martedì, ottobre 01, 2019

Ebhardt non è esattamente Isaacson...

Forse, lo ammetto, ho fatto l'errore di leggere questo libro subito dopo aver letto la raccolta di articoli su Marchionne stesso proposto dal "Corriere della Sera" ("Marchionne, il Sogno Incompiuto", 2019). La sensazione quindi che ho provato è di rileggere eventi e fatti a me già noti, senza trovare molto di più a livello di approfondimento. 

Tommaso Ebhardt fa un lavoro serio e cita correttamente quanto scritto dai suoi colleghi, cita anche la biografia di Steve Jobs che probabilmente Tommaso ha cercato di prendere ad esempio...ma le similitudini tra le due opere si fermano alla scelta grafica della copertina (ossia un primopiano d'impatto su sfondo bianco). Walter Isaacson ha scritto un capolavoro che personalmente non risucivo a smettere di leggere. E' vero che fu Jobs stesso a commissionare la biografia senza dare nessun limite all'autore, mentre Marchionne ha fatto del rispetto della sua privacy un punto fermo della sua vita, ma allo stesso tempo a Ebhardt sarebbe stato giusto chiedere di andare ad approfondire eventi e fatti nonostante questa non fosse, come ripete spesso, la volontà di Marchionne. Poi il libro di Ebhardt è scritto bene, ma risulta monotono e ripetitivo senza quegli eventi extralavorativi che ogni biografia, grazie a Dio, dovrebbe avere. Marchionne viveva per il lavoro, perfetto. Ma la sua vita in Canada prima di diventare lo stakanovista che conosciamo? Oppure, faccio un altro esempio: si accenna un paio di volte al rapporto matrimoniale, precedente quindi la relazione con la compagna Manuela, chiuso in modo repentino e brusco. Perfetto...perchè? La motivazione a mio avviso avrebbe potuto aggiungere molto sul profilo psicologico del protagonista. Il rapporto con i figli? Ebhardt ci ha speso due parole in croce (il libro consta comunque di 277 fitte pagine). Credo anche che Ebhardt stesso fosse a conoscenza del rischio di diventare monotono e ripetitivo tant'è che nelle prime pagine aggiunge annotazioni squisitamente personali su vicende parallelle legate alla sua vita quotidiana...un espediente letterario che poi però abbandona e che, benchè non mi avesse colpito particolarmente in prima battuta, alla fine del libro quasi ho rimpianto...

venerdì, settembre 27, 2019

Georges Simenon - Romans dur

Da oggi, venerdì 27 settembre 2019, con La Stampa vengono venduti a 9.90E i "romanzi duri" di Simenon.
Per capirci le opere nelle quali Simenon maggiormente credeva e nelle quali maggiormente investiva in termini di tempo e attenzione, diversamente dai romanzi "commerciali" con protagonista il commissario Maigret. 
Grazie a queste opere ambiva al Nobel che invece non arrivò...

Il piano dell’opera
1 - Il testamento Donadieu, 27 settembre 2019
2 - Lettera al mio giudice, 4 ottobre 2019
3 - La verità su Bébé Donge, 11 ottobre 2019
4 - La camera azzurra, 18 ottobre 2019
5 - La vedova Couderc, 25 ottobre 2019
6 - Corte d’Assise, 1° novembre 2019
7 - Betty, 8 novembre 2019
8 - Le finestre di fronte, 15 novembre 2019
9 - Tre camere a Manhattan, 22 novembre 2019
10 - Il viaggiatore del giorno dei Morti, 29 novembre 2019
11 - I Pitard, 6 dicembre 2019
12 - Il clan dei Mahé, 13 dicembre 2019
13 - Senza via di scampo, 20 dicembre 2019
14 - La finestra dei Rouet, 27 dicembre 2019
15 - La fuga del signor Monde, 3 gennaio 2020
16 - Le signorine di Concarneau, 10 gennaio 2020
17 - Il grande male, 17 gennaio 2020
18 - Il passeggero del Polarlys, 24 gennaio 2020
19 - I fantasmi del cappellaio, 31 gennaio 2020
20 - Il primogenito dei Ferchaux, 7 febbraio 2020
21 - Pioggia nera, 14 febbraio 2020
22 - Il fidanzamento del signor Hire, 21 febbraio 2020
23 - L’orologiaio di Everton, 28 febbraio 2020
24 - Il gatto, 6 marzo 2020
25 - I clienti di Avrenos, 13 marzo 2020

giovedì, settembre 19, 2019

LIBRI

Per bloccarne l'acquisto compulsivo, avevo ideato una soluzione banale che mi pareva però, nella sua semplicità, efficace.
Mi ero riproposto cioè di comprare solo quel libro che, una volta preso, avrei voluto leggere subito, ancor prima di finire quello in lettura, non cadendo cioè nel tranello del "interessante...lo prendo e lo leggerò poi".
In realtà questa logica non ha calmierato gli acquisti, mi spinge solo a documentarmi di più (ovvero leggendo recensioni, riviste di lettura, frequentando gruppi di lettura ecc), a ricercare - e questo è un indubbio vantaggio e parte del piacere - testi più interessanti o almeno che io reputo tali.
Così negli ultimi giorni ho trovato:
"Faccia da Turco" di Wallraff (oggi), "Il grande Gualino" di Caponetti (stupendo), "Trans Europa Express" di Rumiz (ebook), "La cena" di Koch (preso in biblio però)...

venerdì, settembre 06, 2019

Vita privata

Cercavo recensioni sensate sulla collana di 5 volumi curata da Duby e Ariès.

1. Vita privata
Dall'Impero romano all'Anno mille.

2. Vita privata
Dal Feudalesimo al Rinascimento.

3. Vita privata
Dal Rinascimento all'Illuminismo.

4. Vita privata
Ottocento.

5. Vita privata
Novecento.

Le ho trovate qui!
https://moloch981.wordpress.com/

venerdì, agosto 02, 2019

Eichmann. Il gestore della "soluzione finale"

Libro "Eichmann"
Il gestore della "soluzione finale"
scritto da Giulia Baj e Tullio Scovazzi
Introduzione di Luigi Garofalo
Uscito a maggio 2019 nella collana "I Grandi Processi della Storia"
VOL. 7 in abbinamento al "Corriere della Sera"

Riporto i riferimenti presenti nel Capitolo finale "Percorsi di approfondimento"

LIBRI
1. H.Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme (ce l'ho, letto nel 2012)

2. I.Arel, La casa di via Garibaldi. Come ho catturato Adolf Eichmann
(il capo del Mossad racconta la storia della ricerca e cattura di Eichmann)

3. G.Hausner, Sei milioni di accusatori. La relazione introduttiva del procuratore generale al processo Eichmann (ordinato)

4. U.Goni, Operazione Odessa - La fuga dei gerarchi nazisti verso l'Argentina di Peròn (ce l'ho, in lettura)

5. D.E.Lipstadt, Il processo Eichmann, Einaudi Torino 2014
(il racconto di una storica statunitense di origine ebraica illustra il peso che esso ha avuto nella presa di coscienza della Shoah)

6. P.Longerich, Verso la soluzione finale. La conferenza di Wannsee, Einaudi Torino 2018

7. P.Z. Malkin, Nelle mie mani, Sperling & Kupfer Milano 1991
(cattura e primo interrogatorio di Eichmann in attesa del volo verso Israele)

8. M. Pearlman, Cattura e processo di Eichmann, Utet Torino 2016
(il primo libro - prima edizione 1963 - su cattura e processo di Eichmann, scritto dall'ex portavoce dell'esercito israeliano)

9. F.Pocar, L'esercizio non autorizzato del potere statale in territorio straniero, Cedam Padova 1974
(analisi di questo tipo di violazione di sovranità alla luce del diritto internazionale)

10. Q. Reynolds, E.Katz, Z.Aldubi, Il ministro della morte. La storia di Adolf Eichmnann, Bompiani Milano 1961
(Biografia di Eichmann, dall'infanzia alla cella in Israele, con le informazioni di Katz e Aldubi, membri delle forze armate israeliane)

11. B. Stangneth, La verità del male - Eichmann prima di Gerusalemme, Luiss University Press Roma 2017
(La personalità di Eichmann ricostruita attraverso una meticolosa analisi delle "carte argentine")

SITI/VIAGGI
1. http://www.iltrenodellamemoria.it

2. http://auschwitz.org/en/

3. Visita al Ghetto di Varsavia, la "via della memoria" commemora le 450.000 vittime

4. Steven Spielberg Jewish Film Archive
https://en.jfa.huji.ac.il

5. Gerusalemme il Gerard Behar Center (prima era il Belt Ha'Am) teatro del processo. Ospita manifestazioni artistiche ed eventi commemorativi della Shoah

FILM
1. "Operation Finale" di Chris Weitz (2018)
basato su "Nelle mie mani" storia della cattura

2. "The Eichmann show" di Paul Andrew Williams (2015)
Finzione più documentario delle udienze processo

3. "Uno specialista. Ritratto di un criminale moderno" di Eyal Sivan (1999)
Filmati originali processo criticato però dal portavoce dello Steven Spielberg Jewish Film Archive



lunedì, luglio 22, 2019

L'importanza dei preliminari

PAZZO PER IL TORO
Sinceramente non so se son così di mio, cioè fuori di testa, o se è “lui” che mi ha reso così.
Forse è colpa sua, del Toro…mi piace pensarlo almeno, a mia parziale discolpa.
Mentre il mio collega sogna probabilmente - e vanamente - una "notte magica" a Istanbul, il sottoscritto questa notte è riuscito ad avere questo “incubo”.

Calcio di rigore per il Toro in terra d'Ungheria. Non so bene chi lo batta, in ogni caso il giocatore sul dischetto opta non per il tiro diretto, banale, ma per il passaggio laterale sulla sinistra ad un giocatore che effettua il cross a scavalcare l'assembramento a centro area, per l'attaccante accorrente che, con una gran zuccata, insacca. Goal! Debrecen 0 - Torino 1! E’ fatta, Europa arriviamo.
A battere un rigore così, a ben vedere, sono solo i pazzi o quelli che sanno di essere i più forti. Lo fece una volta il Grande Torino e, recentemente, se non erro, il Barca.
Mi scuso con i fratelli granata per aver accostato in un singolo post gli Invincibili all'attuale Torino.

Ma torniamo a bomba, la partita, sbloccata, prende la piega che solo un tifoso granata può immaginare ossia loro ne fanno prima uno, un mezzo autogoal, poi due, in contropiede, e poi tutto va in vacca ops e finisce 3-1.

A quel punto, forse perché è vero noi non molliamo mai...la mia mente, tra il sonno e il risveglio, inizia a immaginare la via d’uscita un'andata che si è conclusa sul 2-0 che, di fatto, renderebbe utile anche questo insulso 3-1.
Poi mi sveglio, madido di sudore, stravolto e di pessimo umore. Ma giusto così, è lunedì, si muore di caldo e per noi "mai una gioia" non è mai tanto per fare i simpatici...

In ogni caso, mai gobbi
#TorinoFC #SFT #FVCG

venerdì, maggio 24, 2019

UNA PICCOLA STORIA TRISTE Torinese

Sono al Mercatino dell'usato di via Gorizia che, solitamente, presenta una grande e varia scelta di libri usati, a ravanare tra centinaia di titoli
ed è proprio qui il bello: separare il grano dal loglio, per portarsi poi a casa qualche chicca da leggere in serata.
Per fare al meglio l'operazione di cernita, sono fermo di fronte ad uno scaffale a controllare sullo smartphone le recensioni di qualche titolo interessante.
Una signora attempata mi si avvicina per guardare i libri dello stesso scaffale, le faccio posto mettendomi da parte,
lei si affretta a dirmi di star pure lì dove sono.
Io mi sposto lo stesso perché la verifica della bontà del grano non è operazione veloce, ma favorevolmente colpito dalla sua gentilezza e, vedendo che armeggia una lista di titoli,
facendomi immaginare che sia una buona lettrice,
mi permetto di consigliarle un libro che ho proprio davanti a me.
Prendo in mano un'edizione economica, con la copertina rossa, di "Stoner" di John Edward Williams e dico:
"Non conosco le sue preferenze di lettura, ma questo libro a me è piaciuto molto;
'non succede niente' nel romanzo, ma l'autore è molto bravo a descrivere questo 'niente'."
L'attempata prende velocemente il libro e lo fa proprio, mi ringrazia ampiamente.
Rimango un po' colpito dalla velocità con la quale accetta la mia proposta e, con una certa vanità, tronfio della mia capacità persuasiva.
La signora mi sorride e ringrazia e prende in mano un libro di Danielle Steel, facendomi così capire che non apprezzerà mai il libro che le ho appena proposto.
Non volendo obbligare nessuno a far qualcosa che non desidera veramente e per evitarle un acquisto probabilmente inutile
preciso, per "salvarla":"non si aspetti colpi di scena da 'Stoner' o cose simili eh...è semplicemente il racconto della vita del protagonista, un insegnante".
"Lo prendo, lo prendo, La ringrazio molto", risponde lei.
Ci salutiamo cordialmente, la signora dopo un po' va a pagare ed io rimango invece ancora lì a cercare,
trovando alla fine tre libri che mi convincono:
"Nel turbine della storia" di Ryszard Kapuscinski
"Il re. La vera storia dietro Scarface" di Evan Wright e Jon Roberts
"La cupola di Brunelleschi. La nascita avventurosa di un prodigio dell'architettura e del genio che la ideò" di Ross King
Vado infine alla cassa e pago.
Uscendo noto sul bancone una pila costituita da 3-4 libri che evidentemente al momento di essere venduti, per qualche ragione, non sono
poi stati effettivamente acquistati, per un qualche ripensamento.
Butto il mio occhio miope e, nonostante il mio difetto, non posso non scorgere il povero "Stoner", nella sua copertina rossa,
sconsolato in mezzo alla paccottiglia costituita da un Buticchi, un qualche manuale per
dimagrire e l'onnipresente e illeggibile volume mariano, edizioni paoline.
Quando si parla di libri, si crea una certa vicinanza con l'interlocutore di turno:
devo dire di aver provato una certa amarezza per questa intimità inutilmente tradita...
ma che problema c'è a declinare un consiglio spassionato? invece di inscenare questa stupida pantomima?
La sciagurata evidentemente doveva essere "intimamente" torinese,
un po' falsa, un po' cortese.

venerdì, gennaio 25, 2019

Terza pagina La Stampa

Con una certa fatica ho ricostruito elenco uscite della storica Collana Terza Pagina editrice La Stampa curata da Metella Rovero (raccolte per autore degli articoli usciti in "terza pagina" sul quotidiano di Torino).
Informazioni che in rete non ho mai trovato presentate in maniera completa ed esaustiva.
Spero che il lavoro possa servire a qualcuno che, come me, è interessato alla collana (sono riuscito a trovare solo recentemente tutti i volumi!).
Veste grafica minimalista e di classe: blu/rosso vedi immagine.
NB.: i prezzi indicati sono ormai teorici essendo i volumi fuori catalogo da diverso tempo e quindi di difficile reperibilità, ma sono imperdibili.

vedi anche "La terza pagina" 

1. Trentasei articoli (illustrato) di Massimo Mila – 1985 Prezzo: € 11.36
2. Racconti e saggi di Primo Levi 1988 P: € 11.36
3. Le meraviglie del reale (illustrato) di Tullio Regge – 1987 P: € 11.36
4. Briciole di colonna (1975-1987 illustrato) Guido Ceronetti NB: 1987 P: €11.36
5. Dal mondo dell'archeologia (illustrato) di Sabatino Moscati – 1988 P: € 11.36
6. Mille Americhe (illustrato) di Furio Colombo – 1988 P: € 11.36
7. Le mezze verità (illustrato) di Gianni Vattimo - 1988 P: € 11.36
8. Ritratti di antenati di Luigi Firpo - 1989 P: € 11.36
9. Il magico «Kolobok» e altri scritti di Mario Rigoni Stern – 1989 P: € 11.36
10. Frammenti della crisi di Giovanni Spadolini – 1989 P: € 11.36
11. Nel bene e nel male (illustrato) di Giovanni Arpino – 89 P: € 11.36
12. L' utopia capovolta di Norberto Bobbio – 1990 P: € 11.36
13. Strani anelli. La società dei moderni di Luciano Gallino - 1990 P: € 11.36
14. La politica e la storia di Massimo Salvadori - 1991 Prezzo: € 11.36
15. Libertà liberatrice di Alessandro Galante Garrone - 1992 P: € 11.36
16. Viaggi intorno alla Russia di Sergio Romano – 1993 P: € 15.49
17. L' eclisse del comunismo di Enzo Bettiza 1994 P: € 15.49

Nel libro di Bettiza (17) si dice: di prossima pubblicazione:
Marco Rosci, la critica d’arte e la storia che non mi risulta in realtà essere mai uscito



Erroneamente attribuiti alla stessa collana:

Briciole di colonna (illustrato) di Guido Ceronetti – NB 1999 ed. 2 Prezzo: € 12.91 
Identico a Edizione 1987; manca solo il sottotitolo 1975-87) 
Inserito nella collana “Documenti e testimonianze” (n. 6) a cura di Metella Rovero 
Editrice La Stampa (veste grafica diversa da collana Terza Pagina)

Lo scrittore inesistente (illustrato) di Guido Ceronetti – 1999 P: € 12.91
Inserito nella collana “Documenti e testimonianze” (n. 7) a cura di Metella Rovero 
Editrice La Stampa (veste grafica diversa da collana Terza Pagina)

Il magico «Kolobok» e altri scritti (illustrato) di Mario Rigoni Stern – 1999 ed 3 P: € 12.91
Uguale a edizione 1989, con in più una prefazione di Orengo e con illustrazioni non presenti nell'edizione Terza Pagina. Stranamente invece, in questa terza edizione, è stata "tagliata" una interessante "premessa" di Rigoni Stern datata aprile 1989.
Inserito nella collana “Documenti e testimonianze” (n. 8) a cura di Metella Rovero 
Editrice La Stampa (veste grafica diversa da collana Terza Pagina)

Non abbiate paura. Racconti di fantascienza di Tullio Regge – 1999 P: € 12.91 
Inserito nella collana “Documenti e testimonianze” (n. 9) a cura di Metella Rovero 
Editrice La Stampa (veste grafica diversa da collana Terza Pagina)

giovedì, novembre 22, 2018

POCHI SECONDI DI IMMORTALITA'

Con rapido passo, mi accingo allo rientro
satollo di parco pasto,
vagamente flatulente
e del resto m'importa niente

Ella, parvola tra le puelle, nera e seducente come lo dimonio,
distribuisce volantini innanzi a la culla de l'economica canoscenza
non m'illudo, guardo e passo, di desio orbato
non faccio torto al mio comprendonio

Son anni ch'io nei pressi di quel pietroso sagrato, da decine di donzelle presidiato,
vengo bellamente ignorato,
io come li colleghi miei, di ogni analoga consegna privato;
edotto, ahimè, de le ingiurie di Cronos
e di quanto se la tiran quelle

Poscia l'imprevisto! e, lo drugo direbbe, pronto m'incisto!

Ammaliante, repente e siccome luciferina la bellina m'adocchia,
e tende l'amorevole manina che stringe
l'ignoto invito,
a guisa di Babbo Natale per lo ceruleo e spento oculo meo
"L'ammaliante ammaliata?"
speranzoso tra me e me mi dico

Lo guardo mio si ridesta!
l'ascoso memento di vetuste pugne turgido si ridesta:
un party universitario!
oppure una grande festa!

Pochi secondi,
per smettere di sognare
miro tra le dita tremanti
lo volgare pieghevole di "chickenbot.it"
menu Pollo&Patate
ed è quell'ultimo plurale
a farmi smettere,
de la Bernarda
vagheggiare...



venerdì, ottobre 12, 2018

MAI NAGOYA

Entro nel ristorante Nagoya e chiedo di sedermi.
Il ristorante si presenta come "giapponese", ma è evidente, fin dal menu, che
l'unica cosa proveniente dal "sol levante" nel locale è forse il device per prendere le ordinazioni,
il resto rimanda tutto all'impero del dragone.

La cameriera sorride e gesticolando, ignorando totalmente la mia lingua, mi colloca praticamente di fronte ad un ragazzo che sta finendo di mangiare,
i tratti somatici mi fanno pensare che il ragazzo non sia italiano. In effetti scoprirò essere rumeno.
Mi siedo e lo saluto, lui risponde cordialmente.
Ci mettiamo a parlare e gli chiedo consigli su cosa prendere,
lui mi guarda e, in cattivo italiano, mi invita a prendere diverse portate e chiosa:
"Perché in Italia (sic) il cibo è il massimo". Frase surreale, considerando la location.

Capisco immediatamente di trovarmi di fronte ad un fuoriclasse.
Mi dice che per motivi di lavoro passa una settimana in Italia, ma lui vive in Inghilterra
dove il cibo fa schifo, in particolare "il cinese non è buono come qui" (secondo me è il contrario,
al netto che in teoria ci si trova in un giapponese).

Il ragazzo ha voglia di parlare, io di fargli domande.
Sommando le sue affermazioni mi rendo conto che le prime erano incomplete e
contraddette dalle ultime, ma fa lo stesso. C'è simpatia reciproca.

Quando trovo il personaggio che ogni frase è una sentenza inappellabile
io che alla sentenza arrivo, quando ci arrivo, solo dopo riflessioni e approfondimenti cervellotici, rimango affascinato.
Lo ascolterei per ore.
Non lo voglio mettere in difficoltà, né essere "lo stronzo" del caso, alla fine stiamo mangiando
insieme ed è piacevole il confronto.
Scopro che anche lui ha due figli, due bambine...o meglio, dopo dieci minuti mi è chiaro che
ne ha in realtà una e la moglie è in attesa della seconda, ma sono di nuovo dettagli.

Ha 37 anni, ma è evidente che ne ha viste parecchie, più del sottoscritto benchè io ne abbia qualcuno di più.
Mi sembra di capire che sia da molto in Inghilterra, in realtà, scopro poi, che è lì da soli due mesi.
Mi spiega, a mia domanda, che l'inglese lui l'ha imparato in TV in Romania dove i film non sono tradotti e,
dopo 6/7 anni, non devi più leggere i sottotitoli in rumeno...

In ogni caso non è uno stupido, tutt'altro.
La cosa meravigliosa è, forse a sua insaputa, la sua posizione politica.
E' molto più a destra di Salvini. La Germania è il male dell'Europa e l'Europa non serve a niente.
Mi dice che è stato in Italia molti anni ma che qui non ci può più stare per i costi esorbitanti,
vorrebbe aprire una attività, ma ti mangiano il 60% di tasse...

Adesso fa il tatuatore a Londra (forse lavora anche in una tipografia, il passaggio è stato un po' oscuro su questa seconda parte)
e mi mostra diverse foto e filmati che ritraggono le sue opere.
Si dimostra molto appassionato al suo lavoro, il primo tatuaggio se l'è fatto su se stesso e posso
vederlo sul suo braccio sinistro. Mi regala delle autentiche perle di saggezza parlando del suo lavoro, fino a divenire
poetico nel suo racconto della settantenne che decide, alla morte del marito, di farsi il primo tatuaggio in ricordo del
compagno scomparso oppure quando mi spiega, con efficacia, il momento preciso nel quale una persona, secondo lui (ma lui ovviamente non precisa che è solo una sua opinione),
decide di farsi il tatuaggio.

Ha una bella mano - "ci sono tanti più bravi di me", afferma per la prima volta in modo umile -
e i disegni sono sì improponibili, a livello di soggetto, ma realizzati benissimo.
Mi regala delle chicche, a suo modo, un po' su tutto: "E' bene non spendere soldi per i vestiti!"
dice, pur indossando un capo di Armani (taroccato? boh).

Parlando della Romania mi chiarisce che là non vuol tornare.
Perché? chiedo io.
Per via della gente di merda, mi dice.
Mi sento quasi in dovere di precisare che quella non manca manco qui,
ma lui non è d'accordo. Pare avere chiarezza delle storture che ci sono qui, ma anche delle cose belle (il clima, il cibo ecc)
e ne parla con dolcezza.

Passando all'Inghilterra afferma senza tema di esser smentito che lì la gente non si lava, e i colori sono tristi: c'è il marrone, il grigio...
Mi spiega che fa anche tatuaggi a domicilio e vede situazioni al limite della decenza a livello igenico.
Però lì si sta tranquilli.
Puoi decidere di lavorare di più o fare il tuo, di migliorare o di limitarti, come fa adesso
lui, di lavorare, tornare a casa a farti una cannetta e stare con la tua famiglia.

E' andato nella perfida (e sporca) Albione per permettere cure migliori alla figlia che non sta bene.
Non approfondisco il tema perché capisco che non è il caso, potrebbe non fare piacere, allora lui mi dice che è contento di essere lì perché vuole che il suo futuro sia migliore di com'è stato il passato.
Non vuole lavorare solo per vivere, ma vuole fare di più.
E' sicuro che arriverà il momento nel quale aprirà la sua attività.
Ha già in mente i primi investimenti da fare.
Non so se ce la farà, ma mi piacerebbe che fosse così.

Riceve una telefona: deve andare a fare un tatuaggio a Settimo, guarda caso la mia città.
Ci stringiamo la mano e uscendo mi dice che ha lasciato il caffè pagato per me.
Un piccolo gesto ma che capisco fatto con molta sincerità.
Una piccola gioia, in effetti.
"In bocca al lupo", gli dico
con la sua stessa sincerità.

venerdì, ottobre 05, 2018

Esordio

La devi vincere. La devi vincere.
E' quello che mi sono sempre ripetuto negli ultimi 27 anni, poco prima di iniziarla.
Non riesco proprio ad immaginare come sarà domenica.
Ci sarà ancora quella meravigliosa adrenalina? 
La predisposizione ad essere, letteralmente, "pronto a tutto" per portarla a casa, alla battaglia, quella concentrazione totale, per spuntarla, l'idea di "vincerla", come sempre, come unico approccio possibile, pur non "giocandola" mi pare, adesso, inadatta al nuovo ruolo...
però l'emozione c'è e, come mi spiegarono i vecchi un tempo, è una gran bella cosa che ci sia, in ogni esordio.
La devo vincere...
#OA

martedì, settembre 18, 2018

4 amici alle bocce


L'Olocausto - Una nuova storia di Laurence Ress

Per le cinque stelle manca la bibliografia...
La lettura cronologica, quasi anno per anno a partire dal 1919-23, è molto interessante e permette di seguire l'evoluzione della persecuzione degli ebrei dall'humus culturale antisemita fino alla pianificazione e industrializzazione dello sterminio.

Dettagliato ma mai pesante o prolisso, "alleggerito" da numerose testimonianze dirette. Nonostante le oltre 500 pagine l'ho letto abbastanza velocemente, merito dell'autore più che del lettore.
Ho trovato paradossale e irritante, nonostante i ringraziamenti finali dell'autore (dove dice di essere debitore di storici e accademici), l'assenza di una bibliografia, così come rari sono stati i riferimenti a piè di pagina dei testi consultati (ma puntuali i riferimenti alle proprie opere...).

giovedì, agosto 30, 2018

"Resto qui" di Marco Balzano. Sospensione dell'incredulità?

Ho letto il libro e mi è piaciuto. E' scorrevole, interessante e la vicenda è originale.
Senza voler essere pedante, pur sapendo di esserlo, vi ho però trovato alcuni limiti. Parlare di "capolavoro" mi pare quindi eccessivo.
Quando si guarda un film o si legge un libro, in particolare se trattasi di romanzo ambientato nel passato, è fondamentale calare, con tutte le scarpe, lo spettatore e/o il lettore in quella dimensione narrativa. Io voglio immaginare di essere effettivamente nel 156 a.C. o nel 1905, ma quando vedi, in un film poco curato, che l'antico romano porta al polso un orologio al quarzo o quando leggi che il protagonista del romanzo ambientato nei primissimi anni del '900 fu salvato dalla penicillina, tutto questo scema miseramente.
Qualcosa di analogo mi è capitato leggendo di "Jeep" e, ipoteticamente possibili ma improbabili, "Caterpillar".

Faccio un breve elenco di alcuni punti che non mi hanno convinto:
- i personaggi secondari sono poco delineati, per esempio il figlio di Trina che in realtà assume posizioni anche rilevanti non risulta alla fine credibile: è una stampella al racconto principale, chiamato in causa quando serve. Il cambiamento delle sue idee e delle sue decisioni non è seguito in alcun modo.
- Marica è finita nel nulla, va bene.
Ma rimane un evento implicito, ossia ad un certo punto non se ne parla più: a fine libro mi sono chiesto se mi ero perso un pezzo.
Scrivimi che quella stronza di Marica, non si capisce proprio perché l'abbia fatto (una mezza ipotesi me la puoi buttare lì?), è fuggita di nascosto per sempre.
- Nei ringraziamenti finali si citano alcune persone che hanno letto il libro. Adesso io mi chiedo ma a nessuno, Cristo, è venuto in mente che  parlare 4-5 volte di jeep è un banale anacronismo storico? Nel racconto i carabinieri e il regio esercito italiano - prima dell'8 settembre '43 -  erano dotati di questo veicolo introdotto in Europa dalle truppe statunitense solo nel 1944...il termine stesso "jeep" non ti fa accendere una lucina? E' una parola italiana? E' tedesca?
Bastava un controllo su internet di 1 minuto per verificare l'errore e non catapultarmi in 5 secondi dagli anni quaranta ad agosto 2018 comodamente sdraiato sì nel mio letto, ma con 35 gradi fuori (40 percepiti). Echecazzo.

lunedì, luglio 23, 2018

Buon compleanno Alessio!

Dopo anni di nulla, ricordo la gioia di vederlo correre sulla fascia e saltare come birilli gli avversari.
Direi che di persone che possiamo disprezzare, noi del Toro, ne abbiamo a bizzeffe.
Ecco, io non sceglierei Cerci per fare questa operazione, non lo merita.
 

Tutti a ricordare cosa scrisse la fidanzata e mai nessuno a pensare a quello che si è tatuato sulla pelle...
Poteva finire meglio, d'accordo, ma è inutile rivangare il passato. Con questi parametri, cosa dovremmo mai dire di un Balzaretti?

Io ad Alessio vorrò sempre bene

venerdì, luglio 13, 2018

Quanto pesano i fantasmi

Ho finito ieri sera questo libro «The Things They Carried» (nell'edizione italiana del 1991) che è stato recentemente ripubblicato con un nuovo titolo italiano ("Le cose che portiamo") e una nuova traduzione di Carlo Prosperi.
O'Brien era un autore che non conoscevo e che ho scoperto da poco grazie ad un articolo de "La Lettura" ( CFR.: «la Lettura» #342, in edicola da domenica 17 a sabato 23 giugno 2018).
Nell'articolo O'Brien citava come miglior libro sul Vietnam "Dispacci" di Michael Herr e miglior film «Il cacciatore» di Michael Cimino (1978). Avendo amato entrambi, ho pensato bene di leggere il libro di O'Brien che mi è piaciuto ma non mi ha convinto del tutto, forse per limiti miei. O'Brien prende spunto da eventi reali per trasfigurarli, modificarli e inventare situazioni verosimili. Il gioco è dichiarato esplicitamente, ma personalmente questa "crasi" non mi è piaciuta. Anche perché sull'espediente l'autore gioca molto raccontando per esempio la stessa storia cambiandola diverse volte, al limite dello stucchevole. Il senso l'ho colto e non ne nego l'efficacia, ossia il messaggio sull'assurdità del conflitto passa chiaramente, ma personalmente avrei preferito leggere due libri: un romanzo e un racconto veritiero/saggio. In alcune recensioni su "Quanto pesano i fantasmi" ho letto un accostamento a "A sangue freddo" di Capote (un capolavoro assoluto), per quanto concerne la tecnica utilizzata. Accostamento secondo me errato là infatti i fatti erano tutti veri, arricchiti con espedienti tipici del romanzo. Qui non si capisce mai quello che è vero e quello che non lo è.
La scrittura è di alto livello e alcune immagini sono davvero magistrali, quindi la lettura è consigliata. Per le perplessità di sopra ho però deciso che non leggerò il suo romanzo più famoso "Inseguendo Cacciato"...avendo letto che il libro è "stralunato, grottesco, onirico".
Il particolare quando leggo il termine "onirico" associato ad un libro è quello che mi fa capire immediatamente che non fa per me. Con unica, significativa eccezione de "Il maestro e Margherita"...

giovedì, febbraio 22, 2018

Tornando a bomba...1894


    La prima squadra di Torino

Autunno tedesco

Visto che spesso mi si accusa di scrivere solo del Toro (o al massimo di parlar male della mia Santippe), mi permetto di condividere una recensione ad un libro che ho finito di leggere da poco, grazie ai miei viaggi culturali gentilmente offerti da SADEM.

E' inutile dire che gli amici gobbi che abbisognano di delucidazioni in merito, onde seguire a grandi linee il filo del discorso, possono contattarmi in privato.

Scopriranno eventi incredibili e sconosciuti, ma di un certo interesse. Poi potranno tornare agli scritti di Higuain, ma con maggior consapevolezza.

AUTUNNO TEDESCO (Tysk höst 1947) di S.Dagerman

Stig Dagerman si recò alla fine del 1946 in Germania, visitando parecchie città distrutte dalla guerra e vi rimase per un paio di mesi. Fece poi ritorno in patria, in Svezia, per poter riflettere e scrivere e non "abituarsi" a vedere una sequenza ininterrotta di macerie e di persone sofferenti, un aspetto – l’abitudine - che avrebbe probabilmente inficiato i suoi resoconti.

Dagerman, morto suicida il 5 novembre del 1954, era anarchico e, partendo da una posizione non ideologica né preconcetta, scrisse un reportage giornalistico - anche se lui non si definiva certo un giornalista, non a caso dice a pag 132: "Il giornalismo è l'arte di arrivare tardi il più in fretta possibile. Io non la imparerò mai" -  che ha il valore di opera letteraria.

Lo scrittore svedese, riesce a mettere in luce aspetti incredibili delle vicende post-belliche tedesche (la farsa dei processi di de-nazificazione, la possibilità di "acquistare" da un ebreo una artefatta testimonianza favorevole negli stessi ecc) e paradossi politici (le pretese nazionalistiche del socialdemocratico Kurt Schumacher che avevano il pieno appoggio degli "ex" nazisti).

Per la sua onestà intellettuale e la vicinanza umana alle sofferenze raccontate, senza per questo in alcun modo sminuire le responsabilità dei tedeschi nello scatenare e condurre una guerra spietata (episodio del ponte di transenne ricoperto, per scherno, di corpi nudi di russi uccisi dalla Wehrmacht) fu duramente criticato. 

La sua grande sensibilità emerge chiaramente nei suoi articoli che in ogni caso risultano asciutti e non si dilungano inutilmente in descrizioni superflue, gli permette di fare una riflessione, e siamo nel 1946, su una questione che, nei successivi 70 anni, ossia fino ad oggi, è stata molto dibattuta e risulta ancora complessa, scrivendo parole illuminanti: perché i sopravvissuti ai campi di concentramento non vogliono ricordare?

Dagerman scrive profeticamente: "La sofferenza, una volta sofferta, non deve più esistere. Questa sofferenza era sporca, disgustosa, bassa e meschina, e per questo non si deve né parlarne né scriverne. La distanza è troppo breve tra la poesia e la più grande delle sofferenze; solo quando diventerà un ricordo purificato i tempi saranno maturi." 
(pagina 124).

Gli articoli furono raccolti ed emendati nel libro che uscì nel 1947, solo a fine anni 70 iniziò ad essere tradotto all’estero, in Germania, Francia ecc in Italia arrivò, ahimè, solo a fine anni 80.


Leggete questo capolavoro.

Torino, Edizioni Lindau, 2007 
(con il saggio di Fulvio Ferrari, L'arte di arrivare troppo tardi il più in fretta possibile). 

giovedì, febbraio 01, 2018

Chi non salta insieme a noi cos'è?

Campionato nazionale under 17
Domenica 27 gennaio 2018 un Toro primo in classifica travolge la Juventus 4-1.
A fine gara i Ragazzi del Toro esultano così:



Grazie Ragazzi!
Vi vogliamo così!
FVCG