Ipotizzo che Vanja soffra di questo disturbo cognitivo.
Ossia è troppo scarso per comprendere di essere scarso ed infatti chiede che gli sia aumentato lo stipendio.
Certo il nostro non è aiutato dai leccaculo prezzolati del Presiniente che, a mezzo stampa, tende a fargli credere di essere un fenomeno.
Conto, a questo punto, nell'avarizia di Braccino, per non vederlo più indossare la nostra maglia.
Sarebbe un 25 aprile.
lunedì, gennaio 30, 2023
Effetto Dunning-Kruger
domenica, luglio 17, 2022
Idem
"Non voglio tacere il fatto che quelle scritte alpestri mi allargarono le ali del cuore. Mi chinai a ripulirle con un sasso aguzzo, pensando nel frattempo a quale mano antica, e sotto gli occhi di chissà quale perito o giurato, avesse inciso quella data, quella sigla e quel confine. Rimasi genuflesso a guardare quella scritta con l'interiore eccitazione che viene a strabiliarmi ogniqualvolta, per tramite di una traccia provata, veritiera, scopro di trovarmi nel medesimo e preciso luogo in cui si è trovato qualcun altro secoli prima, come se l'ombra di quel qualcuno fosse un vapore non del tutto esalato e fosse perciò, a suo modo, una presenza tangibile."
Il Duca, pagina 41
martedì, maggio 17, 2022
Quinto libro di Ugo Revello
E' uscito oggi, 17 maggio 2022, "Doi povron bagnà 'nt l'euli" (come gli altri, sempre edito da Priuli & Verlucca) il quinto libro del grande Ugo Revello su storia e tradizioni del Piemonte.
1) A va bin parei. Detti che fra un po' non saranno più detti (2018)
2) Suma bin ciapà. Altri detti che fra un po' non saranno più detti (2019)
3) Speruma bin. Ancora altri detti che fra un po’ non saranno più detti (2020)
4) Balengo! Imprecazioni, qualche parolaccia, contumelie, epiteti che fra un po’ non saranno più detti (2021)
mercoledì, marzo 30, 2022
Giulio Bedeschi "Collana C'ero anch'io" - 6620
Ho 6620 pagine di memorialistica della seconda guerra mondiale da leggere. Sono felice.
Giulio Bedeschi
Collana "C'ero anch'io"
Ugo Mursia editore
1. Nikolajewka: c'ero anch'io, Milano, Mursia, 1972. ISBN 978-88-425-3394-8
680 pagine
2. Fronte greco-albanese: c'ero anch'io, Milano, Mursia, 1977
684 pagine
3. Fronte d'Africa: c'ero anch'io, Milano, Mursia, 1979
704 pagine
4. Fronte russo: c'ero anch'io vol. I, Milano, Mursia, 1982, ISBN 88-425-1758-5
600 pagine
5. Fronte russo: c'ero anch'io vol. II, Milano, Mursia, 1982, ISBN 978-88-425-3405-1
800 pagine
6. Fronte jugoslavo-balcanico: c'ero anch'io, Milano, Mursia, 1985
792 pagine
7. Fronte italiano: c'ero anch'io. La popolazione in guerra, Milano, Mursia, 1987, ISBN 978-88-425-1119-9.
NOTA: indicato come Volume 1, il volume 2 non è mai uscito. 720 pagine
8. Prigionia: c'ero anch'io, Milano, Mursia vol. I
584 pagine
9. Prigionia: c'ero anch'io, Milano, Mursia vol. II
480 pagine
10. Prigionia: c'ero anch'io, Milano, Mursia vol. III
576 pagine
giovedì, dicembre 09, 2021
La gioia fa parecchio rumore
Il libro di Bonvissuto, diciamocelo, non è un capolavoro, a volte risulta un po' attorcigliato su se stesso e un po' paraculo. Ma contiene delle chicche, come questa:
"Barabba dimostrò un'impressionante familiarità con le cose umane. Mi disse che, per come eravamo fatti noi, i miei parenti avevano ragione. Un padre può sopportare qualunque divergenza con un figlio, anche che sia una guardia se lui è un ladro, o il contrario. O che sia un drogato, o che faccia il prete. E pure che abbia idee diverse in politica, o diverse attitudini sessuali ma avere un figlio di un'altra squadra per un padre dei nostri sarebbe stato davvero troppo. E anzi, se davvero volevo mortificare un padre e profanare il suo ruolo, allora non avrei dovuto fare altro che diventare di un'altra squadra rispetto alla sua. Fu definitivo, perfetto. Mi chiese come avrei reagito se un giorno fosse successo a me, se avessi avuto io un figlio di un'altra squadra: - Pè ccapí abbasta mettese ar posto dell'antri -. Barabba aveva ragione, si vedeva che con le sue parole aveva curato molte persone."
Notevole anche questa perla:
"Er cazzo 'nvo penzíeri"
giovedì, ottobre 07, 2021
Sempre di corsa...ma perchè?
Ho accompagnato i miei genitori all'INPS perché è vero che SPID diventa fondamentale ma in Italia c'è sempre la "deroga" che in questo caso si chiama "delega". Così sarò io a gestire i loro "profili" in rete, cioè come prima dello SPID.
Poco male, ho passato del tempo con loro ed è stato piacevole.
Mio padre, ahimè, l'ho visto affaticato anche solo a percorrere poche decine di metri a piedi, più arzilla mia madre. Come da 30/32 anni a questa parte, io sono sempre di corsa e arrivato presto da loro, dopo il "ciao grigi, tut bin?" di rito mi sono messo a ricontrollare i documenti necessari, aggiornarli sulle incombenze familiari evia di corsa, insieme, verso "Torino Nord" perché c'è l'orario dell'appuntamento da rispettare e il traffico è feroce la mattina.
In realtà poi, all'INPS, la procedura è stata istantanea e si è conclusa positivamente, senza intoppi e nessuna coda allo sportello né in auto. Siamo quindi andati a pagare l'assicurazione della loro auto, l'ufficio era dietro l'angolo...pagata la quale ci siamo fermati un attimo, forse erano 10 anni che non lo facevamo, e ci siamo presi un caffè "napoletano", buonissimo, in un bar vicino a piazza Rebaudengo.
Solo in quel momento, paradossalmente, siamo riusciti a stare finalmente tranquilli, "fermi" per un po' e, opportunamente interrogati, sono riusciti a parlare con il pazzo che scrive e, come succede con i miei figli, hanno iniziato effettivamente a "parlare" davvero cioè andando oltre le solite formule di cortesia - chi ci scambiamo da anni - per raccontare il loro "mondo", che io ormai conosco poco.
Qualche amico purtroppo non c'è più, il ragazzo del mercato che è sempre gentile con loro, come sta mio fratello ecc. Anche i miei bambini, spesso, non hanno voglia di raccontare se troppo frettolosamente invitati a farlo. Ma poi, quando il clima diventa più disteso, la sera, diventano loquaci, anche per ritardare il momento di andare a dormire, e finalmente si scopre quello che è accaduto tra i banchi o quali erano i compiti da fare per il giorno dopo...
Si tratta solo di rispettare i loro tempi.
Mio padre si era comunque prima sincerato: "sei di corsa?". "No, Papà, pensavo che all'INPS saremmo stati più a lungo, ho tutto il tempo che vuoi". E da quel momento hanno iniziato a raccontarmi tante cose di oggi, di ieri e, parlando dei loro nipoti, anche di domani...era davvero da troppo che non riuscivamo a farlo.
Esclusivamente per colpa mia.
Sabato, probabilmente, se riuscirò a convincere anche mio padre, più sedentario, andremo a castagne, come 100 anni fa andavamo a "famiole" o in cerca di lumache, se aveva piovuto, di nuovo insieme e sarà una giornata meravigliosa.
martedì, settembre 14, 2021
Sul carro del vincitore
Fuga dal carcere
1944
La liberazione
di Giovanni Roveda
Piccola recensione di un libro che mi è piaciuto, pur senza essere particolarmente notevole.E' un libricino che si legge velocemente, ben scritto; sono solo 139 pagine ma appunto il libro è stampato su un formato ridotto (Collana Piccola libreria di Neri Pozza), tascabile quindi la lettura è veloce.
L'autore è Gianfranco de Bosio, regista veronese, quasi centenario, partigiano, che ha raccontato la sua esperienza riferita al periodo della resistenza in particolare a Verona.
Nel luglio del 1944, con un colpo di mano (al quale comunque l'autore non prese parte diretta), venne liberato dal Carcere scaligero degli Scalzi il sindacalista Giovanni Roveda, poi sindaco di Torino.
Paradossalmente, la parte finale, quella della liberazione dal carcere m'è parsa quella meno approfondita, tratteggiata con fretta.
Da notare la bella chiusura finale dove, a pagina 133, l'autore, persona dura e schietta, scrive: "L'ipocrisia mi fu lampante già pochi giorni dopo: il 5 maggio furono convocati in Arena tutti i partigiani del Veronese per la consegna delle armi alle nuove autorità. Si presentò una folla esultante con le più strampalate divise e armi di ogni sorta. Ma nei mesi vissuti in clandestinità, nel costante pericolo di essere arrestati, torturati, uccisi, a combattere per la libertà eravamo una manciata di uomini, una minoranza malvista dai più. Poi all'improvviso, appena finita la guerra, in Arena c'erano diecimila persone! Noi pochi veri combattenti per la libertà restammo a bocca aperta, increduli: troppi erano divenuti partigiani entusiasti all'ultimo momento. Preferii allontanarmi, disgustato. Ancora una volta, come alla dichiarazione di guerra, l'opportunismo vigliacco stravinceva.
Quella fu per me una lezione bruciante: da allora la politica non mi ha più attratto, e preferii lasciarla per seguire la mia vera vocazione: il teatro".
Gianfranco De Bosio, Fuga dal carcere, Piccola Biblioteca Neri Pozza 2021
martedì, luglio 27, 2021
Olocausto - Storie di sopravvissuti
Sitografia tratta dalla graphic novel "Olocausto - Storie di sopravvissuti" (Valentina edizioni 2017)
di Zane Whittingham e Ryan Jones
1. BBC Learning Children of the Holocaust animations
https://www.bbc.co.uk/programmes/p01zx5g7
2.Flette animation
http://fettleanimation.com/
3. Holocaust Survivors Frienship Association
https://www.holocaustlearning.org/
4. 6 Milion Plus
https://www.6millionplus.org/
5. Holocaust Memorial Day Trust
https://www.hmd.org.uk/
6. The National Holocaust Centre and Museum
https://www.holocaust.org.uk/
7. Anne Frank Trust
https://annefrank.org.uk/
8. Imperial War Museum London
https://www.iwm.org.uk/events/the-holocaust-exhibition
9. Yad Vashem
https://www.yadvashem.org/
10. Wiener Library London
https://wienerholocaustlibrary.org/
11. International Tracing Service
https://arolsen-archives.org/
12. USC Shoah Foundation
https://sfi.usc.edu/
13. United States Holocaust Memorial Museum
https://www.ushmm.org/it
14. Auschwitz-Birkenau Memorial and Museum
http://auschwitz.org/en/
(Pagina 96 di "Olocausto - Storie di sopravvissuti" Edizione italiana)
lunedì, luglio 26, 2021
COS'ERA MAI QUESTO TORO?
Quando veniva giù lo striscione, tutti alzavano le mani per facilitarne la discesa.
I
fumogeni ti prendevano la gola, ma il cuore ti si gonfiava nel petto
per l'orgoglio di far parte di quello spettacolo, che era solo nostro.
Noi
ci caricavamo a mille, convinti di poter incidere sulla partita...ed in
effetti era proprio così perchè i nostri, in particolare sotto la
Maratona, sputavano sangue per essere all'altezza di un amore così
grande, così potente e così insensato.
Se portavi un amico, a fine gara diventava dei nostri, impressionato dal nostro tifo.
E
poi, nel momento dell'ingresso delle squadre in campo, il boato, a
squarciagola, ritmato e ripetuto: Forza Vecchio Cuore Granata!
Eseguito il nostro rito, a quel punto tutto ci sembrava possibile e lo diventava davvero.
Ecco cos'era il Toro...
lunedì, marzo 01, 2021
UN'AUTOBIOGRAFIA INTELLETTUALE
mercoledì, settembre 16, 2020
Perchè fare l'arbitro di calcio?
SÌ VIAGGIARE
lunedì, maggio 04, 2020
Quel giorno di pioggia - 4 maggio 1949 ore 17:03
che il cuore mio a pezzi non scorderà mai
sul viso una ruga che prima non c'era
lo sguardo nel vuoto quel vuoto che sai
Quel giorno di pioggia ti dissi com'è
la vita ti vive senza un perché
vita che scorre pian piano lontana da me
quel giorno di pioggia tu forse ricordi qual è
quel giorno di pioggia tu forse ricorderai che
Quel giorno di pioggia la stanza era densa
la tua espressione era di circostanza
le mani mai ferme portate alla bocca
e gli occhi tuoi gonfi guardavano me
Io risi poi piansi fai un po' come vuoi
la pioggia batteva sul viso tra noi
batteva sul nostro dolore più vivo che mai
quel giorno di pioggia tu forse lo ricorderai
quel giorno di pioggia tu forse non lo scorderai
Quel giorno di pioggia non pioverà più
col tempo si cambia e cambierai tu
si cambia con forza o forse non so
si cambia per forza ma non scorderò
Quel giorno di pioggia lo schianto nel cielo
che spense in un lampo il Grande Torino
quel lampo che porta il ricordo per chi non c'è più
quel giorno di pioggia io spero non torni mai più
quel giorno di pioggia io credo non tornerà più
Bacigalupo, Ballarin, Maroso,
Grezar, Rigamonti, Castigliano,
Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola
...e tutti i cuori granata che non battono più
[Sensounico]
venerdì, febbraio 14, 2020
Susan Sontag
Susan Sontag, Odio sentirmi una vittima, Intervista su amore, dolore e scrittura con Jonathn Cott, Il Saggiatore 2013, pagina 53
martedì, gennaio 21, 2020
Il grande Gualino. Vita e avventure di un uomo del Novecento. Giorgio Caponetti
Una storia romanzata ma corretta storicamente per eventi, luoghi e persone. Caponetti non smentisce la sua bravura nelle ricostruzioni storiche (leggete anche "Quando l'automobile uccise la cavalleria"). Libro consigliato.
Indimenticabile la lettera che, prevedendo la sua morte, Gualino scrisse alla sua amata Cesarina che poi ebbe vita lunghissima: morì a 102 anni nel 1992.
Nella lettera si fa elenco delle proprietà e Gualino suggerisce come mantenere il tenore di vita, alto, di cui avevano goduto fino ad allora.
Eccola:
Il personaggio merita di essere approfondito, come del resto la storia del Teatro di Torino da lui fondato e, ahimè, distrutto durante la seconda guerra mondiale. Nei pressi dell'Università di Torino, proprio sotto la mole Antonelliana, si vedono ancora i ruderi.
www.teatrotorino.unito.it
Il documentario (introvabile) "Sulle tracce di Gualino" è reperibile presso:
Biblioteca della Regione Piemonte "Umberto Eco"
via Confienza, 14
10122 Torino (TO)
Telefono: 011/5757371 - Fax: 011/5757304
Riporto la bibliografia del testo di Caponetti:
Caponetti invita a guardare: www.noibiellesi.com
Stefano Baldi, a Nicoletta Betta e a Cristina Trinchero, Il teatro di Torino di Riccardo Gualino (1925-1930). Studi e documenti. Con DVD, Torino 2014
sito www.teatrotorino.unito.it
giovedì, gennaio 16, 2020
Delitti a Torino – La Stampa
In rete, ahimè, non ho trovato l'elenco completo dei titoli che uscirono.
Personalmente ho ritrovato questi otto titoli:
Renzo Rossotti, Denti di lupo, 2007
Sottotitolo: La banda Cavallero
Claudio Cerasuolo, Il sosia, 2007
Sottotitolo: 1988-1991: il caso dei tre sosia
Lorenzo Gianotti, L’enigma Codecà, 2007
Sottotitolo: Uno sparo in via Villa della Regina
Claudio Giacchino, L’ultima notte con Martine, 2007
Sottotitolo: 1969 il mistero Beauregard
Maurizio Ternavasio, Diabolich l’assassinio di via Fontanesi, 2008
Sottotitolo: Il misterioso delitto di Borgo Vanchiglia
Angelo Caroli e Patrizia Durante, Fantasma di donna, 2008
Sottotitolo: Un delitto atroce sconvolge Chivasso
Bruno Gambarotta, Il postino suona sempre due volte, 2008
Sottotitolo: Il furto del secolo alle poste di Torino: carta straccia al posto dei miliardi
domenica, dicembre 15, 2019
Buongiorno pigrizia
- il lavoro salariato è la moderna condizione di schiavitù. Tenga a mente che l'impresa non è il luogo del successo personale, altrimenti si saprebbe. La sola ragione per cui lavora è la paga di fine mese, "punto a capo", come si dice spesso in azienda.
- Inutile tentare di cambiare il sistema: ogni opposizione lo rafforza; ogni contestazione gli dà più consistenza. Certo, può divertirsi quanto vuole con gli scherzi anarcordi, come proporre di instaurare una giornata "Chiama in ufficio e datti malato" o adottare lo slogan "Ruba all'azienda perché l'azienda ti deruba". È sempre intrigante, ma la rivoluzione andava bene per i contestatori degli anni '70, e adesso tutti possiamo vedere dove li ha portati (alla direzione generale).
- Il suo lavoro, alla fine, non serve a niente, e lei potrà essere sostituito dall'oggi al domani dal primo cretino che capita. Quindi lavori il meno possibile, e passi un po' di tempo (ma comunque non troppo) a "vendersi" e a "costruirsi una rete di appoggi" in modo da risultare intoccabile (e intoccato) in caso di ristrutturazione.
- Non sarà giudicato in base a come svolge il suo lavoro, ma in base alla sua capacità di uniformarsi docilmente al modello ufficialmente promulgato. Più parlerà in neolingua, più sarà considerato à-la-page.
- Non accetti mai e per nessuna ragione un incarico di responsabilità. Significherebbe solo avere più lavoro, senza altra contropartita che qualche soldino in più (tanto vale dire "noccioline"), e anche lì...
- Scelga le imprese più grandi, e in esse i posti più inutili: consulente, esperto, ricercatore, analista. Più sono inutili, più sarà difficile quantificare il suo "apporto alla creazione della ricchezza dell'impresa". Eviti come la peste i posti operativi ("sul campo"). L'ideale è mirare a essere "armadizzato": avere un incarico improduttivo, spesso trasversale", senza conseguenze né pressione gerarchica; insomma, un nascondiglio.
- Una volta nascosto, eviti soprattutto ogni cambiamento: fra i quadri, solo i più esposti si fanno licenziare.
- Impari a riconoscere da segnali pressoché impercettibili (dettagli di abbigliamento, battute a mezza voce, sorrisi) chi è con lei e non crede nel sistema, essendosi accorto dell'assurdità.
- Quando "inquadra" nella sua impresa collaboratori a tempo (co.pro., interinali, consulenti esterni) li tratti con cordialità non dimentichi mai che sono gli unici che lavorano davvero.
- Si ripeta costantemente che quest'ideologia ridicola veicolata e promossa dall'impresa non é più "vera" del materialismo dialettico (soprannominato "diamat") eretto a dogma dal sistema comunista. È solo una fase e crollerà di certo, prima o poi. Lo diceva anche Stalin: alla fine è sempre la morte a vincere. Il problema è solo quando...
Buongiorno pigrizia, Corinne Maier, pagine 151-153 Bompiani febbraio 2005
martedì, ottobre 01, 2019
Ebhardt non è esattamente Isaacson...
Tommaso Ebhardt fa un lavoro serio e cita correttamente quanto scritto dai suoi colleghi, cita anche la biografia di Steve Jobs che probabilmente Tommaso ha cercato di prendere ad esempio...ma le similitudini tra le due opere si fermano alla scelta grafica della copertina (ossia un primopiano d'impatto su sfondo bianco). Walter Isaacson ha scritto un capolavoro che personalmente non risucivo a smettere di leggere. E' vero che fu Jobs stesso a commissionare la biografia senza dare nessun limite all'autore, mentre Marchionne ha fatto del rispetto della sua privacy un punto fermo della sua vita, ma allo stesso tempo a Ebhardt sarebbe stato giusto chiedere di andare ad approfondire eventi e fatti nonostante questa non fosse, come ripete spesso, la volontà di Marchionne. Poi il libro di Ebhardt è scritto bene, ma risulta monotono e ripetitivo senza quegli eventi extralavorativi che ogni biografia, grazie a Dio, dovrebbe avere. Marchionne viveva per il lavoro, perfetto. Ma la sua vita in Canada prima di diventare lo stakanovista che conosciamo? Oppure, faccio un altro esempio: si accenna un paio di volte al rapporto matrimoniale, precedente quindi la relazione con la compagna Manuela, chiuso in modo repentino e brusco. Perfetto...perchè? La motivazione a mio avviso avrebbe potuto aggiungere molto sul profilo psicologico del protagonista. Il rapporto con i figli? Ebhardt ci ha speso due parole in croce (il libro consta comunque di 277 fitte pagine). Credo anche che Ebhardt stesso fosse a conoscenza del rischio di diventare monotono e ripetitivo tant'è che nelle prime pagine aggiunge annotazioni squisitamente personali su vicende parallelle legate alla sua vita quotidiana...un espediente letterario che poi però abbandona e che, benchè non mi avesse colpito particolarmente in prima battuta, alla fine del libro quasi ho rimpianto...
venerdì, settembre 27, 2019
Georges Simenon - Romans dur
giovedì, settembre 19, 2019
LIBRI
venerdì, settembre 06, 2019
Vita privata
1. Vita privata
Dall'Impero romano all'Anno mille.
2. Vita privata
Dal Feudalesimo al Rinascimento.
3. Vita privata
Dal Rinascimento all'Illuminismo.
4. Vita privata
Ottocento.
5. Vita privata
Novecento.
Le ho trovate qui!
https://moloch981.wordpress.com/



