lunedì, marzo 08, 2010

forma, sostanza e sfigati

che la vicenda sulle liste lombardo-laziali sarebbe finita con una leggina, ossia il decreto salva-liste
firmato da napolitano, era chiaro fin dall'inizio, o meglio, era molto facile immaginarlo.
Ora sarebbe anche facile scagliarsi contro la decisione del governo.
in realtà in questa vicenda emergono tutte le contraddizioni che fanno del nostro un paese anormale,
nel male, certo, ma anche nel bene.
in germania, per fare un esempio, probabilmente, una legge di questo tipo, ad hoc, non sarebbe mai uscita...
e si sarebbero fatte elezioni senza una parte, "monche", non il massimo quindi.
com'ero certo che tutto si sarebbe risolto non rispettando le regole,
posso dire di essere certo che se nella situazione del PDL si fosse trovato il PD esito e posizioni sarebbero
state le stesse, ribaltando la recita nei diversi ruoli.
Avremmo visto il PDL invocare il rispetto delle regole, il PD a sostenere il diritto del popolo di esprimersi democraticamente.
non parlerei mai, in Italia, di "vulnus" - al massimo di vulva, a giudicare dai tanti scandali sessuali nostrani -
legislativo o costituzionale, quello che trovo irritante è semplicemente questa considerazione:
nel caso, in una vicenda di questo tipo, non fosse stato implicato il PDL o il PD ma, chessò io,
il partito pensionati uniti, l'esito sarebbe stato totalmente diverso.
si sarebbe colta l'occasione per la condanna esemplare, il rispetto delle regole e tutto il resto.
il nostro buonismo, la nostra flessibilità (alla fine l'unica risorsa fondamentale per non fare andare a puttane - spero che l'uso di questa metafora non confonda nessuno - la nostra nazione) si applicano solo ai forti.

io credo che le regole debbano nascere e debbano essere pensate in primis per tutelare i deboli.
ovviamente abbiamo perso una occasione buona per invertire la rotta, per dare l'esempio ecc ecc
rimaniamo il paese dei furbi, dove conviene sempre stare col più forte che tanto la sfanga sempre
come il figlio di papà che, al liceo, fa la cazzata.
a lui lo scappellotto del preside, al discolo col papà operaio (o impiegatuccio)
l'espulsione da tutte le scuole dal regno!
Flessibili, elastici sì! Ma solo con qualcuno…

goodnews
aldovrandi: condannati altri poliziotti implicati nell’assassinio del ragazzo di ferrara. Le pene rimangano ridicole per un delitto così grave ma almeno sono condanne.

bolzaneto: Ribaltata la sentenza di primo grado per i 44 imputati delle violenze sui manifestanti del G8 del 2001...ok c'è la prescrizione per molti reati...ma non si può avere tutto dalla vita!

lunedì, febbraio 22, 2010

wildlife a bard

ricordo quando andai su, qualche anno fa, e tutto era in sfacelo, i lavori di ristrutturazione solo all'inizio.
criminale era stato l'abbandono protratto nel corso degli anni.
oggi però il recupero della fortezza sabauda di bard (aosta) è davvero quello che si dice un bel lavoro, benché non ancora completo al 100% e pur considerando che qualcosa, visti i decenni di incuria, è andato perduto per sempre.
in generale sapiente l'opera di restauro.
ho delle perplessità circa il posteggio creato alle pendici della montagna: serviva proprio? ci stanno pochissime auto e l'impatto ambientale non è trascurabile. credo che sia un posteggio anti-atomico, viste le tonnellate di cemento utilizzate.
non necessariamente, come potrebbe sembrare, sono contro l'innovazione...infatti trovo che il sistema ad ascensori (tre) permetta di godere di un panorama spettacolare, e si inserisca bene, benché elemento moderno, nella struttura pre-esistente.
è evidente che sono stati fatti investimenti importanti (per usare un termine caro a prodi); ci sono bar, negozi, un albergo, un ristorante...tutto curato nel dettaglio...non sembra neanche di essere in italia.

scopo della visita era visitare la mostra(-concorso) fotografica "wildlife". la mostra è assolutamente da non perdere!
le foto sono 97, più un paio di video.
quello chiamato "home" è davvero spettacolare. dura tantissimo, credo un paio d'ore (non sono riuscito a vederlo interamente),
ma le immagini sono bellissime, si spazia dai prodigi della natura a quelli
dell'ingegno umano, con riflessione finale sui mali del pianeta e sul suo
depauperamento ad opera dell'uomo.
la potenza delle immagini è, banalmente, maggiormente evocativa di numeri o parole.
senza il ricorso ad un artificio (il volo ad uccello sul creato, in questo caso, oppure la velocizzazione di immagini registrate in un lungo lasso temporale) un essere umano non potrebbe osservare "in modo naturale" quanto proiettato, montato, sceneggiato.
l'espediente tecnico rende facilmente comprensibile qualcosa di ahimè estremamente reale, ma a volte apparentemente lontano da noi, come la riduzione dei ghiacciai o la devastazione delle foreste.

le istantanee sono fantastiche, da non trascurare anche le foto dei "ragazzi".



c'è anche l'immagine di josè luis Rodríguez (parente della Belén? boh)...un lupo che salta una staccionata.
la foto era stata definita la migliore tra quelle in concorso...solo che il furbetto aveva "organizzato" lo scatto: squalificato! non sembra neanche un concorso fatto in italia!
ed infatti non lo è!



un momento del litigio finale con la mia dolce - e cheta - metà
(io volevo fermarmi ancora un po', lei aveva un impegno...).
lei è quella a sinistra...

venerdì, febbraio 19, 2010

la stronzata

di un ferrara puoi ammirare l'intelligenza sopraffina,
anche se non ne condividi l'uso.
di un fini non si può non apprezzare il suo essere un vero professionista della politica.
di un bonelli apprezzi un eloquio formidabile.
si potrebbe ovviamente continuare a lungo.
ma di carlo giovanardi, mi domando, che cosa mai bisogna apprezzare?
l'ultima sua iniziativa è davvero incomprensibile.
io una stronzata così raramente l'ho riscontrata in passato.

ha messo su un test inutile, volontario e anonimo,
per verificare l'uso di sostanze stupefacenti da parte dei parlamentari.
fortunatamente, arriva un politico che io reputo geniale e, benché avesse sniffato,
fa il test.
il test rimane una buffonata, ma si sprecano i commenti sul politico "drogato":
un fesso, si dice all'unisono.
io credo che sia invece uno, che rimarrà gioco-forza anonimo essendo identificato unicamente da un codice,
che banalmente si sia divertito a rendere evidente la totale inutilità
dell'iniziativa di giovanardi.
che significato hanno i dati raccolti, con questi vincoli e su questi numeri?
sarebbe, dice il nostro, un "servizio"? ma de chè? è solo un costo aggiuntivo che non dimostra nulla.
aderisco all'iniziativa solo se so di essere pulito (nel 99% dei casi),
statisticamente non ha valore alcuno, avendovi aderito un numero ridotto (232) di parlamentari.
carlo giovanardi nonostante tutto si dice: "soddisfatto dell'iniziativa intrapresa dal dipartimento".
ma perché? fermatelo per favore!
se si voleva contrastare il test, quello sì significativo e socialmente interessante, effettuato dalle iene, l'operazione è stata un totale insuccesso.

venerdì, febbraio 12, 2010

senza protezione

caro guido,
mi hai proprio colto in contropiede! mi ero fatto l'idea che, sotto il tuo controllo, tutto seguisse un percorso diverso dal solito, tutto fosse lindo e pulito.
in effetti, adesso, scrivendole queste cose e risentendole echeggiare nella mente, mi rendo conto di essere stato ingenuo!
è vero, non si finisce mai di imparare e quindi di dubitare.
pare assodato che sicuramente c'è stata leggerezza da parte tua e, come minimo, un tuo mancato controllo. poi, forse, anche qualcosa di più, ma non so e non mi interessa moltissimo capirlo, almeno in questo momento.
ci sono invece un bel po' di cosette che non tornano nella vicenda, evidentemente, indipendentemente dall'esito del giudizio finale.
ad esempio, tu giustamente ti dimetti e il tuo capo cosa fa?
respinge le dimissioni e contrattacca dicendo che la magistratura dovrebbe vergognarsi. ma de che?
siamo alle solite, si crea una ideologia (siamo i giusti sotto assedio dei cattivi) e la si persegue. nella fattispecie lo scandalo fa gioco al giochetto, scusate il bisticcio.
è facile ora dire, nascondendosi davanti ad azioni evidentemente positive compiute dalla protezione civile (stanno anche emergendo grandi sprechi però) che si vuole colpire chi agisce, chi fa le cose. ma è solo retorica.
anni fa benigni ironizzava proprio su questo, se non ricordo male parlando di un idraulico che si ti rifà bene l'impianto, ma nel frattempo mi tromba la moglie!
oddio, non che io sia geloso, ma non è proprio il massimo (cmq telefonare sempre prima di rientrare a casa in un orario non consueto).

ah guì! del capo non si risponde ovvio,
ma tu cosa fai? scoppia lo scandalo e nell'intervista al "Corriere della Sera" te ne esci con:
«Cominciamo dai soldi: pensare che si possa imbonire o addirittura comprare con 10.000 euro uno come me, che ha gestito lavori per centinaia di milioni, è perfino umiliante».
ma che vor dì? come chiedono gli studenti un po' gnoccoloni a roma.
è quindi una questione di prezzo?
per 10.000 no, ma per 1.000.000 sì?
non ci siamo proprio. e poi è tutto negare qualsiasi cosa.
alla moggi mi verrebbe da dire.

ma poi dico io...ma in quella posizione e con quel ruolo con emolumenti sicuramente all'altezza...ma è proprio il caso di desiderare per forza ancora di più?
ma perché? io come sfigato dipendente stipendiato non riesco ad immaginare, raggiunta una certa ragguardevole cifra...cosa cazzo uno se ne possa fare di altri milioni.
probabilmente dovevo chiederlo al buon poggiolini, che i soldi li nascondeva addirittura nel puff e, aggiungo, ma se uno vuole andare a mignotte, scelta lecitissima ci mancherebbe altro, ma te le puoi pagare tu?

quello che posso dire è che invece ti credo quando dici che le fisioterapiste
erano effettivamente tali...

una fisioterapista


il risultato di questa ennesima delusione rilancia una pericolosa voglia di allontanarsi da questo schifo. ahimè uscendone sconfitti però.
io sono più per le battaglie perse,
per "il ridotto alpino" in cui morire sparando l'ultima cartuccia,
ma mai venendo meno allo scontro.
però devo ammettere di comprendere la tendenza delle nuove generazione, e non solo, che questa lotta non vogliono farla. anzi neanche vogliono perdere tempo a capirci qualcosa, ancor prima di ingaggiar battaglia.

il concetto è stato espresso molto meglio di come avrei potuto fare io dal professor gian-enrico rusconi...che essendo stato mio docente (al pari dei grandissimi professori almondo, lombardini, d'orsi, rochat, rutto, avila, di giovine ecc ecc e poi parlavano male di scienze politiche!) leggo sempre con attenzione e piacere.
rusconi parla di "moralità impolitica" (ne "La Stampa", venerdì 12 febbraio 2010, pagina 37) per identificare un nuovo modo, nelle nuove generazioni, di approcciarsi al contesto politico...di fatto rifiutandolo.

dice rusconi: "La tentazione più forte ora è lasciarsi andare all'indifferenza, alla depressione, all'assenteismo civile, come sta facendo visibilmente la stragrande maggioranza della popolazione, dietro il frastuono del circuito politico-mediatico che monopolizza la comunicazione pubblica. La scena politica resta rumorosamente occupata da minoranze che parlano, anzi urlano a nome degli altri."

con l'indifferenza vincono però loro, di sicuro...

giovedì, febbraio 11, 2010

io mi ricordo

era un 4 maggio.
la "data" per eccellenza.
era l'anniversario della tragedia di superga del 2005.
io, come mi era già capito qualche anno prima con il toro di reja in quel di settimo,
ebbi la fortuna di arbitrare una gara amichevole a san raffaele cimena
dell'ultimo torino cimminelliano, in panca un troppo silenzioso ezio rossi.
ricordo i commenti, da "tifoso", di balzaretti - ma come hai fatto ad andare alla juve!?!? - su quanto organizzato dai tifosi, in concomitanza, al fila.
ricordo le bestemmie in veneto di pippo maniero al quale ho cercato di spiegare che "lascia", detto all'avversario, è
da sanzionare e lui "ah, non lo sapevo". "suma a post", pensai io...ricordo un duro scontro verbale con
comotto, evidentemente non un genio, l'educazione squisita di un timido codrea, nazionale rumeno, il futuro nazionale
quagliarella (nella foto) che attraversava un periodaccio
e ironizzava sul fatto che neanche in amichevole riusciva a buttarla dentro.
la simpatia di berti e alcune buone parate di alberto maria fontana, per tutti jimmy. tifosissimo granata.
anche in quella partita de ascentis si limitò ai suoi passaggi laterali e lo ricordo quindi solo per gli ampi tatuaggi maori.
il buon Gaby Mudingayi appariva totalmente spaesato, ma dimostrava una grande esuberanza atletica...
inversamente proporzionale alla mia! come la panza evidenzia.

ramallo franco regalò la maglia al mio collega assistente arbitrale, io mi portai a casa
una bella soddisfazione personale.
non posso dire di aver goduto della presenza dei miei "beniamini"...ovviamente
perché tali non erano. erano un buon gruppo di giovani, ma non certo campioni affermati.
il mio timore reverenziale era pari a quello che si prova verso il ragazzo che ti strappa i biglietti al cinema.
credo che se avessi incontrato junior o dossena, lentini o cravero avrei invece sentito l'amore totale
verso alcuni dei miei idoli granata.
in realtà ripensando a quei nomi quella formazione era sicuramente competitiva,
la stagione si concluse, dopo l'esonero di rossi e il passaggio della conduzione tecnica a zaccarrelli, con la promozione in A e...il fallimento! che ci liberò sì dagli odiati cimmi&tilly...ma ci consegnò al nostro linguetta, braccino corto.
è sempre bene piangere la morte del tiranno...

mercoledì, febbraio 10, 2010

porco ...ggiuda!

oggi viene dato ampio risalto ad una decisione di abete, presidente FIGC:
in breve, i calciatori che bestemmiano in campo verranno espulsi.
dov'è la novità?
da sempre il regolamento del "giuoco" del calcio prevede "il rosso"
per i calciatori che si macchiano di una condotta di questo tipo,
ingiuriosa si diceva un tempo.

è la solita storia di una legge che c'è già, ma che non è mai stata applicata.
io per primo, un bestemmiatore non l'ho mai cacciato dal terreno di gioco.
abete precisa che l'azione serve per migliorare il livello comportamentale
dei giocatori. bravo.
il punto, come spesso capita, è però un altro.
non si può pensare, con una semplice sanzione, di andare a colmare il vuoto
culturale di questi personaggi. parlo dei calciatori dalla A ai pulcini.
queste interviste, benché evidentemente semi-serie e molto scherzose, chiariscono meglio di ogni parola il "problema":
giuseppe mascara
angelo palombo
claudio bellucci
giampaolo pazzini
la mia soluzione?
quando questi ragazzi vengo acquistati dalle maggiori società calcistiche nazionali, sono troppo giovani e vengono sicuramente "sradicati" anzitempo
dalle loro famiglie.
le famiglie non possono quindi svolgere un ruolo educativo in tal senso.
tralasciando il fatto che, oggi, al di là delle famiglie dei campioni in erba, neanche nelle altre famiglie, quelle degli scarponi, spesso vengono trasmessi non dico dei "valori" (ognuno poi ha i suoi e diverrebbe lungo il discorso), ma una "educazione". il rispetto per l'altro, in primis, per esempio.
questo ruolo dovrebbe/potrebbe svolgerlo la scuola. la scuola che ho frequentato io non se ne preoccupava molto, quella di oggi non credo neanche.

fino agli anni '80, fiore all'occhiello del torino calcio era proprio il vivaio e leggendaria era la cura degli aspetti legati alla personalità del ragazzo, sotto le amorevoli cure della portinaia di corso vittorio emanuele.
i ragazzi erano in una sorta di collegio e doveva andare a scuola, con profitto.
addirittura brambati era riuscito a diplomarsi!

i benefici di questo investimento non direttamente collegabile al sudore del campo di allenamento, erano ragazzi
che in campo erano all'altezza della situazione, ma anche fuori riuscivano ad articolare qualche risposta non stereotipata che li rendeva più "umani" e non gli attuali cazzoni estensione fisica della loro play-station.

mercoledì, febbraio 03, 2010

come sono pettegolo

RAI STORIA è uno dei miei "luoghi" preferiti.
seguirei senza soluzione di continuità tutto ciò che viene trasmesso.
ieri sera ho visto una vecchia trasmissione sulla TV.
in studio erano presenti, tra gli altri, gino paoli e mike bongiorno.
interessanti le riflessioni della Tv anni '70 sulla Tv anni '70.

al di là di altre considerazioni più argute sulla evoluzione (o involuzione?) della televisione italiana, mi ha molto colpito vedere un gino paoli (mentre fuma una sigaretta...impensabile nella TV odierna, finta salutista) totalmente diverso dall'immagine che, a mia memoria, avevo di lui.
vedi ad esempio con quanta spocchia, recuperata in corner, si propose in uno dei 1000 "san-remo" condotti da baudo.
qui invece pare quasi un ragazzino (o, come si dice a roma, "regazzino"), benché non lo fosse già più, molto più autentico e "simpatico" rispetto al vecchio-saggio-colto-autoreferenziale, così come si atteggia oggi, che ricordavo io.
negli ultimi 30 anni almeno, io ricordo un gino paoli quasi ieratico, vittima delle sue pause craxiane e delle sue frasi per forza storiche.
voce fantastica certo, ma uno un po' palloso quando deve apparire il guru, il santone, quello che ce l'ha più lungo degli altri (cantanti, immagino, ma non solo) ecc.
in piemonte e in piemontese, ma lui è ligure..., sarebbe subito rimbrottato con un "ma pisa pì curt"!* oppure con un "mola!"**

alla fine della trasmissione, cose da matti!, ti viene da rivalutare il buon mike che almeno sempre così si è presentato, come un finto tonto; ossia il tizio che ti faceva star bene perché ti sembrava, vedendolo, di esser comunque più intelligente di lui. che credo poi sia la ragione del successo di molti nostri politici.
se vedi maurizio lupi ti senti charles de gaulle.

* letteralmente "piscia più corto" (della famiglia dell'"esageruma nen") ossia "non farla fuori dal vasino" oppure "vola basso"
** letteralmente "ma smettila!""

lunedì, gennaio 25, 2010

desiderio di paternità

tra un attacco alla magistratura e l'altro e una visita in abruzzo del premier e l'altra (ma non fa prima a comprar casa lì?),
sento ieri sera al telegiornale questa notizia di cronaca: un ragazzino torinese accoltella il padre; padre e figlio hanno litigato per la play-station. il genitore stacca il filo, mentre il figlio sta giocando.
mi torna subito alla mente il buon "maio" che alla play-station giocava con passione, mentre i figli si dedicavano ad altro e io e il boggio gli dipingevamo la sua casa ascoltando "il mio corpo che cambia", che anna, la moglie di maio, ascoltava senza soluzione di continuità.
la seconda considerazione è "povero genitore", probabilmente stava chiedendo al figlio di smetterla di giocare e dedicarsi ai compiti o ad altro, a qualcosa di più costruttivo (non so...il gioco di "preparare la tavola" o quello di "riordinare i vestiti").
leggendo oggi il giornale ho invece appreso che il litigio era incentrato sì sulla play-station, ma l'oggetto del contendere era
la modalità su come calciare meglio il pallone giocando a "fifa 2009". sono basito.

spero vivamente di non arrivare mai ad un rincoglionimento senile tale per cui
io mi riduca a litigare per la combinazione giusta dei tasti "XY" da premere sulla play-station con mio figlio.
detto che preferire avere una bimba che probabilmente non amerà "fifa xxxx" mi chiedo:"sarò un padre noiosissimo?" forse sì.
ma anche no!
sicuramente mio padre mi invitava - con scarsi risultati - a dedicare il giusto tempo alla studio.
ma non l'ho mai trovato noioso.
credo che solo una cosa possa essere peggiore di un uomo noioso. una donna noiosa.
quando io mio padre e mio fratello giocavamo insieme a "nascondino"...bhé non mi è mai girato per la testa l'idea di sopprimerlo,
neanche quando mi ri-trovava nascosto sotto il tavolo del salotto. e, soprattutto, ci si divertiva da matti!
al massimo era mia madre che mi tirava qualche salutare scappellotto quando
rompevo l'ennesimo pezzo di cristalleria allorché, maldestro, mi aggiravo per la casa alla ricerca del nascondiglio più "invisibile".

questo è un tema di difficile trattazione, specie su un blog.
semplificando, probabilmente, è necessario avere un grande rispetto dell'indole del proprio bambino,
modificando poi, in base all'utente mi verrebbe da dire, l'educazione da impartire. o meglio la modalità per impartirla.
sulla "carta", utilizzando un motto, mi verrebbe da promettere alla prole lacrime e sangue, ma mi rendo conto che da una parte uno potrebbe poi non riuscire a mettere in pratica propositi troppo rigidi...dall'altra non è certo con questo approccio che sono stato educato io e sarebbe un po' ingiusto volersi ora (oddio non proprio "ora"...) imporre in questo modo.
parlando con i tanti colleghi neo-genitori, da qualsiasi punto di vista la si guardi...sono cazzi.
alla fine comunque sarei anche contento del ragazzino dalla personalità forte che ti rende la vita impossibile,
rispetto al bambascione che fa tutto quello che gli dici, specie se poi è proprio così e non si limita a fartelo credere.
bisogna volare basso, accettare il compromesso. lavorare alacremente ogni giorno.
basta poi che non sia della juve e che, se femmina, mi presenti il primo uomo ben oltre i 21 anni.
concezione retrograda e maschilista? SI!

venerdì, gennaio 15, 2010

Lui è peggio di me

ieri sera mimun, con il suo TG5, ha cercato di colmare il gap che lo separa da minzolini che, con i suoi editoriali, stava prendendo il largo.
la gara a chi è più filo-governativo è serrata.
in questi giorni si celebra, in pompa magna, il decennale della morte di craxi, l'amicone di berlusconi fuggito dall'Italia a seguito di condanna definitiva per corruzione. un eroe quindi per il popolo della libertà.
da una parte minzolini chiama in causa "la storia"...comunemente, di dice che un fatto può essere giudicato dopo 50 anni in modo obiettivo, per minzolini ne bastano 10 per giudicare. minzo arriva, arditamente, a paragonare bettino a wojtyla e reagan, facendolo forzatamente diventare un paladino anticomunista.
craxi sicuramente era un politico di ben altro spessore rispetto
ai vari berluscones odierni e sicuramente aveva ragione a dire, come fece in parlamento, che nessuno era fuori dal sistema di corruzione emerso con tangentopoli. secondo me però il "tutti colpevoli" non vale come "nessun colpevole". quindi io una piazza a bettino non la intitolerei.

il TG5 rilancia, ieri sera, con un lungo servizio apologetico su craxi al quale fa seguire un paio di servizi su errori giudiziari e lungaggini burocratiche sempre legate alla magistratura in un evidente "panino" che ti dovrebbe lascir pensare che
appunto la magistratura ha fatto e fa solo cazzate e craxi ieri (e berlusconi oggi) sono le grandi e uniche vittime dei magistrati.
lascio il mio commento al sonoro di shaun the sheep, più eloquente di mille parole:

giovedì, gennaio 14, 2010

quasi 38

è un po' che non scrivo sul mio blog.
e non ne sento neanche la mancanza...
forse sono uscito dal [o da un] tunnel.
sarà il taglio a zero della lunga chioma.

eppure di argomenti di cui parlare ce ne sarebbero anche molti.
non so ad esempio si potrebbe parlare di maroni che, in contrasto con quanto indicato dal viminale stesso, dichiara che deve essere l'arbitro che, a fronte di ululati razzisti, dovrebbe sospendere una gara di calcio.
ma si può? oddio, da arbitro, tutto sto' potere farebbe anche piacere,
ma è "voler" (parola troppo grossa in questo contesto, da qui le virgolette) risolvere un problema davvero in modo grottesco intervenendo con la persona sbagliata e solo nel momento del suo epilogo.
è vero, le forze di polizia le prendi di qua e mancano di là, non hanno i soldi per fare benzina...
ma, dico io, uno sbirro che valuti il livello sonoro di indegnità raggiunto in un stadio (nelle massime serie, almeno) non lo si trova proprio?
poi, dico ancora, un ministro deve intervenire con commenti che io posso fare al bar? il "governo", per definizione, incide sulla realtà con le proprie decisioni...
tutte le dichiarazioni fatte dai diversi ministri sull'onda delle emozioni del momento sono commenti dannosi e da evitare. invece i problemi restano ma i commenti si sprecano. quanto odio i politici che si fanno belli e devono comparire in video per non dire nulla oppure per fare il megafono del borbottio del padrone.
ma tacete! l'intervista televisiva non deve sempre essere uno spot auto-promozionale, gratuito. dovete da lavorà! capire i problemi, approfondirli, cercare soluzioni, andare banalmente in parlamento...non da vespa.
demagogia la mia? bah, sarà anche. ma vederli ridere agli scherzetti delle iene mi fa girare il cazzo davvero. un po' come vedere giocare quei quattro brocchi del toro, peraltro strapagati di sicuro per il nulla che si vede in campo.
tornando ai ministri...
il più furbo è sempre Lui: sui fatti di rosarno, il governo egiziano solleva una polemica (peraltro comprensibile, ognuno porta acqua al proprio mulino) per difendere gli extracomunitari alcuni dei quali cittadini egiziani...risposta
dell'umberto? "Lì fanno fuori i cristiani"
come sempre che lo dica il tizio al bar ci sta anche, ma che sia la risposta di un membro del governo italiano è frustrante. alla fine uno rimpiange frattini: non dice mai nulla di significativo, ma almeno lo dice bene e fa meno danni.

tornando a bomba, in realtà, ultimamente, preferisco, pigramente, scrivere due righe veloci su FB che "dilungarmi" a scrivere qui.
è un adeguamento allo stile di vita sclerotico che condivido con molti, leggi la ricca società occidentale.
si iniziano dieci cose contemporaneamente, almeno nel tipo di lavoro impiegatizio che svolgo, senza riuscire a dedicarsi con la giusta attenzione
ad una sola cosa e, quando ne fai una sola alla volta, un po' ti annoi.
purtroppo anche se lo stile, me ne rendo conto, è malato, nei giorni di ferie, recentemente passati, questo approccio multi-tasking (la moglie dice che due cose insieme non le riesco a fare...ma si sbaglia sicuro. ad esempio riesco a star con lei ma a pensare ad altro con una certa facilità. dai scherzo!) mi è anche mancato. ma quanti vizi ho? sono solo contento di non mangiarmi più le unghie, gli altri me li tengo tutti però.
il risultato è che leggendo l'altro giorno su "la stampa" un test che valutava il tuo livello di stress, determinato da una quotidianità tipica dell'impiegato, mi sono riconosciuto praticamente in tutti gli aspetti negativi.
tranne l'ultimo che trattava l'eventuale inappetenza sessuale...
chissà per quanto...il 3 febbraio incombe minaccioso.

mercoledì, dicembre 16, 2009

scelta di vita

sabato scorso ho partecipato ad un matrimonio.
era il primo al quale partecipavo dopo il mio.
l'occhio era diverso dal passato, non tanto impegnato nella ricerca delle ragazze disinibite, libere, in cerca di preda, presenza fissa ed iper-eccitata tipica di queste cerimonie ma, ahimè, vigile al "check" su quegli aspetti organizzativi che mi hanno visto co-protagonista, disattento, qualche mese orsono: i fiori, l'auto, il menu, il tableau ecc ecc

la chiesa della trasfigurazione di mussotto d'alba, stile minimalista, moderna
mi è piaciuta moltissima, i fiori alla fine li ho notati comunque meno della fauna di sopra, anche questa volta presente.
a seguire pranzo nelle colline attorno ad alba.



al di là della cerimonia e del resto, la cosa che mi ha colpito è stata soprattutto fare la conoscenza di questo ragazzo che, un paio d'anni fa, ha deciso di mollare tutto e recarsi presso assisi in una comunità chiamata ananda, in un perenne ritiro spirituale.
la storia è quella "classica", da romanzo o filmetto, il tizio legge un libro si licenzia, abbandona la sua esistenza tradizionale e si dedica a meditazione e preghiera.
Nella realtà è più frequente incontrare persone che, come dicono, sono sempre lì lì per abbandonare una vita che non li soddisfa,
ma poi quell'ultimo passo, sia anche solo smettere il lavoro impiegatizio per aprire l'ennesimo ed inutile agriturismo, non lo fanno mai.
Queste scelte estreme creano sempre un certo interesse e un certo imbarazzo.
Io non mi sono fatto molti problemi e ho posto una serie di domande, le più basilari (il poveraccio ha poi dovuto rispondere altre cento volte alle stesse obiezioni), per cercare di capire meglio.
Al di là delle risposte ho apprezzato molto il tono e il suo l'approccio, in una parola mi è sembrato molto sereno e felice per la sua scelta.
Adesso la tentazione di leggere il libro non è fortissima forse perché la mia vita non mi dispiace così tanto, anzi...
sicuramente, qualche anno fa, sarei corso in libreria per vedere l'"effetto che fa". la conoscenza diretta però ha suscitato in me sicuramente il desiderio di andare a trovarlo per vedere se quanto ho immaginato è più o meno vicino alla realtà.
P.S.: una delle domande che alla fine più spesso venivano fatte, con forme e stile diverso in base all'indole delle diverse persone, era "ma si tromba?"
il ragazzo ha rassicurato tutti dicendo che c'è una via monastica ed una via di coppia, facendo intendere che comunque non è certo quello il punto.
e anche da questo dettaglio ho inteso che, probabilmente, non sono tagliato per questa esperienza spirituale.

acqui s.p.a.

vai sul sito www.termediacqui.it/
scegli un "pacchetto benessere",
scegli un albergo (nella fattispecie il "royal", a due stelle, perché vicino alle terme stesse) e
prenoti un week-end!
sembra tutto facilissimo ed in effetti lo è...
i problemi iniziano quando contatti l'albergo
e chiedi qualche info in più. non chiedi niente di particolare: "ma l'accappatoio te lo danno lì o devo portarlo?"
royal: "si certo"
noi: "il percorso cosa prevede"
royal: "venite, poi è tutto lì"
noi: "certo, chiaro, grazie".

poi arrivi in albergo ritiri il voucher e ti presenti al Grand Hotel Nuove Terme alla Beauty Farm (in piazza italia).
solo lì scopri che i "trattamenti" (un fango e un massaggio) non sono effettuati
alla "beauty farm" ma nell'ente "Terme" (Terme di Acqui spa)
i trattamenti sono alle 11 e, adesso, sono le dieci.
ti spiegano che è meglio andare prima alle "Terme (spa)" per la registrazione
e poi c'è il problema (complicatissimo!!!) che, essendo un ente diverso dal centro benessere,
loro non sanno se puoi utilizzare un corridoio interno che unisce le due strutture o devi passare, nudo,
avvolto da un asciugamano (l'accappatoio è in vendita a 32 euro), all'esterno!

pazzesco. per fare il giro, registrarsi e capire che alla fine il corridoio è percorribile (anche alle Terme spa c'era qualche dubbio in merito) perdiamo un'oretta.
per farla breve il pacchetto prevede l'unione di tre "entità" organizzative diverse e che non si parlano.
anzi, litigano tra loro! parlando male l'una dell'altra.
l'utente deve comprendere la loro organizzazione ed adeguarsi sperando di riuscire a godere di quanto regolarmente pagato.
orbene alla fine il week-end lungo dell'immacolata concezione è stato piacevole grazie alla buona volontà dei singoli individui noi per primi e personale lavoratore a seguire...
e se questi tre enti si sedessero al tavolo per raccontarsi le diverse problematiche al fine di rendere trasparente all'utilizzatore finale ops, non vorrei fraintendeste il tipo di trattamento, all'utente finale problemi dei quali lui non dovrebbe assolutamente preoccuparsi?
forse così qualcuno tornerebbe...io la prossima volta opterò per Pré-Saint-Didier

martedì, dicembre 15, 2009

associazione a delinquere

questa la condanna, in primo grado, per l'ex amministratore delegato della juventus, antonio giraudo.
ecco cos'era la juve di moggi, giraudo e bettega, semplicemente una associazione a delinquere!
è stato condannato anche tullio lanese, ex presidente aia.
io come arbitro me ne vergogno profondamente.
vorrei sapere se lo stesso sentimento è provato dal tifoso bianconero.
non credo, a sentire i recenti cori dopo juventus-bayern monaco che inneggiavano a luciano moggi.

venerdì, dicembre 11, 2009

http://www.worldpressphoto.org/

ho visto la mostra allestita al museo di scienze naturali di torino.
le foto sono tutte significative e bellissime.
a me è piaciuta questa di Zhao Qing...nonostante la tragedia,
si riparte a vivere, più forti delle avversità:


Cina, Shenzhen Evening News
General News: 2° premio foto singole
descrizione: Il terremoto del 20 maggio 2008 ha devastato la provincia cinese orientale del Sichuan
Alcuni sopravvissuti della città di leigu si preparano da mangiare tra le rovine della loro abitazione.

mercoledì, dicembre 02, 2009

la pulsantiera del masochista

la potete apprezzare alla metropolitana di torino.
un esempio di progettazione illuminata: la si utilizza poggiandovi, spesso inavvertitamente..., il culo.
si scherza ma c'è da piangere! ieri ci ho appunto poggiato il culo: è partito l'allarme e poi la voce dell'omino che chiedeva cosa stesse succedendo.
il povero cristo credo che riceva ogni giorno chiamate fasulle, vista la collocazione della pulsantiera e nonostante il posticcio cartello che inviata a non sedersi.

mercoledì, novembre 25, 2009

scale mobili

mi piace fare vignette a mano libera solo quando eventi banali e quotidiani mi "chiedono" di farlo. mi piace prendere spunto dalla realtà...
ultimamente quest'ultima ne era stata avara.
ieri sera ho assistito invece ad uno di quei dialoghi cinematografici che meritano un disegnino naif.

siamo sulle scale mobili che dalla metropolitana portano al piazzale XVIII dicembre...a porta susa, per capirci.
io mi trovo per caso sullo stesso gradino del bambino (avrà avuto tra gli 8 e i 10 anni), appena sopra di noi la madre. magrolina, nervosetta. pisellabile solo a fatica, non suscita il mio interesse.
quest'ultima si gira verso il figlio e chiede in prestito il cellulare, avendo lei esaurito il credito sul suo e dovendo avvertire il "papà" del loro arrivo.
il bambino, sul perfettino e con l'aspetto del noiosissimo primo della classe, non è entusiasta di prestare il cellulare...la madre, osservando la titubanza del pargolo, lo incalza con un monito:"dai...non fare il bambino".
lui, perplesso, la guarda e chiarisce:"ma io sono un bambino!"
benché l'imberbe avesse la tipica faccia del bambino serio e studioso, quello che prenderesti a sganassoni tutto il giorno se la madre non ti vedesse, l'ho trovato geniale.

giovedì, novembre 19, 2009

good news - lula nun fa lo stupido

ieri sera, incredibile, la pensavo come vespa. starò invecchiando.
ma la vicenda battisti mi pare chiara.
probabilmente non lo è per governo francese e non lo era per il governo brasiliano.

cesare battisti è un delinquente comune che ha ucciso un poliziotto della digos, andrea campagna, ed è implicato - e già condannato in contumacia - per l'uccisione di altre tre persone (un maresciallo della polizia penitenziaria, un macellaio e un gioielliere: tre poveri cristi non certo l'impersonificazione del capitalismo che i pac in modo pecoreccio e confuso cercavano di combattere).

la notizia che il tribunale federale brasiliano ha concesso l'estradizione - l'ultima parola spetta ora al presidente lula - è una good news una buona notizia, come quella che il programma "report" distilla dopo aver raccontato le cose che non vanno...e di cose che non vanno ce ne sono tantissime!
vedi la privatizzazione dell'acqua o il vespa che difende cosentino ("poveretto") perché l'imputato in odore di mafia apprende le notizie riferite ai suoi problemi giudiziari prima dai giornali che dalla magistratura.
ok! non dovrebbe andare così: ma la sostanza delle gravissime accuse vogliamo "anche" prenderla in considerazione?

giovedì, novembre 12, 2009

tranione? a casa!

leggendo l'eneide al liceo ho iniziato ad interrogarmi in modo più consapevole sul concetto di "pietas".
forse la parola "pietas" neanche l'avevo mai sentita prima...
la pietas, per me, è poi diventata uno degli aspetti più affascinanti di enea stesso
(non avevo ancora installato "call of duty" sul mio pc...che non avevo per altro).
ricordo, lo ammetto, anche didone come una eroina desiderabilissima (una sorta di naomi campbell).
dell'eneide altro non mi sovviene, se non la fatica che può aver fatto enea a caricarsi sulle spalle il vecchio anchise.
anche perché doveva esserci una qualche illustrazione che deve aver colpito la mia memoria visiva.
non ricordo invece, benché vecchio guerrafondaio, le battaglie e gli scontri narrati nel poema.

probabilmente invece il nostro "carlo" ha letto con maggiore attenzione non già l'opera virgiliana,
ma solo qualche commedie latina,
rimanendo forse affascinato dal tranione di plauto,
il servo astuto.

carlo infatti è più realista del re.
o meglio più berlusconiano di berlusconi.
alla bondi, alla bocchino per intenderci.
è sottosegretario alla presidenza del consiglio e non ha mai riscontrato la mia simpatia.
parlo dell'ex dc carlo...giovanardi.
la pietas è transitata nella misericordia cristiana, un aspetto evidentemente sfuggito all'ex dc che, in quest'ultima settimana, ha proprio oltrepassato il limite: le sue dichiarazioni su cucchi - arrestato e massacrato di botte - sono semplicemente vergognose.

mi domando perché a fare la fine di cucchi siano sempre e solo gli "ultimi". gli indifesi.
si ha forse memoria di un boss ucciso a furia di percosse?
no. in quel caso un occhio lo chiuderei anche, con buona pace del fatto che lo stato non può (non dovrebbe) scendere al livello di chi persegue, indipendentemente dalla natura del reato commesso.
purtroppo è facile (e da vigliacchi) essere forti coi deboli e deboli con i forti.
nei fatti e nelle parole è quello che è successo con cucchi.
vorrei sentire il parere di giovanardi sugli sviluppi del caso cosentino...
ossia il candidato in pectore per la regione campania fino a qualche giorno fa.
ma come è ipotizzabile anche solo pensare di presentare cosentino non dico come governatore,
ma come rappresentante dei genitori in una classe di bambini dell'asilo?

è evidente che cucchi aveva i suoi problemi...
tanto evidente che ogni commento mi pare superfluo.
mi colpisce e disgusta quindi la mancanza di "pietà" di giovanardi.
l'assoluta insensibilità che denota un vuoto totale,
la vicenda fa emergere la sua pochezza e la sua aridità culturale.
una mancanza di umanità preoccupante.
anche turandomi il naso, non potrei mai votare questo ex dc.

giovedì, novembre 05, 2009

enzimi al bar sport

lui ha più di sessantanni, probabilmente in pensione, ricorda, fisicamente, placido, l'attore. si, è un bell'uomo. cliente.
l'altro ne ha poco meno di sessanta e, dico io, sogna la pensione, è un po' sovrappeso, ma spaccia un approssimativo savoir faire che lo rende accettabile e professionale, ad un occhio distratto almeno. lavora come barista, serve ai tavoli, da dipendente.
lei è sui trentacinque, lavora sicuro. mora, gradevole, uno sguardo poco malizioso.
se fosse meno tonta potrebbe apparire più interessante. deve essere una capra. anche lei cliente che fa colazione al bar.

i protagonisti di questo involontario (in divenire? boh) triangolo tutte le mattine inscenano un teatrino
che è la prima cosa, al mattino, che mi suscita un lieve divertimento.

il canovaccio è sempre lo stesso, ma qualche battuta cambia ogni mattina.
come cambia la mise di lei, ovviamente oggetto del desidero e del blando, sabaudo, falso-cortese, contendere, qualche volta, quando la sua scelta sull'abito è più sbarazzina, qualche sguardo in più, ossia il mio, lo ruba anche. lo ammetto.
appare leggermente burrosa e, anche per questo, più desiderabile.

i primi due, maschi, benché ingrigiti, sono meravigliosi.
pendono letteralmente dalle labbra della femmina. storia vecchia come il mondo, direte voi. certo.
lei è una sostenitrice ultrà della seconda squadra di torino, quella della nota casa automobilistica, per intenderci.
loro, forse per questioni di età, tifano il toro.
lungi da me l'idea di criticarli, di fronte alla bernarda al "cuor" non si comanda.
li trovo meravigliosi poiché, è evidente, se la cliente non fosse burrosa, lievissimamente felliniana,
ma vecchia carampana non la degnerebbero di un minuto di attenzione.
invece leggono e si documentano per poter poi interloquire con Lei che conosce a memoria
la formazione della gobba e segue ogni sua partita.
passa una buona mezz'ora a leggere le incredibili cazzate che tuttosport propone a piene mani.
ma come si fa a leggere per mezz'ora quel giornale?

l'altra mattina è arrivata a dire che ha pianto in occasione di una sconfitta della vecchia e bastarda signora.
è solo di fronte a questa immane cazzata che il placido, dopo mesi di guerra di trincea, l'ho visto andar in difficoltà:
come assecondare una che spara certe castronerie?
dopo un attimo di incertezza il nostro però ha subito recuperato terreno
sdrammatizzando con una battuta simpatica, dicendo che, forse, per queste cose non è il caso.
cosa dovrebbe fare, viceversa, un granata?

è bellissimo vedere gli ingrigiti attaccare la preda con calma e sapienza.
sicuri che è la goccia che scava la roccia, non l'impetuosità di uno schizzo ops di un getto d'acqua.
quale rara saggezza porta in dote il capello bianco.

come enzimi all'assalto di una macromolecola, fino all'inevitabile vittoria.
una battuta qui, un lieve apprezzamento là.
sempre un bel sorriso, sempre una cortesia affettata.
l'uno che cerca di essere più simpatico dell'altro. come al liceo con la compagna fica.
insomma una melassa che ti rende imbevibile il cappuccino e ti fa venir su la brioche e
di fronte alla quale devo nascondermi con maggior cura dietro al mio giornale,
per non farmi sgamare. occhio sull'articolo della bugiarda,
ma orecchio attento ad ogni imperdibile scenetta.

ma come è bello farsi i cazzi degli altri!
PS.: sbaglierò, ma non gliela darà mai

martedì, novembre 03, 2009

sunrise vertical

domenica scorsa, primo novembre, per caso, sperso tra le risaie del vercellese mi sono imbattuto in questo cimitero abbandonato, in uno scenario quasi (sullo sfondo le ciminiere nucleari di trino...) incontaminato.
ho provato una forte emozione e per un po' mi sono elevato a pensieri più profondi
rispetto ai miei soliti, da trivio.



Visualizzazione ingrandita della mappa

lunedì, ottobre 26, 2009

m'arrazzo, poco

piero, cazzo, ma anche con l'auto blu dovevi andarci?

almeno non l'hai nominata assessore regionale alle pari opportunità...

venerdì, ottobre 23, 2009

paradossi e stili di vita

l'altro giorno in una riunione noisissima di lavoro, benché in città, guardo fuori e vedo un albero lievemente mosso dal vento e, in lontananza, altro verde.
penso alla natura, le montagne, gli animali, l'odore dell'erba.
le persone parlano tra loro, ma io sono assente, decisamente altrove.
nessuno se ne accorge, credo.

tra me e me penso: ma cosa sto a fare qui mentre potrei essere fuori, all'aria aperta...facendo qualche km potrei "riguadagnare la natura". ri-avere ritmi "naturali".
ma poi mi rendo conto che la cosa triste è in realtà che il mio è un pensiero poco originale mutuato da qualche lettura o da qualche film ambientalista.
il mio habitat è quello costituito dalla scrivania, le pareti grigie e il monitor del pc sempre acceso! anche il mio banale stile di vita (casa-lavoro) è in realtà altro motivo di corruzione. bella la campagna...ma dopo un po' che palle.

venerdì, ottobre 16, 2009

sparecchio io, pulisco io, pago io...e il lavoratore se ne sta a casa

addirittura anche in cina, come scrive rampini, IKEA è un luogo di culto e, per entrarvi, bisogna aver pazienza e mettersi in coda.
l'altro giorno anch'io, ma senza dover fare coda, non ho resistito alla tentazione ed ho varcato le soglie del nuovo centro commerciale di collegno.
dovevo comprare una mensola da 5.99 E, sono uscito avendo speso circa 92 euro di materiale vario (raccoglitori per doc, cornici, la famosa mensola ecc) e 12 euro per l'immancabile pasto a base di polpette svedesi e salmone marinato.
rispetto alla "vecchia" IKEA di grugliasco, lo spazio espositivo è decisamente aumentato, il percorso guidato è identico ma ci sono delle scorciatoie utili.
andarci poi in settimana senza le migliaia di neo-fidanzatini che mettono su casa
- chissà quanti di questi avranno poi come ricordo agro-dolce questo momento, una volta che il loro rapporto si sarà inevitabilmente spento o concluso - è il massimo.

il brutto è che è un po' come andare al McDonald...prendi tantissime cose e poi rimani inevitabilmente gonfio ma non sazio (ergo meglio andare al "Mac Bun" di via susa 22/e a rivoli TO, ossia una agrihamburgheria autarchica che, proprio per il nome scelto, sta avendo qualche problemino con la nota multinazionale USA).
anche all'IKEA ti sembra di aver fatto i migliori affari della tua vita, ma poi dopo due settimane quando vedi la libreria billy la prenderesti a martellate.
tendenzialmente la roba che si acquista costa poco, ma quasi sempre vale anche poco. in ogni caso, sarà una questione di frequenza, andare all'IKEA è sempre un bel momento di gran lunga più divertente rispetto alle mie saltuarie visite al MacD.

l'altro giorno, all'IKEA, ho notato un paio di elementi assolutamente specchio dei tempi e della crisi economica: riduzione del personale.
vi propongo questo fantastico cartello

altro dato evidente è questo: sono state introdotte moltissime casse automatiche. non sarà invece che se il vassoio lo ripongo io - e il conteggio della spesa me lo faccio io - voi aumentate utili e tagliate sul personale?

martedì, ottobre 13, 2009

angelino cannavaro

ieri sera ho ascoltato per caso al TG5 l'intervista a fabio cannavaro, capitano della nazionale di calcio.
si lagnava del polverone nato attorno alla puntura di vespa che l'ha costretto a prendere del cortisone per
non rischiare uno shock anafilattico (fossi stato il medico, io il rischio l'avrei corso...)

questa la vicenda:
il coni invia richiesta a juventus di comprovare con documentazione integrativa quando dalla società
correttamente comunicato (ossia l'assunzione da parte di cannavaro del cortisone).
questa richiesta viene ignorata per errore dalla juventus.
il polverone nasce da qui.

di cosa si lamenta il cannavaro?
il coni avrebbe dovuto chiamarlo (si, si! voleva che qualcuno gli facesse una telefonata)...come ho letto questa mattina al bar su "la stampa".

siamo alle solite: siamo un paese di buffoni e, grazie a qualche dote pedatoria e molta astuzia (vedi rigore di grosso con australia oppure materazzi che provoca zidane ecc), di "campioni del mondo".
è corretto quindi che il capitano della squadra campione del mondo chieda un trattamento speciale, di favore, dal coni...
come era stata chiesta l'amnistia (non dal "drugo" del bar di mirafiori sud, in prima fila c'era l'onorevole mastella...), in virtù della coppa del mondo, per le ruberie della juventus di moggi e giraudo.

è la logica del lodo alfano alla fine: c'è qualcuno che non deve rispondere, come fanno gli altri,
alle regole che ci siamo dati. anzi, se le rispetti sei un po' pirla.

tornando al pezzo su "la stampa" di oggi (ma evitate di comprare il giornale! per favore)
nonostante tutte le dichiarazioni appaiano come pronunciate direttamente da cannavaro (sono tra virgolette) sono in realtà state sapientemente edulcorate.
cannavaro dice di aver fatto una "cazzata"? sul giornale diventa: una cosa stupida. birichino!
cannavaro dice "mi girano i coglioni"? sul giornale diventa: mi girano le scatole. birbantello!

ma poi che problema è?
è un perbenismo tipicamente torinese? anche, ma non solo.
peraltro in controtendenza con il linguaggio del nostro milanese premier:
che parla di sputtanamento della stampa estera...e riceve grandissimi applausi.
meditiamo con il buon benigni. roberto imita sgarbi con una sequela di improperi.
e commenta che silvio, probabilmente, lo farà: "presidente della commissione cultura".
in italia la realtà supera sempre la fantasia.

venerdì, ottobre 09, 2009

eroine e somari

la più bella della settimana è questa: morte le zebre dello zoo sotto le bombe israeliane, i palestinesi si arrangiano con vernice e asini.
la trovo una idea geniale, molto "italiana".
la considerazione a margine è che l'animale zebra non ha proprio nulla di affascinante ed è alla fine un somaro con le righe...volete mettere il fascino mitologico di un toro?

a seguire, nelle notizie belle di questi giorni, la bocciatura del lodo alfano, è stato un autentico momento eiaculatorio.
di nuovo a margine è invece triste che dopo gli attacchi a consulta, presidente della repubblica e chi più ne ha più ne metta, il buon silvio abbia anche denigrato, intervenendo telefonicamente dal buon - per lui... - vespa, rosy bindi, con una vecchia battuta già sentita: "più bella che intelligente".
è vero che la bindi non è una gran topa, ma il dibattito deve essere su "argomenti" (fatti, numeri) e non su attacchi personali.
mi sarei aspettato - vabbè sono retorico, lo ammetto - una replica del ministro delle pari opportunità a difesa di un parlamentare donna...ma pare che la carfagna non abbia stigmatizzato nulla.

a mo di pungolo per la nostra ministra, vorrei citare un libro che ho comprato - l'ennesimo...devo smetterla! - ieri e che ho subito molto apprezzato: "per sempre lontano" un romanzo di amy bloom che racconta la storia di una autentica eroina pronta a tutto, anche a vendersi, per riabbracciare la figlia...
ma questo è un romanzo. tra una vicenda verisimile e la realtà ci sono diversi scranni, partecipazioni televisive, ricchi premi e cotillons.

giovedì, ottobre 08, 2009

dilemma

cultura bassa o alta? ma poi...ha senso distinguere?
è cultura tutto quello che si ricorda.
però, mi chiedo, tra 50 anni ricorderemo ancora il "fanculo" di zangi o gli scritti polemici di saramago? non lo so o, meglio, sono molto indeciso.

vedi video del zangi:


domani sera, alle h 21 presso il circolo dei lettori in via bogino n. 9 in turin (tel.: 011 432 68 27),
appuntamento immancabile con il premio nobel per la letteratura (nel '98) josè saramago.
esce infatti "il quaderno" una raccolta di articoli sul blog di saramago usciti tra settembre 2008 e marzo 2009 e pubblicati da bollati boringhieri editore.

ci saranno con lui anche il giornalista luca rastello e il regista gabriele vacis, ingresso libero fino a esaurimento posti.
se andate prima c'è anche il ristorante aperto (cell.: 348 241 63 67)...ma non l'ho ancora testato, cucina piemontese in ogni caso.

martedì, ottobre 06, 2009

un palazzo che brucia in città...

siamo alle solite.
il mio amore mi fa soffrire.
ma non è un problema tra me e lui.
no, non c'è un altro, non sto parlando di un triangolo ambiguo.
stiamo insieme da oltre cent'anni, ma mi fa sempre star male per come gioca (o non gioca): il mio toro!

carenza di personalità e via un altro scialbo pareggio con l'ancona, ieri sera.
noi prendiamo goal da centrocampo (da un nostro ex giocatore delle giovanili)
riusciamo a pareggiare al 94...e cosa succede?
il centravanti sale sulla balaustra e si mette a litigare, novello cantona, con un tifoso!
io apprezzo la grinta, ma il rischio di squalifica del bomber si fa ora grandissimo.
siamo al masochismo.

come quando vedi due giocatori, gasbarroni e di michele, litigare per battere una punizione, l'unica ottenuta, dal limite.
secondo me "gas" ha detto al capitano: "batto io ma te la metto sulla testa"
poi invece ha cercato il tiro diretto.
di michele è infatti andato poi a posizionarsi e sembrava convinto di dover giocare un pallone ovviamente mai arrivato!

nel dopo-partita ascolto uno speciale sulla gara.
è vero insisto a volermi fare del male.
a "radio nostalgia" testa, noto tifoso del toro e conduttore di varie trasmissioni televisive sui granata, è stato molto duro.
specie con colantuono, il nostro romanissimo "mister".
ha ragione testa: che cazzo ti lamenti, caro mister, per anticipi e posticipi che ti complicano la gestione della squadra!!!
ma non farmi ridere! anche gli altri li gestiscono, senza troppi problemi. è che siam scarsi nella testa!
se si va in "A" voglio un bel repulisti, altrimenti si torna dove siam ora, nell'inferno della "B".
siamo perfino riusciti ad uscire con il livorno (ha fatto 1 goal solo in tutto il campionato! e a noi ne ha fatto due).

il problema è che poi queste critiche (vedi testa) e questo malumore (primi fischi...ma come si fa a sopportare questo schifo?)
si riflettono negativamente sulla formazione.
voglio dire: non hanno la personalità per ripartire da queste critiche per cambiare andazzo.
rischiamo solo di spaventarli oltre!
è assurdo. dobbiamo anche applaudirli quando vengono sotto la curva...
altrimenti mettono il broncio e poi giocano male.

come è assurdo che si battibecchino continuamente con questi avversari.
dico io: hai davanti non ibra, ma mastronunzio.
devi metterti a discutere con mastronunzio??? ma chi cazzo è? nunzio è il nome e mastro il cognome?
o il lavoro?
devi distruggere l'avversario sul campo e stop.
ci sta che loro, essendo evidentemente scarsissimi tecnicamente (tanto da farci dire, a ragione, che noi siamo superiori di gran lunga), le provino tutte, sta a noi non cascare nel tranello.
ma mi sembra che ci caschiamo sempre.

come facciamo ad essere ammoniti più noi di loro?
l'ancona che viene a torino dovrebbe tornare a casa con 10 ammoniti!
ci han contenuto invece senza fatica e noi abbiamo preso le solite assurde ammonizioni legate ad inutili proteste e piagnistei.
che poi coppola se gioca così una la salta e una la gioca.
è totalmente fuori: entra con una foga assurda, sempre
è sempre a rischio giallo...e parla troppo con l'arbitro.
grinta si...ma con un po' di malizia!!!

ma rimango pazzo di te...

lunedì, ottobre 05, 2009

grande dino!

More about I miei mostri
sul frontespizio si apprezza questa citazione: "Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?"
...non è proprio un problema che condivido, ma posso sempre usarla con la moglie!

luxus e felicità

mostra al museo di antichità, via xx settembre 88/c a torino (vicino al duomo per capirci)...da non perdere.
io ci avrei messo anche una parte interattiva e/o qualche immagine filmata selezionata, come era stato fatto per la mostra sui guerrieri di terracotta cinesi.
fantastici gli "odori" come fantastiche le citazioni (marziale, ovidio ecc), a partire dalla lettera sulla felicità di epicuro (no, non l'ha scritta muccino!)...da leggere, rileggere senza soluzione di continuità.

bella la statua dell'ermafrodito che fa riflettere su quanto si sia involuta, per certi aspetti, la nostra società.
sarà che 2000 anni di chiesa cattolica han lasciato qualche segno?

purtroppo le foto erano vietate...quindi dovete andare a vederla (chiude a gennaio, c'è tempo).

lettera sulla felicità (a Meneceo)

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro.

Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire.

Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c'è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per possederla.

Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice.

Prima di tutto considera l'essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità.

Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha.

Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.
Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi. Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro simili, e chi non è tale lo considerano estraneo.

Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L'esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, senza l'inganno del tempo infinito che è indotto dal desiderio dell'immortalità.
Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c'è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l'affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire.

La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c'è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.
Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce.

Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c'è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è la meditazione di una vita bella e di una bella morte.

Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mal nato,
ma, nato, al più presto varcare la soglia della morte.

Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento.

Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s'avveri, né allo stesso modo disperare del contrario.

Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita.
Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell'animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall'ansia.

Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell'animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.
Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore.

E' bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo.

Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire.
Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni. Certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene.

Consideriamo inoltre una gran cosa l'indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l'abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l'inutile è difficile.
I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l'acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca.

Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d'apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un'esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte.

Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l'animo a essere sereno.
Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l'animo causa di immensa sofferenza.

Di tutto questo, principio e bene supremo è l'intelligenza delle cose, perciò tale genere di intelligenza è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia intelligente, bella e giusta, né vita intelligente, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili.
Chi suscita più ammirazione di colui che ha un'opinione corretta e reverente riguardo agli dei, nessun timore della morte, chiara coscienza del senso della natura, che tutti i beni che realmente servono sono facilmente procacciabili, che i mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare ?

Questo genere d'uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.
Piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici, era meglio allora credere ai racconti degli dei, che almeno offrono la speranza di placarli con le preghiere, invece dell'atroce, inflessibile necessità.

La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa - la divinità non fa nulla a caso - e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l'avvio a grandi beni o mali.
Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato.

Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell'ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini.

Non sembra più nemmeno mortale l'uomo che vive fra beni immortali.

patrizie

commentare con ritardo un fatto d'attualità spicciola ha poco senso.
però due parole sulla patrizia, devo farle.
no, non mi riferisco al trans con cui si appartò lapo.
parlo della d'addario.
orbene credo non si debba parlare, in questo caso
di "servizio pubblico" per la trasmissione annozero.
non è stato dato nè il numero di cellulare nè il tariffario con le specialità in evidenza.
forse era questo che voleva sapere belpietro.
malignità a parte, ha ragione berlusconi ossia questa trasmissione gli porta voti.
credo, seriamente, che a star zitta la d'addario ci avrebbe guadagnato.
mi è parsa una povera tapina, pur se tale non deve essere.
come fai a dare risponde così poco credibili alle domande più probabili?
("perchè hai registrato tutto?" ecc).
di pessimo gusto il citare il padre morto ad ogni piè sospinto.
massimo rispetto per le escort, ci mancherebbe ma credo che si possa anche far altro (che battere)
per portare avanti un progetto paterno. boh

parlando invece della trasmissione, da notare gli altissimi ascolti che fanno pensare:
bravissimo santoro da una parte a creare l'attesa, ma sicuramente c'è moltissima gente che vuole qualcosa di segno opposto o comunque diverso dai vari fede o vespa.
in ogni caso la "sceneggiatura" (è smaccato il fatto che santoro abbia una tesi e ogni filmato, ogni parola, è congeniale a farla formare anche al telespettatore) della puntata è stata meno efficace di quella della settimana precedente.
"costruita" anche quella ma costruita meglio, meno attaccabile.
a seguire il puntatone del vespa che cannibalizza annozero omettendo, guarda caso, le parole durissime del premio pulitzer carl bernstein.
oddio un premio pulitzer può anche dire cazzate,
ma non è successo questa volta!

venerdì, ottobre 02, 2009

call center enel

ma che bel servizio!
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buongiorno,
nella mattinata di martedì 29 settembre 2009
il sottoscritto, marito della vostra cliente
(codice fiscale XXXXX e numero cliente XXXXX),
per ben tre volte chiama il vostro numero 800 900 800.

la domanda è banale:
nella bolletta con N. fattura XXXXXX del XX/09/2009
bimestre agosto-settembre 09 (totale da pagare XX,XX euro)
nella pagina 2 alla voce "Altri proventi e oneri (L)"
viene effettuato un
"rimborso deposito cauzionale" (non soggetto IVA) di -15,49E
e un
"addebito deposito cauzionale" (non soggetto IVA) di 15,49E
il Totale L è quindi pari a zero.
perché è stato effettuato un addebito di 15,49 euro?
NB.: il rimborso ci è dovuto per la domiciliazione in banca della bolletta

nella prima telefonata:
la risposta al perché sia presente un "addebito" di 15,49 euro è stata che ci deve essere stato un cambiamento di conto o di tariffa che ha determinato rimborso e addebito. chiedo ulteriore chiarimento e la comunicazione cade.

nella seconda telefonata
la risposta alla stessa domanda è stata, nuovamente, che c'è stato un cambiamento di tariffa (questa volta la signoria sottolinea che saremmo passati da tariffa "bioraria" a "normale") che ha determinato rimborso e addebito. la telefonata si chiude normalmente.
verifico poi con mia moglie che da parte nostra non c'è stato né chiusura di conto né richiesta di cambio tariffa

nella terza telefonata
la risposta alla stessa domanda è la medesima delle volte precedenti:
dico che non c'è stato nessun cambiamento di conto o tariffa e chiedo nuovamente che mi sia chiarito
questo addebito di 15,49E: la consulente inizia una spiegazione poco convincente con riferimento alla bolletta precedente e quando chiedo un chiarimento la comunicazione cade.
(esprimo, con uso tastiera telefono, valutazione della consulente pari a 1)

tralasciamo qualsiasi commento sulla stranezza di una comunicazione ottima fino alle mie richieste di chiarimento,
e Vi chiediamo nuovamente, cortesemente, di avere una risposta alla domanda iniziale:
perché è stato effettuato un addebito di 15,49 euro?


Sicuri di una Vostra spiegazione, cogliamo l'occasione per ringraziarVi anticipatamente e per salutarVi
cordialmente,

seguono firme

mercoledì, settembre 30, 2009

terra madre

ieri ho partecipato alla serata al taurus di ciriè organizzata dall'amministrazione comunale ciriacese, in collaborazione con la Condotta Slow Food di Ciriè e Valli di Lanzo.
è stato proiettato il documentario di ermanno olmi terra madre e a seguire è intervenuto carlo petrini, presidente di slow food.



il film mi è piaciuto moltissimo per la sua sceneggiatura.
la mezz'ora finale ha seguito il ciclo della natura secondo il ritmo del contadino che prepara il terreno, semina, aspetta e, infine, raccoglie il prodotto. petrini poi sottolinea la valenza politica della denuncia implicita in questo gesto: le multinazionali controllano ad oggi l'80% del mercato delle sementi e con i prodotti geneticamente modificati non sarà più possibile ripetere il gesto visto nel filmato.
non potrò più con un seme avere nuovamente il mio prodotto di partenza.
petrini raccoglie consensi dal pubblico essendo bravo ad andare a prevenire le obiezioni di spettatori, evidentemente, con conoscenze e posizioni diverse. riesce a parlare, cosa più semplice, al tipo "peace&love" (tipo macchietta di verdone), ma anche all'anziano (in piemontese) o al tizio che ha subito a noia il pippone ecologista o, cinico, si annoia subito quando sente troppi inviti alla "fratellanza" (parlo del sottoscritto ovviamente).
non che sia un valore che non apprezzo, ma credo che sia un tema da toccare con un certo...tatto.
petrini, come dicevo, da buon piemontese (esageruma nen), è stato efficace e accanto alle immagini buocoliche è andato a citare quei dati che il cinico ama sentire. produciamo cibo per 12 miliardi di persone quando siamo solo 6 miliardi e 1 miliardo non mangia proprio!
Olmi ci invita ripartire dall'analisi logica, ci dice carlin.
e spiega: soggetto, predicato (verbale) e complemento oggetto ossia "noi mangiamo cibo".
adesso, la tesi di carlin e del movimento, è il cibo che mangia noi.
gli allevamenti intensivi di animali destinati alla macellazione inquinano più delle industrie, lo sfruttamento intensivo delle terre a fini di produzione impoverisce il terreno, un quintale di grano rende al contadino 10 euro...
da qui le risposte, sintetizzando, di una gestione più oculata delle risorse (abituarsi ad un consumo inferiore e non parlare di rilancio dei consumi per risollevare l'economia), contatto diretto tra produttori e consumatori ecc
petrini chiama quindi in causa la politica, evidenziando come sia la destra che la sinistra nonha in agenda questi temi.
in sala è presente anche il sindaco brizio che annuisce.

petrini non si risparmia e parla a braccio per circa un'ora.
poi tutti...a mangiare!
ovviamente petrini disinnesca subito l'aspetto paradossale: prima parliamo di fame nel mondo e poi andiamo a sfondarci di cibo.
il cibo proposto infatti è, per le focacce ad esempio, prodotto in loco, ergo a "km zero" e i formaggi proposti non costituiscono un pasto loculliano ma sono una selezione nel rispetto della bio-diversità.
sinceramente mi perdo, sono ormai le 22.30 di sera, lo spiegone sulle particolarità del formaggio polacco proposto (sicuramente non a km zero, in questo caso) assalito dai morsi della fame mi getto all'assalto del mio piatto accompagnato da un buon e robusto vino piemontese.



non sono certo di volervi invitare all'assaggio del formaggio polacco...ma il film è assolutamente da vedere
e l'edizione di terra madre del 2010 sicuramente da appoggiare, come hanno fatto i partecipanti alla serata con una offerta libera (era vivamente consigliato di fare una offerta minima di 10 euro...).

lunedì, settembre 28, 2009

Grande Torino

l'altra sera una giornalista rai (rai tre) che presentava un servizio su un torneo giovanile è riuscita a dire "baligalupo" al posto di "Bacigalupo".
cosa fare? ucciderla?
no, non si può. licenziarla? bah...
aiutiamola a colmare la sua ignoranza.
sul "Corriere della sera" Montanelli scrisse il 7 maggio del '49 queste righe sulla squadra di calcio del Torino, già "Grande" ma reso immortale dalla tragedia di Superga.

Oggi, affacciandomi alla finestra, non ho visto giocare a calcio i ragazzini in piazza San Marco, sulla quale guarda la mia casa, tra i resti delle bancarelle che vi tengono mercato il lunedì e il giovedì. In genere, ce n'è una nuvolaglia, affaccendati a correre dietro palle, di tutte le categorie e di tutte le età: scolari delle scuole medie con la cartella dei libri abbandonata in un angolo e le dita macchiate d'inchiostro, garzoni di fabbro con la tuta sudicia di morchia, apprendisti parrucchieri con la chioma lustra di brillantina. Li conosco tutti dai nomi di battaglia che si son dati: «Mazzola» è un tracagnotto biondastro dalla faccia larga e ridente; «Gabetto» un bruno esile e nervoso che ha la specialità di non scomporsi i capelli nemmeno nelle fasi più focose del giuoco; «Bacigalupo» è quello che, in genere, difende la porta, sorprendentemente agile per la sua rotonda corporatura; eppoi «Castigliano», «Menti», «Loik», «Ballarin», «Maroso», e così via. Ci sono, ci sono stati tutti i giorni, in piazza San Marco, a giocare: non so da quando, forse da sempre. Si allenano per la grande partita della domenica, quando si mettono in maglia e mutandine, e allora, ai margini, si raccoglie anche il pubblico dei passanti a guardare. In una di queste partite, uno di essi che si chiamava «Grézar», fu degradato sul campo: cioè i compagni gli tolsero quel nome, e gliene diedero un altro, più modesto. Oggi la degradazione è stata generale. Sparpagliati a gruppetti, ai quattro angoli della brulla piazza, a semicerchio intorno a uno che leggeva un giornale sgualcito, i ragazzini di San Marco avevano ripreso ognuno il proprio nome di tutti i giorni, quello col quale il maestro, a scuola, li chiama a recitare la poesia di Aleardi e il padrone della bottega li iscrive nel sindacato dei «praticanti».

E così «Mazzola» non era più che Dubini Mario, alunno della «quarta B». Era lui che leggeva il giornale ai compagni, sedutigli attorno in semicerchio, e ogni tanto approfittava della ciocca di capelli che gli scendeva sulla fronte per ritirarsela su, e passarsi, intanto, la mano sugli occhi. I suoi compagni più piccoli quelli che, in genere, venivano adibiti, nelle partite della domenica, a raccogliere le palle che uscivano in «fallo laterale» (quante volte ho rabbrividito, alla finestra, vedendoli guizzare fra un tram e un'automobile!) e che aspiravano a diventare, a loro volta, Loik, Gabetto, Bacigalupo e Maroso, stendevano, a una a una, per terra, come un generale distende la sua truppa, le figurine dei popolari giocatori, di cui ognuno di essi è, più o meno, ricco collezionista. C'era un po' di vento, e il pulviscolo di rena, che esso trascinava nella sua corsa, ogni tanto ricopriva una di quelle figurine, minacciando di sotterrarla; ma subito il collezionista la spazzava via, passando col dorso della mano una lieve carezza sul cartoncino e poi soffiandoci sopra, puntualmente. Sono ancora gli unici, i ragazzini di piazza San Marco e di tutta Italia che si ostinano a lottare contro i tentativi della rena di inghiottire i loro diciotto eroi.

E le figurine che li rappresentano nell'atto di calciare la palla o di ghermirla al volo, continuano ad essere oggetto di un affettuoso e reverente mercato, seguitano a passare di mano in mano, come vivificati per l'eternità dalla rispettosa ammirazione che suscitano nei loro giovani emuli. Per la partita del 22 maggio con l'Austria, se si farà, il collega Carosio, miracolosamente scampato al disastro, dovrebbe fare, per i ragazzi di tutta Italia, una trasmissione speciale, ribattezzando col nome degli scomparsi i loro sostituti. - Mazzola passa a Menti; Menti indietro a Castigliano...- dovrebbe egli dire al microfono; ché almeno ai ragazzi non sia tolta l'illusione dell'immortalità. Sono appena cinque giorni che li abbiamo visti giocare l'ultima volta, qui a Milano.

La squadra era incompleta. Ci mancava anche il suo capitano, Mazzola. Ma presente era l'orgoglio della bandiera, e fu questo che non le consentì di ammainarsi. Quella sera, a Milano, serpeggiava lo sconforto perché la squadra della città rivale si era cucita sul petto, proprio lì a San Siro, il suo quinto scudetto. E già domani l'erba comincerà a crescere sulla tomba di quei diciotto giovani atleti che sembravano simboleggiare una omerica, eterna, miracolosa giovinezza. Come possono rendersene conto i ragazzi di piazza San Marco e i giovani di tutta Italia? Gli eroi sono sempre stati immortali, agli occhi di chi in essi crede. E così crederanno i ragazzi, che il «Torino» non è morto: è soltanto «in trasferta». Ma anche a noi, che con animo di ragazzi abbiamo sempre frequentato e seguitiamo a frequentare gli stadi, sia consentito immaginare i diciotto atleti del «Torino», «in trasferta». Oh, non ci è difficile raffigurarci il grande campo che, lassù, li attende: senza limitazione di posti, lastricato di erba eternamente verde e molle, senza macchie di nuda terra. La squadra campione, con tutto il suo orgoglio di bandiera, ha voluto recarvisi a carico pieno: non solo gli undici «titolari» ha condotto con sé; ma anche sette «riserve», e l'allenatore, e il massaggiatore, e il direttore tecnico, e perfino tre giornalisti.

Vecchie conoscenze attendevano all'aeroporto quel velivolo carico di giovinezza e di speranza. E come facilmente le ravvisiamo! In prima fila Emilio Colombo, l'Omero dello sport italiano, forse l'unico tra noi che abbia serbato, sino a sessant'anni, intatta, la facoltà di credere nell'immortalità degli eroi. È lui, è lui: rossiccio in viso, alto e gagliardo, con lo stesso abito chiaro di gabardine con cui partì per l'ultimo «servizio», e, per la prima volta in vita sua, non si portò al seguito né un baule con sette vestiti, sette paia di scarpe e settanta camicie di ricambio, né una vasta collezione di saponi e profumi, né una vasca da bagno di caucciù. Accanto si tiene, in un gesto di affettuosa protezione, Attilio Ferraris che di poco lo precedette. Ferraris è ancora in «maglietta», perché in maglietta partì per la grande «trasferta», come Caligaris, mi sembra. Essi non rientrarono, infatti, negli spogliatoi, dopo l'ultima partita casalinga: dallo stadio di quaggiù a quello di lassù, tutto d'un fiato. E Neri ? Eccolo lì, col suo lungo naso. Quella del «Torino» fu proprio l'ultima sua maglia, e non l'abbandonò che per ammantarsi di tricolore, dopo che i Tedeschi l'ebbero fucilato su una collina di Romagna. Ma ora rientrerà in squadra con i compagni; sarà il diciannovesimo campione d'Italia in quest'ultima definitiva «trasferta».

Ascoltate, ragazzi di San Marco e di tutta Italia, ascoltate la radiotrasmissione di Emilio Colombo, che ha ricevuto dalle mani di Carosio, per oggi, il microfono. Domani, poi, ne leggerete le fasi nelle corrispondenze di Casalbore, di Cavallero, di Tosatti, i fedeli bardi di tante imprese gloriose, ai quali lo sport concedeva il meraviglioso privilegio di serbarsi fanciulli sotto i capelli che ingrigivano. «Mazzola passa a Menti, Menti indietro a Castigliano... (e qui la voce si fa concitata, e i ragazzi di San Marco e di tutta Italia si stringono, con gli occhi dilatati dall'emozione e dalla speranza, intorno all'altoparlante)... Castigliano avanti di nuovo a Mazzola che dribbla uno... due... tre avv... goal... goal... ». Chi grida così, chi grida? Siete voi stessi, ragazzi, o il vecchio Colombo, l'unico tra noi che sia riuscito a serbare, intatta, sino a sessanta anni, la facoltà di credere negli eroi ? O tutta la folla di quell'immenso stadio senza limitazione di posti in cui il «Torino» è andato a carico pieno (undici «titolari» e sette «riserve») a giocare la sua ultima vittoriosa «trasferta» ?

Triste è piazza San Marco, calva di alberi, con le sue gialle chiazze di terra senz'erba, con i suoi gruppetti di ragazzi spogliati dei loro nomi di battaglia e senza palla, solo con le figurine allineate tra le pozzanghere. Le due squadre che vi giocheranno domenica hanno deciso di portare il lutto: un segno nero al braccio, sulla maglia. I passanti si fermeranno, come sempre, a guardare; ma invano tenderanno l'orecchio per udire: - Forza Maroso... bravo, Bacigalupo... - nelle fasi salienti della partita. Domenica i giocatori si chiameranno soltanto Dubini Mario, Rossi Francesco, Bianchi Giuseppe, e giocheranno in silenzio, senza apostrofarsi. Domenica, otto giorni soli saranno trascorsi dall'ultima partita a San Siro dove il «Torino», solo a furia di orgoglio, si ricucì sul petto il quinto scudetto che inalienabilmente gli spetta (e voglio veder chi oserà portarglielo via) ma già i primi esili fili di erba saran cresciuti sulle diciotto tombe della squadra in «trasferta». «Forza Torino!», «Vinci Torino!».

di Indro Montanelli