimensione narrativa. Io voglio immaginare di essere effettivamente nel 156 a.C. o nel 1905, ma quando vedi, in un film poco curato, che l'antico romano porta al polso un orologio al quarzo o quando leggi che il protagonista del romanzo ambientato nei primissimi anni del '900 fu salvato dalla penicillina, tutto questo scema miseramente.
Qualcosa di analogo mi è capitato leggendo di "Jeep" e, ipoteticamente possibili ma improbabili, "Caterpillar".

Faccio un breve elenco di alcuni punti che non mi hanno convinto:
- i personaggi secondari sono poco delineati, per esempio il figlio di Trina che in realtà assume posizioni anche rilevanti non risulta alla fine credibile: è una stampella al racconto principale, chiamato in causa quando serve. Il cambiamento delle sue idee e delle sue decisioni non è seguito in alcun modo.
- Marica è finita nel nulla, va bene.
Ma rimane un evento implicito, ossia ad un certo punto non se ne parla più: a fine libro mi sono chiesto se mi ero perso un pezzo.
Scrivimi che quella stronza di Marica, non si capisce proprio perché l'abbia fatto (una mezza ipotesi me la puoi buttare lì?), è fuggita di nascosto per sempre.
- Nei ringraziamenti finali si citano alcune persone che hanno letto il libro. Adesso io mi chiedo ma a nessuno, Cristo, è venuto in mente che  parlare 4-5 volte di jeep è un banale anacronismo storico? Nel racconto i carabinieri e il regio esercito italiano - prima dell'8 settembre '43 -  erano dotati di questo veicolo introdotto in Europa dalle truppe statunitense solo nel 1944...il termine stesso "jeep" non ti fa accendere una lucina? E' una parola italiana? E' tedesca?
Bastava un controllo su internet di 1 minuto per verificare l'errore e non catapultarmi in 5 secondi dagli anni quaranta ad agosto 2018 comodamente sdraiato sì nel mio letto, ma con 35 gradi fuori (40 percepiti). Echecazzo.

venerdì, ottobre 30, 2015

Fat City di Leonard Gardner

Città amara
Quando leggo che un lettore aggiunge o toglie mezza stellina al voto un po' mi innervosisco per la pignoleria: e decidi 'sto voto e non rompere! stai mica salvando il mondo!
ma questa volta devo ammettere che avrei anch'io voluto assegnare tre stelline e 1/2...

La traduzione è ottima, alcuni passi sono fantastici ma alla fine la sensazione è comunque di qualcosa di incompleto o, meglio, di una narrazione che avresti voluto continuasse ancora un po'.
Non necessariamente verso un finale particolare, ma solo verso qualche altra vicenda o avvenimento che ti permettesse di definire ancor meglio i personaggi, la città, gli incontri di boxe stessi che alla fine non sono, come pensavo, predominanti. Diciamo che è un libro di genere...sui generis.
E' da leggere in ogni caso, non è certo paccottiglia che ti fa perder tempo.
Non è un pranzo luculliano, ma un'"apericena" finita la quale ancora qualcosa lo avresti gradito.

P.S.: quest'anno Fazi l'ha ripubblicato cambiando (ossia proponendone una traduzione) il titolo in "Città amara".

mercoledì, ottobre 03, 2012

Amore, rete e stati uniti

Anobii - che Dio lo benedica - tra i suoi tanti meriti "diretti" ne ha anche un altro "indiretto", ti permette di riflettere.
attività che in effetti già svolgevo,
ma che è stata potenziata con i dati reperiti dal sito, dati che posso analizzare da punti di vista diversi dal solito.
l'opera immane che ho iniziato da un po', il caricamento di tutti i miei libri cartacei (...a caricare quelli digitali ho rinunciato non potendo utilizzare il caricamento massivo previsto), mi ha aperto nuovi scenari interpretativi.

purtroppo le ultime versioni della APP anobii per smartphone sono decisamente peggiorative rispetto alle precedenti: non si hanno dati attendibili sullo stato della propria libreria e non si leggono, benché esistenti, le recensioni degli altri lettori.

riflettendo, la cosa curiosa, benché banalmente fisiologica, che mi è saltata all'occhio è il cambiamento di gusti e di letture nel corso degli ultimi vent'anni (o meglio 25).
l'evento più rilevante è la scoperta degli americani (i viaggi negli USA hanno aiutato, indubbiamente).
Un tempo bistrattati, un po' per ideologia un po', credo, per influenza del classico che i classici nostrani inevitabilmente spinge.

E poi ci sono i gusti personali...ma quanto tempo perso dietro a letture che oggi mi paiono così inutili!!!
Prendi in mano un libro improbabile per caricarlo su anobii e ti rendi conto, dalla personale codifica vergata a mano sul volume, che l'hai letto!
Non te lo ricordi più...e mai diresti di essertelo sorbito.

Adesso il tempo è poco per leggere e mi coglie l'ansia di non riuscire a "scandagliare" tante opere che meriterebbero letture e riletture.
voglio essere esodato!
e dedicarmi solo più a colmare questa lacuna e, in primis, ad amare la mia bimba.

ieri pomeriggio ero intento nella solita caccia al tesoro - il reperire libri fuori catalogo di autori che amo cercandoli nei mercatini dell'usato - ed ho osservato una scena che spero di poter vivere tra qualche anno: padre e figlio adolescente intenti nella mia stessa, al momento solitaria, operazione di ricerca.

alla mia bimba vorrei regalare questa passione unitamente all'imprescindibile amore per il toro...un modo quest'ultimo per sperare di poterla legare - con un filo più o meno esile e non certo in modo oppressivo o malsano - a me, per sempre. Fra cinquant'anni sentirla e dirle: "Gio', hai visto come abbiam giocato bene ieri?"

venerdì, giugno 24, 2011

american life

5 minuti prima della pausa pranzo,
vado sul sito e leggo tutti i motivi per i quali dovrei comprare il prodotto.
salgo in auto e 5 minuti dopo mi presento all'apple store di grugliasco e nel presentarmi recito: vorrei
un mac perché "è un computer superiore", "ha software che mi servono", "ha il sistema operativo più evoluto al mondo" ecc
il tutto per prevenire il venditore ed evitarmi il suo tentativo di spiegarmi perché dovrei comprare un mac. non amo quelli che cercano di smollarmi qualcosa. battone escluse, beninteso.

finisco l'elenco. non ho dimenticato nulla.
faccio una fatale pausa di pochi secondi e il simpatico ragazzo con maglietta blu savoia e mela mezza masticata mi chiede: perché vuoi comprare un mac?

mi cadono le balle ma
in quel momento ho capito quanto può essere rischiosa la dottrina (e la "programmazione") del pensiero di steve!
l'ideologia del "semo er mejo" è talmente forte che il ragazzo avrà sì ascoltato con poca attenzione le mie parole,
ma era troppo grande la voglia di porre quella domanda (evidentemente rituale)
per ascoltare una risposta incompleta e poter aggiungere qualcosa.
sottolineando che loro sono ragazzi fatti cor pennelllo, e i clienti fanno innamorà.

ho provato il MacBook PRO 15...mi sembra, lo ammetto, che valga tutti i suoi
1749 euro: ma benché stanco del mio PC, dovendoci pensare un po' su, ho
optato per un BCO di McDonald's (si quella porcata con surrogato di provola e cipolle)
e una scatola con 3 gamberetti fritti (2.20E)
dal delicato retrogusto di cartone, sorseggiando una media di cubetti di ghiaccio con
spennellata di coca-cola.

I love Amerika!

giovedì, agosto 21, 2008

durango

eccoci a durango!
urge un primo veloce riepilogo di questi giorni faticosi ma bellissimi.
il nostro iter da denver a las vegas e ritorno in colorado volge al termine, in tutto 18 giorni di fuoco: abbiamo visitato il colorado national monument, poi, avendo come base moab, arches e canyonlands, a seguire bryce, zion e arrivo a las vegas.
al momento sono circa 750 le pictures che, una volta pubblicate, diranno molto di piu' delle mie parole.
lasciare le luci di las vegas e' stato triste: la citta' del peccato e' tanto assurda quanto seducente...soprattutto per dei viziosi come noi.
per la cronaca un numero (il 34) l'ho beccato! invece al black-jack mi hanno ripulito.
con ancora negli occhi la folle venezia made in nevada, siamo ripartiti alla volta del gran canyon, in arizona. abbiamo optato per il costoso (160 dollari) giro in elicottero, sicuramente il modo migliore per apprezzare la grandiosita' del luogo.
siamo ripartiti in direzione canyon de chelly attraversando le riserve indiane dei navajos e degli hopi (visita al museo hopi e a old oraibi...mi sembra si chiamasse cosi', una antica cittadina hopi in assoluto stato di degrado tuttavia ancora abitata da 24 famiglie).
la riserva indiana copre un territorio assolutamente ostico e la popolazione appare in difficolta': tutte le donne sono in sovrappeso come gran parte degli uomini per via di una alimentazione prettamente "americana" E' facile incontrare persone ubriache nonostante nelle riserva non si possa acquistare alcuna bevanda alcolica.
il panorama, in una parola, e' desolante.
E' esattamente un popolo sradicato dalla propria terra pur avendo ottenuto, con fatica e con infinite mutilazioni, il permesso di rimanervi.
dopo il canyon de chelly (bellissimo) abbiamo visitato la monument valley (ford, leone ecc) e four cornes (il luogo ove si incontrano i confini di 4 stati: nevada, new mexico, arizona e colorado).
gli ultimi due giorni li abbiamo passati al parco nazionale mesa verde. personalmente mi ha colpito molto: le abitazioni di anasazi e pueblo abbarbicate sulle rocce erano nel mio immaginario grazie a tex willer o zagor e vederle dal vivo e' stato emozionante.
adesso, come da incipit, siamo a durango e la cittadina appare grandissima dopo giorni e giorni di deserto, nulla, deserto, qualche baracca indiana.
ciao...vado a visitarla!