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martedì, gennaio 16, 2024

'L "Grande Torino"

Côme ‘na storia, quasi. Scôtè: “’Na volta j’era

‘na squadra turineisa, ‘na squadra forta e fiera.

A la piegavô an pochi, përchè l’era d’assel,

a la spôntavô nen: l’ha mach pôdôlu ‘l cel!


E chíel ch’a lô savìa, a l’era grev côl dì

ëd lacrime pesante. Le nivôle sôn lì

a pochi pass da tera…e lôr vôlavô pian,

pôntavô su Turin, tôrnavô da lôntan…


Superga, su ‘n côliña, cha speta, grisa, fërma,

tërmôla sôta ‘n côlp,  ‘nt le nivôle së stërma…

A veul nen feje ‘d mal, no, no, veul nen tradìe:

stí fíeuj l’han tanta fiusa, sôn lì…l’a deuv rapìe.


Quaidun pì ‘nnsù che nôi a l’ha vôrssù côsì.

A l’ha fôrgiaje prima, samblaje s-ciass, unì

sti unich giugadôr ant una sôla morssa,

dë spirit generôs, scatant: ‘na sôla forssa.


Un “foot-ball”, ôndes fìeuj an maja granatôn

e singh scudet ëd fila. Da meuire d’emôssiôn!


Për nen dësperdie ‘nt j’ani côn ël passè ‘d l’età

l’ha dëstissaie ‘nssema, l’ha piaje ‘nt ‘ns brassà.


El cheur dël vej Turin l’è fulminà: ‘na sort

parìa l’è mach un seugn…l’a lôr sôn tuti mort!

A sfilô për le strà a spale: i giugadôr

ch’ai portô a marciô e piôrô, frustà da tant dôlôr.


An testa la bandiera: ‘nt ël rôss a rampía ‘l Tor

lusent, a rendio ômagi, ant i so ricam d’or.

E peui Turin, Turin, tuta Turin l’è lì

Ch’a prega ‘nginôjà, përchè peul nen fè ‘d pì


E lôr adess lassù? ‘Nt gir ëd fantasìe

j’anmaginôma a gieughe dë splendide partìe:

s’a guardô la côliña da ‘dôva l’han pià ‘l vol

a mandô giù ‘n basin e peui a tirô “goal”!”


Côme ‘na storia, quasi, un seugn:”’Na volta j’era 

‘na squadra d’invincibii, ‘na squadra forta e fiera.


Concetta Prioli

Poetëssa an lenga piemontèisa. 

Nassùa a j'8 dë dzèmber 1919, mòrta ai 16 dë stèmber 1990.

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Traduzione:

Il "Grande Torino"

Come una favola, quasi. Ascoltate: "C'era una volta 
una squadra torinese, una squadra forte e fiera.
La piegavano in pochi, perchè era d'acciaio,
non la spuntavano: solo il cielo l'ha potuto fare!

Per lui - il Cielo - che lo sapeva, quel giorno era difficile
di lacrime pesante. Le nuvole sono lì
a pochi passi dalla terra e loro volano piano,
puntavano su Torino, tornavano da lontano...

Superga, sulla collina, aspetta, grigia, ferma,
trema sotto il colpo, si nasconde tra le nuvole
Non vuole fargli male, no, no, non vuole tradirli:
questi ragazzi hanno tanta fiducia, sono lì...

Qualcuno più in alto di noi ha voluto così.
Li ha forgiati prima, stretti insieme, uniti
questi giocatori unici in una sola morsa,
di spirito generoso, scattanti: una forza unica.

Un "Football", undici ragazzi in maglia granata
e cinque scudetti di fila. Da morire dall'emozione!

Per non separarli nel corso degli anni con il passare del tempo
li ha spenti insieme, li ha presi tra le sue braccia

Il cuore del vecchio Torino si è fulminato: la sorte
sembrava solo un sogno...là loro sono morti tutti!
Sfilano per le strade sulle spalle: i giocatori
che portano le salme, camminano e piangono, sferzati da tanto dolore.

Alla testa la bandiera: nello sfondo rosso scalpita il Toro
lucente, a rendergli omaggio, con i suoi ricami d'oro.
E poi Torino, Torino, tutta Torino è lì
CHe prega inginocchiata, perchè di pi non può fare

E loro adesso lassù? Nella fantasia
già li immaginiamo a giocare spledide partite:
ci guardano dalla collina da dove hanno preso il volo
e ci mandano bacini e poi tirano e fanno "goal"!

Come una favola, quasi, un sogno: C'era una volta
una squadra di Invincibili, una squadra forte e fiera.

mercoledì, febbraio 15, 2023

Perchè tifo "Turin"

Tifo "Turin" perchè da sempre l'hai tifà

per la squadra ca pòrta 'l nòm dla mia sità.

Perchè 'l color dla soa bela bandiera 

a respecia na passion fòrta e sincera:

Ross come 'l sangh, come 'l feu come 'l vin:

eccò perchè, cari amis, tifo "Turin".

Perchè a pòrta stampa sel sò scuèt

un-adle bestie pi bele: en torèt

En torèt ca raspa comn 'l pe la sabbia

e da le soe naris a sbufa tanta rabbia.

Rabbia 'd bataia contra ij "Matadòr"

ca son fòrse pi fòrt, ma genà dal "Tor".

Tocà sovens da tanti, tròpi colp de spà,

a l'è sempre arpiasse, a 'è sempre arpiasse, a l'è mai crolà.

Le £"Banderillas" dla sfortun-a pi sfacià

a l'han ferilo, si amis, ma mai massà.

La spa caj farà pieghè ij ginoj l'è 'n cor nen nà,

a son ancora fòrt ij sòj crij, le soe cornà.

E adess pi che mai continoa a marcè drit,

onest, coragioss e 'n sima a tutt: Polit.

Mister, gieufìgador: ment e brass del nòstr Torèt

regalene prest se i peudi: na copa, ne scudèt.

Noi dal bòrd del camp sempre pront a criè

con tanta passion sportiva: Toro Olè.

Perchè mi cherdo 'n Ti; perchè 't veui bin

per tut l'òn chi l'hai dit: Mi tifo "Turin".

(ritaglio di giornale trovato in un libro sul Torino in un mercatino dell'usato)

lunedì, luglio 22, 2019

L'importanza dei preliminari

PAZZO PER IL TORO
Sinceramente non so se son così di mio, cioè fuori di testa, o se è “lui” che mi ha reso così.
Forse è colpa sua, del Toro…mi piace pensarlo almeno, a mia parziale discolpa.
Mentre il mio collega sogna probabilmente - e vanamente - una "notte magica" a Istanbul, il sottoscritto questa notte è riuscito ad avere questo “incubo”.

Calcio di rigore per il Toro in terra d'Ungheria. Non so bene chi lo batta, in ogni caso il giocatore sul dischetto opta non per il tiro diretto, banale, ma per il passaggio laterale sulla sinistra ad un giocatore che effettua il cross a scavalcare l'assembramento a centro area, per l'attaccante accorrente che, con una gran zuccata, insacca. Goal! Debrecen 0 - Torino 1! E’ fatta, Europa arriviamo.
A battere un rigore così, a ben vedere, sono solo i pazzi o quelli che sanno di essere i più forti. Lo fece una volta il Grande Torino e, recentemente, se non erro, il Barca.
Mi scuso con i fratelli granata per aver accostato in un singolo post gli Invincibili all'attuale Torino.

Ma torniamo a bomba, la partita, sbloccata, prende la piega che solo un tifoso granata può immaginare ossia loro ne fanno prima uno, un mezzo autogoal, poi due, in contropiede, e poi tutto va in vacca ops e finisce 3-1.

A quel punto, forse perché è vero noi non molliamo mai...la mia mente, tra il sonno e il risveglio, inizia a immaginare la via d’uscita un'andata che si è conclusa sul 2-0 che, di fatto, renderebbe utile anche questo insulso 3-1.
Poi mi sveglio, madido di sudore, stravolto e di pessimo umore. Ma giusto così, è lunedì, si muore di caldo e per noi "mai una gioia" non è mai tanto per fare i simpatici...

In ogni caso, mai gobbi
#TorinoFC #SFT #FVCG

lunedì, luglio 23, 2018

Buon compleanno Alessio!

Dopo anni di nulla, ricordo la gioia di vederlo correre sulla fascia e saltare come birilli gli avversari.
Direi che di persone che possiamo disprezzare, noi del Toro, ne abbiamo a bizzeffe.
Ecco, io non sceglierei Cerci per fare questa operazione, non lo merita.
 

Tutti a ricordare cosa scrisse la fidanzata e mai nessuno a pensare a quello che si è tatuato sulla pelle...
Poteva finire meglio, d'accordo, ma è inutile rivangare il passato. Con questi parametri, cosa dovremmo mai dire di un Balzaretti?

Io ad Alessio vorrò sempre bene

giovedì, febbraio 01, 2018

Chi non salta insieme a noi cos'è?

Campionato nazionale under 17
Domenica 27 gennaio 2018 un Toro primo in classifica travolge la Juventus 4-1.
A fine gara i Ragazzi del Toro esultano così:



Grazie Ragazzi!
Vi vogliamo così!
FVCG

lunedì, gennaio 22, 2018

Professore di cosa?

In quel ristorante dove si mangia un ottimo pesce vado di rado, non è proprio in una posizione comoda per me, ma soprattutto perché mi piace centellinare le mie presenze
per gustarmi meglio le prelibatezze che propone.
Il proprietario, dallo stile sempre impeccabile, si ricorda di me e mi accoglie piacevolmente, mi fa accomodare in una stanza dove ad un altro tavolo è già seduta una persona,
un signore anziano che, dopo qualche minuto, amabilmente, scambia, lui per primo, qualche parola con me.
Mi dice che viene spesso, essendo goloso e abitando lì vicino e che i proprietari sono persone per bene.
Ammetto di essere anch'io goloso, di amare il buon cibo e di aver già apprezzato in passato il clima che si respira nel locale.
Poi arriva il mio piatto e mi metto a mangiare, smanettando contemporaneamente sullo smartphone.
Arriva anche per il signore un secondo piatto, "tutto a posto professore?", chiede Silvio, il proprietario.
Passa qualche minuto e, superando la castrante discrezione sabauda, avendo capito che al mio commensale non sarebbe dispiaciuto continuare a chiacchierare
ed effettivamente incuriosito dalla persona, chiedo: "mah...professore di cosa?".

Antonio, così si chiama il signore, è "ricercatore in Biotecnologie", mi dice, anzi, precisa, un "ex".
Mi racconta di alcuni suoi studi, che si è laureato in psicologia a Padova, del master a Bologna. Dell'amore per gli studi classici, studi fatti non in gioventù, con difficoltà
partendo da una famiglia poverissima.
Mi parla di come pensa l'insegnamento per i più piccoli, all'importanza del metodo di studio.
Il discorso è interessante. Anch'io, dico, ho fatto un master, dopo la laurea a Torino e, avendo due bambini piccoli, sono particolarmente attento ad ascoltare delle considerazioni sulla loro educazione.

Inizio a pensare che sarebbe bello, essendo persona piacevole e lucida, nonostante l'età non più giovanissima, averlo come
utente al prossimo test di usabilità, forse una scusa per non perdere la possibilità di rivederlo in futuro.
Chiedo quindi se ha dimestichezza con l'uso del computer, "certo" mi dice.
Mi faccio dare i suoi dati e lascio i miei, dicendo dove lavoro: "ah! proprio lì ho imparato ad usare il computer! E poi l'ho insegnato ai ragazzi delle 150 ore"
Il clima è piacevole e diventa amichevole.
Non ricordo bene come o perché, mi chiede di quale squadra io sia.
Con malcelato vanto, preciso di essere del Toro, di quale altra squadra dovrei mai essere?
Avendo abbandonato il "lei", a mia volta domando: "E tu?" Come facevo da ragazzino e come forse, non lo so, si fa ancora tra ragazzi.
Lui rimane un attimo in silenzio...ed io, lo ammetto, penso male, mi dico, una persona così piacevole deve essere dei nostri, invece questa titubanza mi fa pensare che sia dei loro...
ma poi Antonio mi rassicura: "Sono del Toro anch'io!". Non poteva essere diversamente.
Un altro punto in comune.
Si passa quindi da un clima amichevole ad uno fraterno, com'è normale tra granata, nonostante la differenza d'età, io a metà dei quaranta, lui a metà dei settanta.
Lui mi racconta con grande entusiasmo dei libri che ha scritto sul Toro, parliamo dei tifosi vip granata che lo hanno deluso e di quelli che lo hanno aiutato
nelle sue iniziative benefiche a favore dei bambini.
"Anche Silvio è del Toro!" mi fa.
Silvio ci raggiunge e insieme ci mettiamo a ricordare i vecchi tempi, amici tifosi che ahimè non ci sono più e si pensa di fare una cena, con quei tifosi veri,
con qualche ex giocatore (Eraldo Pecci).
Parlando amabilmente viene anche fuori che Antonio è stato arbitro di calcio, come me! E poi dirigente AIA.
E, mentre io sto facendo il corso da Osservatore, mi rivela che partecipò a definire il nuovo nome del "commissario" di campo,
oggi noto appunto come "Osservatore arbitrale" (lui aveva proposto "Osservatore tecnico").
Ricordiamo amici comuni che hanno fatto parte dell'associazione e a quel punto, dopo aver salutato Silvio,
Antonio mi chiede di accompagnarlo al bar accanto del tifoso del Toro che non c'è più per offrirmi un caffè.
Sembra una maledizione, ma è sempre così con il Toro, è "vita", la sua bellezza che si intreccia con le sue inevitabili tragedie, in continuazione, ahimè... 
Lo seguo e continuiamo a parlare, mi dice di aver fatto parte del consiglio di amministrazione del Toro di Borsano e
quando gli parlo del viaggio ad Amsterdam in treno, per la finale di Coppa UEFA, mi dice che c'era anche lui,
volato in Olanda con i dirigenti del tempo, dopo aver detto alla moglie che era in trasferta per lavoro.
Ridiamo delle pazzie che questa maglia colore del sangue ci fa fare.
Usciamo ed incrociamo di nuovo Silvio e ribadiamo la volontà di rivederci un lunedì sera, quando il suo locale è chiuso.
Distratto dalla condivisione dei nostri ricordi, non so neanche più dove ho messo la macchina e camminiamo su e giù per la via fino a ritrovarla dopo un po'.
E' una macchina familiare e l'associazione mentale mi porta a parlare del mio amore per i miei due bambini.
Il momento più triste è quello del saluto, io gli faccio vedere le foto dei miei bimbi vestiti di granata
e lui mi dice che gli sarebbe piaciuto diventare nonno, ma non è stato possibile.
Dal suo tono immagino quello che mi dirà, poi Antonio mi conferma la morte in giovane età del suo unico figlio, per un maledetto incidente stradale.
Io sono commosso, come lo è lui, chiedo di poterlo abbracciare. Antonio acconsente.
Ci stringiamo forte, come vecchi amici anche se ci conosciamo da un'ora.

A stretto giro di posta, come si dice, Antonio mi manderà poi alcune foto inedite del Grande Torino, come mi aveva promesso,
e un saluto dove mi invitava a sorridere sempre.
Con queste parole intendo ringraziarlo per il tempo che mi ha dedicato e per il suo insegnamento,
una persona fisicamente minuta ma che mi ha mostra grande forza, non perdendo la dolcezza
nonostante le prove che ha dovuto affrontare nella sua vita.
Ti voglio bene, Antonio.

E poi qualcuno ti vuol fare credere che il Toro è una squadra come un'altra...

lunedì, giugno 05, 2017

In ricordo di un amico

Nei giorni scorsi un grave lutto, un evento che probabilmente non si supera mai del tutto,
ha colpito un mio caro amico d’infanzia, la morte del padre.
Lo ricordo bene, “granatissimo” e orgoglioso dipendente della Fabbrica Italiana Automobili Torino, come mio padre e come quasi tutti “i padri”, a Settimo in quegli anni. All’epoca non c’era contraddizione tra le due cose. Altri tempi.

Voglio scrivere due righe per ricordarne la memoria e per ringraziarlo per il tempo che mi dedicò.
Purtroppo era malato da tempo e scherzando, tramite il figlio, l’avevo invitato, nel caso, di diventare della Juve, cosa difficile per lui cuore Toro, perché così se ne sarebbe andato uno dei loro…

Siamo a metà degli anni ‘80, si stipava la macchina, rigorosamente una FIAT, di ragazzini, ossia i suoi figli e alcuni dei loro amici tra i quali, sempre presente, il sottoscritto e si partiva per il Comunale.
Sempre stessa strada, passando dalla collina. Con la pioggia, con il freddo o col sole che bruciava.
Lui, oggi mi è chiaro, felice come un bambino, noi di più.
Si partiva molto presto, anche se non era necessario, diceva per trovare posteggio comodo, secondo me per assaporare ogni momento della giornata. Il tutto aveva qualcosa di rituale e, ai nostri occhi, di magico. Il profumo dell’erba e quello acre dei fumogeni, specie sotto il bandierone che copriva tutta la curva e, a squarciagola, all’improvviso si udiva il nostro urlo di battaglia:
“Forza vecchio cuore granata! Forza vecchio cuore granata!”
Poi, a contorno, la partita, tutta un’altra cosa, ovviamente, rispetto alla radiolina della sonnolenta periferia di Settimo Torinese, in televisione infatti, bei tempi, non facevano vedere nulla.
Il Torino del tempo era volitivo, non scarso come quello che avrebbe calcato i campi tra fine anni ‘90 e buona parte dei 2000…Noi però il futuro non lo ipotizzavamo, un po’ perché ragazzini e un po’ perché 20 anni di nulla come fai ad immaginarli? Ci facevamo guidare solo dal nostro entusiasmo, lui nicchiava, lasciava fare, ne aveva viste tante e ne sapeva tanto più di noi. Alcune sue battute sugli arbitri io, inesperto ed ingenuo, non le comprendevo appieno…ma quanto aveva ragione, col senno di poi!
Si andava sempre in Maratona, sciarpe al collo, io cercavo di portare tutti sempre un po’ più al centro, per gridare di più, per tutta la partita ovviamente. Il giorno dopo si doveva andare a scuola senza voce.
Lui non gridava, ma si incazzava più di noi. E’ una “malattia” la nostra che in effetti è così, più invecchi più ti entra dentro e non va più via...
Spesso si vinceva, a volte si perdeva ed allora la disamina in auto era ricca di scontri e di polemiche tra di noi, e sempre alla fine c’era il suo confronto inclemente con quelli dello scudetto del ’76; il Grande Torino era troppo sacro per essere chiamato in causa e non lo si faceva mai. In particolare a uscirne a pezzi erano gli attaccanti: “Pulici quel goal lo faceva ad occhi chiusi!” oppure “Graziani ne faceva tre!”…”Tre ne faceva!” insistendo e ripetendo, com’era solito fare, le ultime parole pronunciate, per dargli ancor più forza.
Noi tendevamo ad arrabbiarci un po’ per la severità del suo giudizio e a difendere i “nostri” paladini, benché ovviamente più scarsi dei “suoi”.
Mi vengono i brividi nel ricordarlo ed è difficile trattenere le lacrime quindi…
Grazie di tutto e buon viaggio Bruno!

giovedì, maggio 25, 2017

Il Paese anormale dove Moggi comanda - Sentenza 36350/15 Cassazione

Per non dimenticare, rileggiamo questo pezzo di Serra del 2006 e rileggiamole le motivazioni della Sentenza della Corte Suprema di Cassazione del 2015.

Il Paese anormale dove Moggi comanda
di MICHELE SERRA 
(la repubblica 5 maggio 2006)
La cosa veramente triste, leggendo le intercettazioni telefoniche di Luciano Moggi con alcuni dei suoi amiconi preferiti, è che sono esattamente come le avremmo immaginate. Nel lessico, nelle intenzioni, nello spirito: ricalcate sulle nostre supposizioni ordinarie. Né migliori, né peggiori. 

Sono, senza scampo, senza sorprese, la sceneggiatura già mille volte scritta, mille volte recitata, di un potere italiano trafficone e ruffiano che essendo del tutto all'oscuro del binomio diritti/doveri vive, si muove e si assesta attorno al binomio favori/sgarbi. Un mondo di comparaggi e padrinati (dunque, e lo si sottolinea sempre troppo poco, un mondo esclusivamente maschile, e familista, e sostanzialmente arcaico) sempre in bilico tra illegalità da accertare e un molto accertato squallore. 

Come spesso accade nel nostro difficile Paese, diventa complicato perfino parlare di moralità in presenza di mentalità e persone che, esplicitamente, considerano perfettamente legittimo, e forse perfino lodevole, avvolgere i propri interessi di bottega in un fitto bozzolo di protezioni, raccomandazioni, strizzate d'occhio. Come spiegare a un direttore sportivo già chiacchieratissimo che non è proprio il caso di parlare con il designatore degli arbitri (cioè con la più delicata delle istituzioni calcistiche) come se fosse suo compare d'affari? E come spiegare al designatore degli arbitri che spetterebbe proprio a quelli come lui rimettere quelli come Moggi al loro posto, quando è evidente che tra i due la spalla, il sottoposto, è proprio il signor designatore? 

In conversazioni di questo genere - come già in quelle, giustamente proverbiali, dei furbetti del quartierino - non echeggiano mai quelle frasi che certificherebbero il buono stato di salute etica, o forse solo di salute mentale, di una comunità: mai uno "stia al suo posto e non si permetta", mai un "ma si rende conto che esistono delle regole?". Nessuno che infranga, anche solo verbalmente, quell'insopportabile patina di complicità, di "diamoci una mano", che fa da tinta madre a tutti i più unti canovacci nazionali. 

Ovunque un "tu" piacione e colloso, un clima da eterna rimpatriata (e si immaginano i ristoranti, i bavaglioli, le risate grasse) e una furbizia greve, da commedia dell'arte: quella stessa che poi vediamo, ripulita dei suoi quadri più inconfessabili, nei peggiori talk-show calcistici, dove "l'amico Moggi" da anni ammannisce a una platea spesso estasiata oscure facezie e sorridenti minacce, una specie di andreottisimo però imbertoldito, un'imitazione popolaresca del Potere che è parodia però senza saperlo. In fondo soprattutto penosa, e penosa non tanto perché rimanda a probabili prepotenze calcistiche, quando perché incarna (altro che calcio...) la vecchia furbizia contadina italiana appena appena camuffata, incravattata di fresco, e riscodellata in video per la gran gioia di chi non vuole fare la fatica di pensarci diversi, noi italiani, da questo stucchevole arrangiarci da subalterni: da servi, altro che da potenti. (Che la furbizia sia caratteristica servile, e mai signorile, è la sola fondamentale scoperta politica che milioni di italiani devono ancora fare). 

E il tutto, poi, si badi bene, ben radicato e fiorito lungo 
il corso degli anni alla corte della sola accertata monarchia borghese d'Italia, la Juventus dello "stile Juventus", gli Agnelli dello "stile Agnelli". Le cui giovani leve, esauriti i dovuti vizi di crescita, si spera possano dare una sterzata all'andazzo, vincendo mezzo scudetto di meno, magari, ma guadagnando un minimo di "immagine", parola così di moda che sempre più spesso ci si dimentica che forse significa qualcosa. 

Tanto, Moggi un altro lavoro lo troverebbe di sicuro: il calcio italiano, e il Paese in genere, non pare abbiamo i normali anticorpi bastanti a difendersi dai prepotenti e dai furbi. Difatti, suscitando altri tremiti in altri ambienti attenti allo stile, ogni tanto corre la voce che l'indubitabile signore Moratti voglia portarlo all'Inter, questo fenomeno della telefonata giusta. 
Speriamo di no. Ma non stupiamoci se è sì.--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

La Sentenza 36350/15 della Corte Suprema di Cassazione (è al vertice della giurisdizione ordinaria italiana, non è giustizia sportiva...
), 
precisa come andarono le cose.

mercoledì, febbraio 08, 2017

Ancora Toro e Sempre tu

ANCORA TORO
Io questa maglia sognavo da bambino
quando giocavo ancora col trenino
mio padre andava sempre al Comunale
c’era il Torino, il Toro da sognare

Granata è una seconda pelle
portarla è come un viaggio tra le stelle
lo so cos’è la storia e la leggenda
giochiamo noi, la fiamma non si è spenta

e ancora Toro, e sempre Toro
la Maratona canta tutta in coro
e ancora Toro, e sempre Toro
il Toro è grande, fa tremar le gambe
e ancora Toro, e sempre Toro
cantiamo dai, cantiamo tutti in coro
e ancora Toro, e sempre Toro
il Toro è grande, fa tremar le gambe

Di questa squadra io sono il capitano
11 cuori tenuti per la mano
vincere sempre, vincer con ardore
per il Torino per il suo grande cuore
E’ un’emozione che sempre mi attanaglia
sono del Toro e un grido mi accompagna
Forza ragazzi vincete con onore
esser Granata vuol dire fede e amore

e ancora Toro, e sempre Toro
la Maratona canta tutta in coro
e ancora Toro, e sempre Toro
il Toro è grande, fa tremar le gambe

e ancora Toro, e sempre Toro
cantiamo dai, cantiamo tutti in coro
e ancora Toro, e sempre Toro
il Toro è grande, fa tremar le gambe
e ancora Toro, e sempre Toro
la Maratona canta tutta in coro
e ancora Toro, e sempre Toro
il Toro è grande, fa tremar le gambe

e ancora Toro, e sempre Toro
cantiamo dai, cantiamo tutti in coro
e ancora Toro, e sempre Toro
il Toro è grande, fa tremar le gambe

SEMPRE TU
Fin da bambino io facevo a modo mio
chi vince sempre non mi va

momenti belli e no
ma di soffrire un po'
chi si innammora lo sa già

solo tu ci sarai sempre tu come mai

sarà una malattia
bisogno di poesia
voglia di un'altra gioventù

sarà che il buio è nero
sarà che in fondo il cielo
mi piace rosso più che blu

sempre tu ci sarai solo tu più che mai

mi scoppia il cuore per te
il mio motore il mio caffè

un solo amore per me il Toro è l'unico che c'è

in fondo ai sogni miei
ricordi che vorrei
portare via all'eternità

bandiere al vento e poi
un'altra volta noi un grido che non finirà

solo tu ci sarai sempre tu come mai

mi scoppia il cuore per te
il mio motore il mio caffè

un solo amore per me il Toro è l'unico che c'è

c'è una stella nel tuo futuro
e un bel giorno arriverà
l'importante è tenere duro come fa la tua città

mi scoppia il cuore per te
il mio motore il mio caffè

un solo amore per me il Toro è l'unico che c'è

mi scoppia il cuore per te
il mio motore il mio caffè

un solo amore per me il Toro è l'unico che c'è

mi scoppia il cuore per te
il mio motore il mio caffè

un solo amore per me il Toro è l'unico che c'è
mi scoppia il cuore per te

il Toro è l'unico che c'è

mi scoppia il cuore per te
il mio motore il mio caffè

un solo amore per me il Toro è l'unico che c'è
il Toro è l'unico che c'è

sabato, dicembre 03, 2016

Il segreto del Toro


Ogni tanto mi chiedono perché noi del Toro ci sentiamo diversi, dove risiede questa presunta unicità. La risposta evidente è: a Superga. Quella segreta: in un gabinetto chiuso a chiave. Ecco la storia. Oggi si celebra la Natività Granata, avvenuta a Torino il 3 dicembre di 110 anni fa in una birreria di piazza Solferino. A metterci al mondo fu un burbero e romantico venditore di scarpe svizzero, Alfredo Dick, che si era appena dimesso da presidente del primo scudetto juventino in polemica con gli altri soci favorevoli al professionismo. Il mese successivo si disputò il nonno di tutti i derby e lo vincemmo noi: due a uno. Un trionfo che Dick non vide, perché durante l’intervallo la manina di qualche ex socio lo aveva chiuso dentro i bagni dello stadio. Il brav’uomo passò l’intero secondo tempo a battere i pugni contro la porta per farsela aprire, ma invano. Non esistevano i telefonini e solo a vittoria raggiunta gli amici si accorsero della scomparsa di Dick. Furono attratti da un rumore sordo che arrivava dai gabinetti. Era il suono delle sue imprecazioni pronunciate in varie lingue: ne conosceva moltissime. 

La sorte del Toro era già fissata in quella istantanea. Essere vittima di agguati. Non godersi mai nulla fino in fondo. Gioire lamentandosi e nel lamento gioire. Assaporare il retrogusto amaro della felicità e quello dolce della sventura, a cui segue immancabile un riscatto sempre precario. Vivere, insomma. Ciò che il fragile Dick smise volontariamente di fare a 44 anni, lasciandoci in eredità questa creatura bizzarra e amatissima.

Granata da legare
MASSIMO GRAMELLINI
La Stampa 03.12.16


mercoledì, novembre 30, 2016

Le lacrime, il sangue, i fratelli e qualche gioia

Credo abbia ragione il mio amico gobbo.
il menagramo dice che, benché più vecchio, mi sopravviverà, in virtù del suo tifo calcistico.
ne ho avuto la conferma indiretta stamattina.
mi sveglio e sono di ottimo umore.
ma perché? sono le 06.31 fa freddo e devo andare a lavorare!
poi visualizzo mentalmente il missile di Adem della sera prima.
che gioia! per una partita poco rilevante per altro,
contro una formazione sì gagliarda ma improponibile,
tant'è che poi il Pisa ne ha buscate ben 4 di pere.
ma è così. non c'è nulla da fare. si gode a bestia.
...e, si badi bene, non ho proprio una vita così sfigata, ho anche "altre" gioie, ve lo assicuro.
ma la vittoria del Toro agisce a livelli diversi, primordiali.
anche superficiali, certo.
risveglia davvero il fanciullino che dorme della grossa che c'è, credo, dentro di me.

immaginiamo adesso di essere un gobbo, che vince sempre o quasi.
lascia stare come, per un tifoso alla fine è, più o meno, lo stesso...
vuol dire, e questo è scientificamente provato, una alimentazione migliore,
un umore sempre eccellente, un sorriso ebete appena alzato.
in quanti anni "guadagnati" vogliamo stimare questa qualità di vita superiore,
rispetto, per esempio, al granata rosicante? 10 anni?
ma facciamo 15...

Poi però non puoi non considerare il rovescio della medaglia.
di merda ne abbiam mangiata tanta in questi ultimi vent'anni in particolare,
ma questo ha selezionato, migliorato per certi versi il tifoso granata.
è vero, è ancor più indolente e sclerato di un tempo, specie adesso in epoca "social".
ma in ogni caso, la condivisione di cotanta merda, ha fatto sì che quando incroci
un altro tifoso del Toro, ti trovi davvero davanti un fratello.
ha sofferto quello che hai sofferto tu, ti capisce.
è capitato ancora stamattina: ci incrociamo per caso sul tram,
io e un mio coetaneo,
ci si guarda un attimo e si ridacchia di gusto, ci si dà il 5, anche se
ci siamo visti solo un paio di volte e ci siamo conosciuti da poco.
ci si abbraccia, come allo stadio.
condividi con lui una passione particolare,
lo senti vicino, lo senti amico.
un fratello appunto.

il granata è così, non è il gobbo che ti chiede - non lo sa davvero, lo chiede a te cristo! -
il lunedì mattina cos'ha fatto la goeba!

morirò giovane
ma quanto è bello essere del Toro!

giovedì, ottobre 27, 2016

L'Inter-Toro 2-1 del 26.10.16 h 20.45 - né cherpa né sciopa

L'attimo

Al bar della Stazione i cinesi, sapientemente, avevano suddiviso il locale in due: da una parte i gobbi, dall'altra noi, in mezzo, a far da cuscinetto, loro.
I più giovani di loro parlano italiano e con loro si riesce bene o male ad intendersi, con gli altri un cazzo.
Quindi si procede a gesti per farsi capire e sono frequenti le incomprensioni. Le distanze culturali sono enormi.
Per quanto possibile li si prende amabilmente per il culo e loro, immagino, faran lo stesso.
Però è strano che, anche i più giovani tra loro, non abbiano ancora capito che durante una partita se qualcuno segna un goal, ed è dei nostri, si urla.

Quelli "in mezzo" sono un numero sterminato, operosi, silenziosi, efficienti. Non ridono mai. Ai lati lo scazzo.
Il clima è un po' quello dello spaccio a naja: tu sei il rospo, loro gli anziani.
Il servizio è rude. Sinceramente a me non dispiace. Basta con le nostre stantie e ipocrite convenzioni sociali, basta con le buone maniere basta "Buongiorno/Buonasera", "Per favore", "Grazie", "Prego", "macchiato freddo", "in tazza grande"...
Al bar della Stazione tutto questo è finalmente azzerato.
Ti prendi quello che vuoi, metti i soldi sul bancone: se sono di più del dovuto ti danno il resto altrimenti prendi e te ne vai.
Senza un "cherpa" [ndr dal piemontese "Crepa"] senza uno "sciopa" [ndr dal piemontese "Scoppia"] né dall'una né dall'altra parte.
Un mondo perfetto e una fotografia di quello che succede oggi tra Asia ed Europa.
Noi divisi e rancorosi al cazzeggio, intenti a sperperare gli ultimi centesimi, loro uniti a lavorare, pianificare e costruire.

Queste le premesse per godersi l'attimo.
L'istante più bello, in una brutta partita persa meritatamente, è stato non già la nostra rete, ma quello successivo al goal di Belotti.
Dal nostro "settore" parte un boato immenso, io mi ritrovo catapultato in mezzo alla stanza urlante, altri si abbracciano, un paio di ragazzini prendono a calci la porta per stemperare la tensione accumulata fino al quel momento liberatorio.
C'è un gran baccano a San Maurizio, in quel vetusto locale tra la stazione ferroviaria e il campanile quadrato, simbolo del paese.
Un istante dopo, quasi all'unisono, si spalanca una porta laterale e si affacciano 3-4 cinesi sconvolti per capire cosa mai stia succedendo.
Le facce stralunate, sorprese, un po' preoccupate.
Ma cosa vorrai mai che sia successo durante una partita di calcio e in particolare durante l'Inter-Toro? Ha segnato il Gallo!
Così come istantaneamente erano comparsi, i cinesi, veloci di mente, compreso che nessuno stava ammazzando qualcun'altro, richiudono la porta e scompaiono, silenziosi ed enigmatici.
Nel buio, il burlone del paese, con insolita saggezza, chiosa:
"ragazzi adesso tranquilli, occhio che anche il bar è 'loro'...di quelli [sottinteso proprietari] dell'Inter"...

martedì, ottobre 18, 2016

Palermo-Toro 1-4 [17.10.16 h 20.45]

La classica partita che, negli ultimi 30 anni, perdiamo.
Vado al bar dei cinesi, in piazza della stazione, è la prima volta che ci entro.
Non tanto perché sia "gestito" dai cinesi, ma perché la cultura del bar, ahimè, mi manca. Non ho mai avuto tempo di frequentare un bar con assiduità, tranne la mattina prima del lavoro. Ma non è quella la frequentazione che ti permette di vivere il bar, i suo avventori perdigiorno, inimitabili maestri di saggezza e di vita.
Comunque entro e sono guardingo, la mia decennale esperienza mi porta ad ipotizzare una possibile ipotetica ennesima presa per il culo, anche se tutto farebbe pensare il contrario.
Ossia sembra la partita facile e noi veniamo da un paio di vittorie belle e importanti, ma questo per noi non conta nulla, anzi.
Quando siamo lì lì per rialzare la testa di solito arriva il lordone.

Dopo pochi minuti di gioco capisco che il vento è però cambiato. Siamo cazzuti. Sono fiero di loro.
Arriva la birra e fa veramente schifo al cazzo.
Faccio fatica a berla.
Pochi istanti e il maxi-schermo si spegne.
Cristo.
'sti cazzo di cinesi, penso.
Nel buio un tizio fa:"ha segnato il Palermo".
Ridacchio per la battuta.
Qualcuno nel frattempo accende le luci e una ragazza, togliendosi le cuffiette, con aria funebre, conferma "ha segnato il Palermo".
Cristo. Porca troia.
Mi girano i coglioni, ma credo nei ragazzi.
Sarà una serata di merda, penso, ma lotteremo fino alla fine.
La ciliegina sulla torta è il messaggio istantaneo del collega gobbo.
Mi irride "Ah ah Chonev!".
Rispondo pacatamente e prontamente:
"ne parliamo alla fine, suca".
Ci credo e i ragazzi, pare, che ci credono ancor più di me.
Non si scompongono e continuano a macinare gioco.
Al gobbo di "messaggini" gliene mando poi altri 4.
Brevi ma incisivi:
"E 1"
"E 2"
"E 3"
"E 4"
e chiudo con un:
"Lo scemo non canta più?"

Grazie ragazzi, vi vogliamo così!

lunedì, luglio 25, 2016

Sempre i soliti

Quando vidi le prime partite del Toro allo stadio, al vecchio Comunale, non ero più giovanissimo.
Avevo circa dieci anni.
Mi colpì la prospettiva, i giocatori erano così vicini e poi quel colore acceso delle maglie.
Nessun campione, ma schiumavano esuberanza agonistica, ti trasmettevano un'idea di forza, di fierezza. Potevano anche perdere, ma li vedevi infuriarsi se ciò avveniva.
Noi li sostenevamo con forza, ma senza rabbia.
C'era anzi gratitudine perché vedevamo che loro facevano in campo quello che avremmo fatto noi.
Adesso, a distanza di oltre trentanni, le parti si sono invertite.
Noi rabbiosi sugli spalti, loro freddi, razionali e distaccati in campo.
Ci dicono che dobbiamo riconoscere il valore dell'avversario e saper accettare una sconfitta...
Ma noi non saremo mai come ci vorreste.
Noi siamo sempre i soliti.



mercoledì, aprile 27, 2016

Buon compleanno Puliciclone!

Giro questa immagine sacra ad un amico gobbo [scusate l'ossimoro] che,
pensando di essere simpatico, mi chiede "è morto?"



La cosa è divertente, che domanda assurda: Lui è immortale!

venerdì, dicembre 18, 2015

Riflessioni post derby perso non giocandolo

Parlando di...medioevo dal forum ForzaToro:
"C'è un'immagine, mi sembra di Leibniz, ripresa da Deleuze: se la comunità è un tessuto, l'uomo è una piega, una singolarità, che nasce, muore, è riconosciuta, anche se con una geometria variabile di funzioni. Il nostro modo di essere riconosciuti era fatto di tanti individui, ma la sostanza che lo componeva non era propria di ciascun individuo, era comune.
Come gli uomini del Medioevo pensavamo che nel contesto Toro una cosa fatta male, un pensiero pensato male, non si esaurissero lì, in quella cosa o in quel pensiero, ma turbassero un ordine, un universo, che era il Toro. Non ci sembrava, almeno a me, di «pensare», ma di «partecipare a un pensiero» legato al Toro. Non di «amare» il Toro, ma di essere parte di un sentimento che era l'«amore» per il Toro.
Ora, non solo nel calcio, le pieghe sono state stirate e sono diventate pura superficie. È sparita la complessità, la profondità. È una perdita importante, la trasformazione di ogni traccia residua di interiorità in comportamenti standardizzati e modellizzabili.
Secondo me con il Toro stiamo seguendo in pieno questa tendenza. Alla quale del resto nessun aspetto del reale sfugge, perché la nostra dovrebbe essere un'eccezione? Un certo modo, analogico, medievale, eroico di vivere il Toro non può più essere, semplicemente, perché la realtà lo fagocita come fanno i globuli bianchi. Lo strazio è che a quella malattia eravamo abituati e le volevamo bene."

mercoledì, ottobre 28, 2015

Dopo una sconfitta per 3-0...

Ovunque!
Comunque!

Ovunque noi ti seguiremo
comunque saremo insieme a te
il nostro colore porteremo
da sempre per sempre Toro alé
con la voce accanto a te
forza grande Toro alé
ale ale ale ale Toro alé

Siam granata il meglio da sempre
siam padroni di questa città
entra il Toro lo stadio è una festa
forza Toro la gente è qua
poche gioie e molti dolori
però questo un granata lo sa
se la strada diventa salita
non per questo lui si fermerà

filo diretto con Valentino
gioca nel cielo col Grande Torino
parla ai ragazzi digli che noi
siamo granata e siam sempre con voi

filo diretto con Valentino
gioca nel cielo col Grande Torino
parla ai ragazzi digli che noi
siamo del C.A.S.T. e siam sempre con voi




http://www.cast-1983.it/

lunedì, maggio 04, 2015

il presagio 26.04.15 - derby Torino-Juventus 2-1

La notte era passata tranquilla, solito sogno pre-derby: la gara finiva 0-0 e si giocava, stranamente non come da calendario, a casa dei gobbi, ossia al "supermercato".
Dopo aver portato la bimba dai nonni, mi preparo per andare alla partita, ma prima la curiosità di sfogliare il libro appena arrivato via posta mi costringe a posticipare la partenza.

Era da un po' che aspettavo quel libro trovato tra le pieghe di ebay.
Un testo introvabile edito nel 1967: "Quaderno laico" di Guido Calogero.
Una raccolta pressoché esaustiva dei "pezzi" del filosofo romano usciti sulla rivista "Il Mondo" di Mario Pannunzio.
Me l'ero fatto recapitare a casa dei miei e domenica 26 aprile 2015, finalmente, prendo in mano il prezioso volume per la prima volta.
Lo apro e trovo un foglietto piegato in due, di colore rosso, una vecchia schedina del totocalcio.
Penso "chissà con chi giocava il Toro..." Incredibile! Proprio Juventus-Torino!

Invoco subito il "presagio"...ma poi mi dico, l'evento particolare potrebbe anche presagire un fatto negativo: quanto finì quella gara? la schedina è datata 22/10/1967...
Inserisco i numerini su google, fiducioso, e trovo un derby particolare è quello finito 0-4 per noi,
quello disputato dopo la morte di Meroni.

Parto per lo stadio con una consapevolezza granitica: oggi si vince.













Grazie ragazzi! Superga si onora così: vincendo!

mercoledì, luglio 23, 2014

le cose semplici

L'idea è di non andare, il prossimo anno, allo stadio.
Rinuncia difficile.
Il nuovo "gioiellino" di papà in arrivo, un po' però lo impone.
Già forte è la nostalgia del profumo dell'erba e di quello dei fumogeni.
Della gente che freme per entrare, dell'emozione di vedere quelle maglie granata entrare in campo.
L'idea di forza che ti trasmettono. Indipendemente dal valore reale di chi le indossa.

Una delle cose più belle della prima partita della stagione è entrare, appena aperti i cancelli dello stadio, e dopo qualche minuto d'attesa, unirsi a uno dei primi cori: "JUVE, JUVE VAFFANCULO!"
urlato a squarciagola. col cuore. con felicità e irriverenza guascona.
urlo identitario, di appartenenza.
e poi un urlo ancora più forte, con la voce che si fa roca,
con rabbia TORO! TORO! lo sai già, avrai tutto contro.
ma questa volta è solo una ennesima promessa d'amore,
senza condizioni.
sai che dovrai soffrire e le gioie saranno poche,
ma sei con la tua gente,
sei ancora innamorato pazzo e non hai più paura di niente: TORO! TORO!