lunedì, gennaio 30, 2017

La partita di pallone (l'arbitro)

Alcuni estratti da "La partita di pallone"
Storie di calcio (Sellerio editore Palermo)

Vladimir Dimitrijevic (1934-2011)
nel 1998 dichiarava:
"Io sono per l'arbitro che decide, che impone, che non indice un referendum prima di stabilire se c'è o non c'è un fuorigioco, se il gol è valido o no.
Dicono che bisognerebbe piazzare telecamere ovunque, e sorveglianti dietro ogni palo delle porte" laddove "la gente che va alla partita non trova
più senso nel mondo che la circonda. E più questo mondo è caotico, più la gente si cerca delle leggi severe".

Edoardo Galeano (1940-2015)
Scrittore e giornalista uruguaiano nel 1995 scriveva:
"Col fischietto in bocca, soffia i venti della fatalità del destino e convalida o annulla i gol.
Cartellino in mano, alza i colori della condanna: il giallo, che castiga il peccatore e lo obbliga al pentimento,
e il rosso che lo condanna all'esilio. Nessuno corre più di lui. E' lui l'unico obbligato a correre tutto il tempo.
Tutto il tempo galoppa, sfiancandosi come un cavallo, questo intruso che ansima senza sosta tra ventidue giocatori e,
come ricompensa di questo sacrificio, la folla grida chiedendo la sua testa. Dal principio alla fine di ogni partita,
in un mare di sudore, l'arbitro è obbligato a inseguire la palla bianca che va e viene tra i piedi altrui."
Galeano si sofferma sui tifosi sottolineando che " gli sconfitti perdono per colpa sua e i vincitori vincono malgrado lui.
Alibi per tutti gli errori, spiegazione di tutte le disgrazie, i tifosi dovrebbero inventarlo se non esistesse. Quanto più lo odiano,
tanto più hanno bisogno di lui".
Sui giocatori " Ci sono attori insuperabili nell'arte di guadagnare tempo il giocatore si mette la maschera da martire
che è appena stato crocifisso e allora si contorce in piena agonia, tenendosi il ginocchio o la testa e resta steso sull'erba.
Passano i minuti. Con la velocità di una tartaruga accorre il massaggiatore...così passano le ore e gli anni,
fino a che l'arbitro ordina di portar via dal campo quel cadavere
E allora, improvvisamente, il giocatore spicca un salto, hop, e si compie il miracolo della resurrezione".

venerdì, gennaio 13, 2017

Alcune delle mie scuse per comprare un libro

E' un autore che amo
E' un autore che voglio scoprire
La copertina mi piace
Mi piace l'edizione
E' una copia rara
E' una copia economica
E' cara ma è scontata
E' un titolo che cercavo da anni
E' l'ultimo titolo che mi mancava della collana
Si legge in fretta
E' voluminoso, non può essere palloso: chi lo leggerebbe tutto?
Me ne hanno parlato bene
Ho letto giudizi contrastanti e voglio capire chi ha ragione
Tutte le recensioni di IBS gli danno 5
E' un po' che non mi compro un libro
Questo mese è il più venduto su amazon
Ce l'ho solo in pdf
Ce l'ho cartaceo, prendo l'ebook
L'ho già letto, ma l'avevo preso in biblioteca
In America dicono che è meglio delle Correzioni
Me lo merito, in questo momento di stress
Ok è l'ultimo poi per un po' non mi prendo più nulla
La recensione sulla Lettura è entusiastica
E' un argomento che mi affascina
E' un argomento del quale non conosco nulla, devo approfondire
E' un argomento che conosco benissimo, devo completare il mio quadro di conoscenze
E' un autore difficile, voglio cercare di capirlo
Parla di Torino
Parla del Toro
Parla dei miei coetanei
Parla dei mie figli
Parla degli anziani con una chiave diversa dal solito
Le Benevole in edizioni limitata
E' ambientato a NY
E' ambientato in Australia
E' ambientato in Canada
E' la Londra vittoriana 
Un libro che ti fa sentire l'odore della polvere, il freddo dell'inverno
Ricostruisce gli anni 20 perfettamente
E' una attenta ricostruzione storica del regno di Sardegna
L'ha scritto un professore che stimo
Voglio cambiare genere
E' un romanzo storico
E' un thriller
E' hard-boiled
In questo momenti voglio leggere solo saggi
Ho visto il film
Vedrò il film
Ne faranno un film
Sembra di leggere Saramago
E' un libro di Saramago
E' l'ultimo di Saramago, rimasto inedito
E' un testo irriverente
E' una raccolta dei migliori racconti brevi
E' una rilettura di un testo teatrale 
I migliori racconti lunghi
Scelto da Augias
Consigliato da D'Orsi
In biblioteca non c'è
E' impossibile da catalogare
Chi ama il western non può non averlo letto
Chi ama il western non può non possederlo
Ne ho una edizione del club degli editori: devo sostituirla
Lo ricompro perchè non lo trovo più a casa
Su anobii non lo trovo, mi sembra di averlo ma nel dubbio lo prendo per non pentirmene dopo
Muh Lo prendo e lo leggiucchio, al massimo lo regalo a mio fratello 
Claudio dice di leggerlo
Ha un taglio giornalistico
Contiene tutti gli articoli usciti sulla rubrica della domenica dal 1904
Tratteggia un quadro di un mondo che si è estinto per sempre
Parla degli indiani
Sono gli indiani che parlano
Dalla parte degli indiani
I misteri degli egizi, svelati
Le baruffe sentimentali, in chiave ironica, nella San Francisco degli anni 80
La Russia degli zar
Una biografia che sembra un romanzo
Un romanzo che ha creato un genere
Un autore che ha scritto solo questo libro poi è scomparso
Un libro che era scomparso e che è stato ritrovato in un archivio per caso
Parla degli ultimi giorni della difesa di Berlino
Parla dello sbarco in normandia
Parla dello sbarco di Anzio
Chi era davvero Lee H.Oswald    
Da questo libro la serie TV   
Sicumante ne faranno una serie TV
La tipa l'ha letto, se lo leggo anch'io forse me la bombo (una scusa che non uso più diciamo da 13-14 anni)
E' una lettura che mi serve sul lavoro
E' il testo che mi permette di cambiare lavoro
Parla di come il lavoro è cambiato nei secoli
Toh un libro di cucina, mi potrebbe anche interessare
E' un manuale sul cinema
Ti permette di capire tutto su quell'argomento
E' di nicchia
il senso della vita
Il senso della vita avendo dei figli piccoli
le playmate più celebri (foto)
E' un autore che amo...ah già detto

giovedì, gennaio 12, 2017

i mezzi

Mezzi Po
Poteva essere una giornata infrasettimanale tra 20 e 25 anni fa.

Era inverno. 
Come tradizione decidiamo di andare ai Mezzi.
Fa freddo, ma la serata è piacevole.
Decidiamo di andarci in bici.Partiamo io e wolf verso le 20, da Settimo.
In una ventina di minuti siamo lì, in trattoria. Mangiamo da star male e beviamo da star bene. 
Usciamo euforici e brilli e di fronte a noi si presenta una cartolina identica a questa,con molta più neve, che per altro continua a cadere.
Guardo in lontananza e propongo: "torniamo a casa, in bici, tagliando per i campi!"
Un'idea assolutamente assurda.
L'idea entusiasma il mio amico e si parte nell'impresa mettendoci dentro tutta la foga, la forza e l'entusiasmo dei vent'anni, cadendo e rialzandoci, ridendo e cantando a squarciagola nel silenzio e nel buio più profondo.

Mezzi Po, Settimo T.se

giovedì, dicembre 15, 2016

condivido un pezzo che condivido

ENNESIMO UN CAZZO
L'ennesimo un cazzo.
Se c'è una cosa che il derby di domenica non è stato è un ennesimo.
A meno di non considerare solo e unicamente il risultato finale, il che però è da gobbi.
Il derby di domenica è stato il primo del nuovo Toro, per quanto mi riguarda.
Il primo dopo aver finalmente dato a quello stadio un nome che la città attendeva da anni.
Il primo dopo aver finalmente messo in panchina uno che la vede come noi, la racconta come noi e la vive come noi.
Il primo finalmente giocato con l'idea di andare a prenderli e a prendergliela e non con quella di non prenderle.

Io non so cosa voi vi attendiate dal Toro, nel 2016.
So solo che finalmente abbiamo uno che non lo fermano neanche con le cannonate, e che quando ha segnato ci ha fatto tornare bambini.
Che siamo pieni di ragazzi che possono sbagliare, ma lo fanno con coraggio e sfrontatezza. Oggi in granata, domani in azzurro. Che abbiamo un portiere che è stato l'ultimo ad arrendersi, anche se arriva da oltre Manica, perché ci mette il cuore, insieme ai riflessi.
Che diversi gobbi hanno avuto sinceramente paura di perderla, anche se ora fanno finta di niente o negano (sono fatti così). Che non serve più che un funambolo brasiliano si faccia ottanta metri con la palla al piede per vederla finire in fondo al sacco. Può succedere e risuccederà perché in campo ce ne sono undici a volerlo e a fare di tutto perché succeda, finché ne hanno.

Sarò sincero, alla vigilia temevo lo choc anafilattico. Che cioè le robuste iniezioni di grinta e aggressività somministrate da Sinisa e rafforzate da noi tutti potessero essere fatali ai ragazzi.
Poi ho visto un ragazzo cresciuto col granata addosso cercare e riuscire a mandare al bar quel pagliaccio di Cuadrado. Magari incespicando, senza sembrare un videogioco, ma mandarlo al bar.
E allora ho capito che il più è fatto, ed è francamente un più ENORME.
Su questi ragazzi pesa un macigno dal quale è tempo di sgravarli. Il peso di dover essere Davide contro Golia. Il peso di dover fare un regalo a mezza Italia e a tutta Torino. Il peso di dimostrare a scettici e rassegnati che puoi sederti a un tavolo di poker con 100 euro e vincere anche se il tuo avversario ne ha mille ed è amico del croupier.
E' tempo di togliere questo peso ai nostri ragazzi, perché di derby ne hanno perso UNO e potevano anche vincerlo.
Gli altri vanno in conto a noi, e non a loro. Perché abbiamo le spalle larghe e in fin dei conti anziché ammazzarci ci hanno rafforzato.
Abbiamo perso un derby. E' davvero l'unica cattiva notizia.

SEMPRE FORZA TORO

sabato, dicembre 03, 2016

Il segreto del Toro


Ogni tanto mi chiedono perché noi del Toro ci sentiamo diversi, dove risiede questa presunta unicità. La risposta evidente è: a Superga. Quella segreta: in un gabinetto chiuso a chiave. Ecco la storia. Oggi si celebra la Natività Granata, avvenuta a Torino il 3 dicembre di 110 anni fa in una birreria di piazza Solferino. A metterci al mondo fu un burbero e romantico venditore di scarpe svizzero, Alfredo Dick, che si era appena dimesso da presidente del primo scudetto juventino in polemica con gli altri soci favorevoli al professionismo. Il mese successivo si disputò il nonno di tutti i derby e lo vincemmo noi: due a uno. Un trionfo che Dick non vide, perché durante l’intervallo la manina di qualche ex socio lo aveva chiuso dentro i bagni dello stadio. Il brav’uomo passò l’intero secondo tempo a battere i pugni contro la porta per farsela aprire, ma invano. Non esistevano i telefonini e solo a vittoria raggiunta gli amici si accorsero della scomparsa di Dick. Furono attratti da un rumore sordo che arrivava dai gabinetti. Era il suono delle sue imprecazioni pronunciate in varie lingue: ne conosceva moltissime. 

La sorte del Toro era già fissata in quella istantanea. Essere vittima di agguati. Non godersi mai nulla fino in fondo. Gioire lamentandosi e nel lamento gioire. Assaporare il retrogusto amaro della felicità e quello dolce della sventura, a cui segue immancabile un riscatto sempre precario. Vivere, insomma. Ciò che il fragile Dick smise volontariamente di fare a 44 anni, lasciandoci in eredità questa creatura bizzarra e amatissima.

Granata da legare
MASSIMO GRAMELLINI
La Stampa 03.12.16


mercoledì, novembre 30, 2016

Le lacrime, il sangue, i fratelli e qualche gioia

Credo abbia ragione il mio amico gobbo.
il menagramo dice che, benché più vecchio, mi sopravviverà, in virtù del suo tifo calcistico.
ne ho avuto la conferma indiretta stamattina.
mi sveglio e sono di ottimo umore.
ma perché? sono le 06.31 fa freddo e devo andare a lavorare!
poi visualizzo mentalmente il missile di Adem della sera prima.
che gioia! per una partita poco rilevante per altro,
contro una formazione sì gagliarda ma improponibile,
tant'è che poi il Pisa ne ha buscate ben 4 di pere.
ma è così. non c'è nulla da fare. si gode a bestia.
...e, si badi bene, non ho proprio una vita così sfigata, ho anche "altre" gioie, ve lo assicuro.
ma la vittoria del Toro agisce a livelli diversi, primordiali.
anche superficiali, certo.
risveglia davvero il fanciullino che dorme della grossa che c'è, credo, dentro di me.

immaginiamo adesso di essere un gobbo, che vince sempre o quasi.
lascia stare come, per un tifoso alla fine è, più o meno, lo stesso...
vuol dire, e questo è scientificamente provato, una alimentazione migliore,
un umore sempre eccellente, un sorriso ebete appena alzato.
in quanti anni "guadagnati" vogliamo stimare questa qualità di vita superiore,
rispetto, per esempio, al granata rosicante? 10 anni?
ma facciamo 15...

Poi però non puoi non considerare il rovescio della medaglia.
di merda ne abbiam mangiata tanta in questi ultimi vent'anni in particolare,
ma questo ha selezionato, migliorato per certi versi il tifoso granata.
è vero, è ancor più indolente e sclerato di un tempo, specie adesso in epoca "social".
ma in ogni caso, la condivisione di cotanta merda, ha fatto sì che quando incroci
un altro tifoso del Toro, ti trovi davvero davanti un fratello.
ha sofferto quello che hai sofferto tu, ti capisce.
è capitato ancora stamattina: ci incrociamo per caso sul tram,
io e un mio coetaneo,
ci si guarda un attimo e si ridacchia di gusto, ci si dà il 5, anche se
ci siamo visti solo un paio di volte e ci siamo conosciuti da poco.
ci si abbraccia, come allo stadio.
condividi con lui una passione particolare,
lo senti vicino, lo senti amico.
un fratello appunto.

il granata è così, non è il gobbo che ti chiede - non lo sa davvero, lo chiede a te cristo! -
il lunedì mattina cos'ha fatto la goeba!

morirò giovane
ma quanto è bello essere del Toro!

Riflettendo, testo ed immagini

oggi passeggiando in una soleggiata via Tunisi mi sono chiesto se sono la persona che avrei voluto essere.
subito dopo mi sono chiesto quale persona avrei voluto essere.
essendo una domanda che non mi rivolgevo più da tempo, ci ho messo un po' a ricordare.
da una parte, incredibilmente, sono anche un po' meglio di come avrei voluto essere, nel senso che, ai tempi, non ero proprio sceso nei dettagli, dall'altra, lo ammetto, alla fine la mia maggior abilità è quella di farsi andare bene le cose.
questo vuol dire accontentarsi?
non lo so, ci devo ancora riflettere.

Meditiamo

Il Pezzo Mancante
Un film di Giovanni Piperno

A ferro e fuoco
Un film di Roberto Giovannini
[dal minuto 52.26]

giovedì, ottobre 27, 2016

L'Inter-Toro 2-1 del 26.10.16 h 20.45 - né cherpa né sciopa

L'attimo

Al bar della Stazione i cinesi, sapientemente, avevano suddiviso il locale in due: da una parte i gobbi, dall'altra noi, in mezzo, a far da cuscinetto, loro.
I più giovani di loro parlano italiano e con loro si riesce bene o male ad intendersi, con gli altri un cazzo.
Quindi si procede a gesti per farsi capire e sono frequenti le incomprensioni. Le distanze culturali sono enormi.
Per quanto possibile li si prende amabilmente per il culo e loro, immagino, faran lo stesso.
Però è strano che, anche i più giovani tra loro, non abbiano ancora capito che durante una partita se qualcuno segna un goal, ed è dei nostri, si urla.

Quelli "in mezzo" sono un numero sterminato, operosi, silenziosi, efficienti. Non ridono mai. Ai lati lo scazzo.
Il clima è un po' quello dello spaccio a naja: tu sei il rospo, loro gli anziani.
Il servizio è rude. Sinceramente a me non dispiace. Basta con le nostre stantie e ipocrite convenzioni sociali, basta con le buone maniere basta "Buongiorno/Buonasera", "Per favore", "Grazie", "Prego", "macchiato freddo", "in tazza grande"...
Al bar della Stazione tutto questo è finalmente azzerato.
Ti prendi quello che vuoi, metti i soldi sul bancone: se sono di più del dovuto ti danno il resto altrimenti prendi e te ne vai.
Senza un "cherpa" [ndr dal piemontese "Crepa"] senza uno "sciopa" [ndr dal piemontese "Scoppia"] né dall'una né dall'altra parte.
Un mondo perfetto e una fotografia di quello che succede oggi tra Asia ed Europa.
Noi divisi e rancorosi al cazzeggio, intenti a sperperare gli ultimi centesimi, loro uniti a lavorare, pianificare e costruire.

Queste le premesse per godersi l'attimo.
L'istante più bello, in una brutta partita persa meritatamente, è stato non già la nostra rete, ma quello successivo al goal di Belotti.
Dal nostro "settore" parte un boato immenso, io mi ritrovo catapultato in mezzo alla stanza urlante, altri si abbracciano, un paio di ragazzini prendono a calci la porta per stemperare la tensione accumulata fino al quel momento liberatorio.
C'è un gran baccano a San Maurizio, in quel vetusto locale tra la stazione ferroviaria e il campanile quadrato, simbolo del paese.
Un istante dopo, quasi all'unisono, si spalanca una porta laterale e si affacciano 3-4 cinesi sconvolti per capire cosa mai stia succedendo.
Le facce stralunate, sorprese, un po' preoccupate.
Ma cosa vorrai mai che sia successo durante una partita di calcio e in particolare durante l'Inter-Toro? Ha segnato il Gallo!
Così come istantaneamente erano comparsi, i cinesi, veloci di mente, compreso che nessuno stava ammazzando qualcun'altro, richiudono la porta e scompaiono, silenziosi ed enigmatici.
Nel buio, il burlone del paese, con insolita saggezza, chiosa:
"ragazzi adesso tranquilli, occhio che anche il bar è 'loro'...di quelli [sottinteso proprietari] dell'Inter"...

martedì, ottobre 18, 2016

Palermo-Toro 1-4 [17.10.16 h 20.45]

La classica partita che, negli ultimi 30 anni, perdiamo.
Vado al bar dei cinesi, in piazza della stazione, è la prima volta che ci entro.
Non tanto perché sia "gestito" dai cinesi, ma perché la cultura del bar, ahimè, mi manca. Non ho mai avuto tempo di frequentare un bar con assiduità, tranne la mattina prima del lavoro. Ma non è quella la frequentazione che ti permette di vivere il bar, i suo avventori perdigiorno, inimitabili maestri di saggezza e di vita.
Comunque entro e sono guardingo, la mia decennale esperienza mi porta ad ipotizzare una possibile ipotetica ennesima presa per il culo, anche se tutto farebbe pensare il contrario.
Ossia sembra la partita facile e noi veniamo da un paio di vittorie belle e importanti, ma questo per noi non conta nulla, anzi.
Quando siamo lì lì per rialzare la testa di solito arriva il lordone.

Dopo pochi minuti di gioco capisco che il vento è però cambiato. Siamo cazzuti. Sono fiero di loro.
Arriva la birra e fa veramente schifo al cazzo.
Faccio fatica a berla.
Pochi istanti e il maxi-schermo si spegne.
Cristo.
'sti cazzo di cinesi, penso.
Nel buio un tizio fa:"ha segnato il Palermo".
Ridacchio per la battuta.
Qualcuno nel frattempo accende le luci e una ragazza, togliendosi le cuffiette, con aria funebre, conferma "ha segnato il Palermo".
Cristo. Porca troia.
Mi girano i coglioni, ma credo nei ragazzi.
Sarà una serata di merda, penso, ma lotteremo fino alla fine.
La ciliegina sulla torta è il messaggio istantaneo del collega gobbo.
Mi irride "Ah ah Chonev!".
Rispondo pacatamente e prontamente:
"ne parliamo alla fine, suca".
Ci credo e i ragazzi, pare, che ci credono ancor più di me.
Non si scompongono e continuano a macinare gioco.
Al gobbo di "messaggini" gliene mando poi altri 4.
Brevi ma incisivi:
"E 1"
"E 2"
"E 3"
"E 4"
e chiudo con un:
"Lo scemo non canta più?"

Grazie ragazzi, vi vogliamo così!

lunedì, luglio 25, 2016

Sempre i soliti

Quando vidi le prime partite del Toro allo stadio, al vecchio Comunale, non ero più giovanissimo.
Avevo circa dieci anni.
Mi colpì la prospettiva, i giocatori erano così vicini e poi quel colore acceso delle maglie.
Nessun campione, ma schiumavano esuberanza agonistica, ti trasmettevano un'idea di forza, di fierezza. Potevano anche perdere, ma li vedevi infuriarsi se ciò avveniva.
Noi li sostenevamo con forza, ma senza rabbia.
C'era anzi gratitudine perché vedevamo che loro facevano in campo quello che avremmo fatto noi.
Adesso, a distanza di oltre trentanni, le parti si sono invertite.
Noi rabbiosi sugli spalti, loro freddi, razionali e distaccati in campo.
Ci dicono che dobbiamo riconoscere il valore dell'avversario e saper accettare una sconfitta...
Ma noi non saremo mai come ci vorreste.
Noi siamo sempre i soliti.



lunedì, luglio 11, 2016

Viù

Una cosa della quale mi dispiaccio molto è l'esiguità dei ricordi legati alle migliaia di gare che ho arbitrato dal 1991 ad oggi.
Com'è possibile ricordare così poco? E' un vero peccato. Qualche collega mi dice di ricordare tutto. Io ricordo una decina di episodi!!!
Però a volte per caso altre volte perchè finisci in un paese che capisci subito di "conoscere", qualcosa riaffiora alla memoria.
Ieri è stato così. ero a Viù, in piscina con la famiglia.
Lì accanto ho visto un campo di calcio a5 con una gradinata per il pubblico. Ed ecco l'amarcod.
Adesso non ne ho la certezza, ma è altamente probabile che lì abbia arbitrato almeno una gara.
Non ho voglia di andare a fare le verifiche del caso, anche perchè non è fondamentale ai fini del racconto.
Mi pare quindi di ricordare un episodio particolare, seduto su quelle gradinate
c'era una persona corpulenta, questa la ricordo bene nonostante gli anni passati, che a fine primo tempo o a fine del secondo venne verso di me con atteggiamento minaccioso.
L'affronto, come ho sempre fatto in questi casi. Come spesso capita, il "signore" corpulente diventa subito meno
aggressivo di quando è mischiato tra il pubblico, dove si sente sicuro, a sparar cazzate, passa all'istante dal "vaffanculo", "bastardo" al Lei.
Questa cosa mi ha sempre fatto molto ridere.
Continua a insultarmi, merda! Dammi uno sganassone adesso che mi hai di fronte! eh no...
Ovviamente l'arbitro ha già capito di avere di fronte un emerito coglione.
In pratica l'attrezzo mi mostra il suo cronometro per farmi notare che, in basa al suo orologio, la partita non era ancora finita (o doveva esserlo prima).
Io gli chiarisco che a me del suo orologio non mi interessa nulla e che l'unico cronometrista della gara, una partita di serie C, da regolamento, sono io.
Il tipo che si aspettava forse che avrei preso in qualche considerazione il suo orologio sparisce e fortunatamente non lo ritroverò più.
Mentre sono lì a pensare, con un sole che ti ammazza, in un attimo di riposo dall'assalto dei bimbi,
e sempre rimanendo in ambito calcio a5, mi ricordo di un altro episodio particolare.
Siamo in un paese appena fuori Torino, la partita è molto dura.
Episodi contestati, un espulso, qualche minaccia di morte.
Torno a fine gara nello spogliato e, poco dopo, entra il fenomeno,
Fa il professorino. Fintamente beneducato, mi intima senza possibilità di alternativa di mostrargli "subito" il referto per vedere cosa ho scritto circa gli episodi contestati.
La richiesta non sta nè in cielo nè in terra.
Una felicità profonda sale dentro di me. come prenderlo per il culo nel modo più efficace?
Penso velocemente. Un vaffanculo non è nel mio stile e non mi darebbe soddisfazione come del resto spiegargli che lui è una testa di cazzo ed io non sono tenuto a mostrargli nulla.
Alla fine opto per un sibillino: "come faccio a mostrarLe qualcosa che non ho ancora scritto e che, in ogni caso, non scriverò certo adesso?"
il professorino parte con i "lei non sa chi sono io", "telefonerò a...", "parlerò con...".
Io, sicuro della bontà delle mie decisioni e, soprattutto, della mia buona fede chiudo la conversazione con un:"faccia come crede, buonasera".
Ovviamente mai più sentito e visto direttamente o indirettamente.
E' difficile da capire per chi non pratica, ma quanto mi mancano queste teste di minchia!

mercoledì, aprile 27, 2016

Buon compleanno Puliciclone!

Giro questa immagine sacra ad un amico gobbo [scusate l'ossimoro] che,
pensando di essere simpatico, mi chiede "è morto?"



La cosa è divertente, che domanda assurda: Lui è immortale!

giovedì, marzo 17, 2016

Frauen

Scusate, vorrei scrivere un post alla Michele Angheleddu, qualcosa di semi-colto che sostanzialmente non frega niente a nessuno.
Lo so che tutti, con prospettive diverse, stanno ancora pensando al goal di Mueller al 91°,
ma tant'è è anche un modo per non pensare alla mattanza che ci attende domenica...

Ho appena finito di leggere il formidabile "Frauen", un libro che la statunitense Alison Owings
pubblicò nel 1993, edito in Italia da Mursia e di non facile reperibilità.
La dritta me la diede Martin Amis.
Stavo leggendo il suo inutile "La zona d'interesse", quando, una volta deciso che non avrei terminato il supplizio di quella lettura, sono andato a ravanare nella bella bibliografia.

Il libro della Owings è un capolavoro, raccoglie una serie di interviste che l'autrice fece alla fine degli anni '80 a donne tedesche sopravvissute alla seconda guerra mondiale, ebree perseguitate, naziste tiepide e più convinte, oppositrici, una guardia di un campo di concentramento.

Le pagine sono dense di avvenimenti, ricordi ed emozioni. Di non facile lettura, se non motivati.
Gli spunti interessanti sono innumerevoli, uno dei concetti più stimolanti è quello dello "Hausjude"[l'ebreo di casa], ossia una scappatoia psicologia, tra le diverse, che molte tedesche (e tedeschi)
si inventarono o elaborarono per sottrarsi al peso delle loro responsabilità.
L'Hausjude era un ebreo, quasi sempre uno solo, che, nei ricordi, era stato aiutato o, in generale, benvoluto (o non condannato con una delazione).
Grazie a quel ricordo positivo potevano dichiararsi non antisemiti.
Ecco quest'aspetto psicologico mi pare decisamente interessante e meritevole di riflessione
appena venuto meno il godimento immenso del 4-2 di ieri sera.

lunedì, febbraio 29, 2016

COME SCRIVERE BENE di Umberto Eco

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. L'iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all'espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell'inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere né scorretti né inutili, perché chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All'inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l'ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che
40. Una frase compiuta deve avere.

Tratto da:
Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani 2000

giovedì, dicembre 24, 2015

Auguri

Non amo farli, ma con un compagno così è tutta un'altra storia: buon Natale a tutti!

venerdì, dicembre 18, 2015

Riflessioni post derby perso non giocandolo

Parlando di...medioevo dal forum ForzaToro:
"C'è un'immagine, mi sembra di Leibniz, ripresa da Deleuze: se la comunità è un tessuto, l'uomo è una piega, una singolarità, che nasce, muore, è riconosciuta, anche se con una geometria variabile di funzioni. Il nostro modo di essere riconosciuti era fatto di tanti individui, ma la sostanza che lo componeva non era propria di ciascun individuo, era comune.
Come gli uomini del Medioevo pensavamo che nel contesto Toro una cosa fatta male, un pensiero pensato male, non si esaurissero lì, in quella cosa o in quel pensiero, ma turbassero un ordine, un universo, che era il Toro. Non ci sembrava, almeno a me, di «pensare», ma di «partecipare a un pensiero» legato al Toro. Non di «amare» il Toro, ma di essere parte di un sentimento che era l'«amore» per il Toro.
Ora, non solo nel calcio, le pieghe sono state stirate e sono diventate pura superficie. È sparita la complessità, la profondità. È una perdita importante, la trasformazione di ogni traccia residua di interiorità in comportamenti standardizzati e modellizzabili.
Secondo me con il Toro stiamo seguendo in pieno questa tendenza. Alla quale del resto nessun aspetto del reale sfugge, perché la nostra dovrebbe essere un'eccezione? Un certo modo, analogico, medievale, eroico di vivere il Toro non può più essere, semplicemente, perché la realtà lo fagocita come fanno i globuli bianchi. Lo strazio è che a quella malattia eravamo abituati e le volevamo bene."

giovedì, novembre 19, 2015

Il Re del mosto

Costruitevi
una cantina ampia, spaziosa, ben
aerata e rallegratela di tante belle bottiglie,
queste ritte, quelle coricate, da
considerare con occhio amico nelle sere di
Primavera, Estate, Autunno e Inverno
sogghignando al pensiero
di quell'uomo senza canti e senza suoni,
senza donne e senza vino,
che dovrebbe vivere
una decina d’anni più di voi.
(Giacomo Bologna)

Chi era il Re del mosto?
lo racconta Beppe Orsini

www.braida.com

venerdì, ottobre 30, 2015

Fat City di Leonard Gardner

Città amara
Quando leggo che un lettore aggiunge o toglie mezza stellina al voto un po' mi innervosisco per la pignoleria: e decidi 'sto voto e non rompere! stai mica salvando il mondo!
ma questa volta devo ammettere che avrei anch'io voluto assegnare tre stelline e 1/2...

La traduzione è ottima, alcuni passi sono fantastici ma alla fine la sensazione è comunque di qualcosa di incompleto o, meglio, di una narrazione che avresti voluto continuasse ancora un po'.
Non necessariamente verso un finale particolare, ma solo verso qualche altra vicenda o avvenimento che ti permettesse di definire ancor meglio i personaggi, la città, gli incontri di boxe stessi che alla fine non sono, come pensavo, predominanti. Diciamo che è un libro di genere...sui generis.
E' da leggere in ogni caso, non è certo paccottiglia che ti fa perder tempo.
Non è un pranzo luculliano, ma un'"apericena" finita la quale ancora qualcosa lo avresti gradito.

P.S.: quest'anno Fazi l'ha ripubblicato cambiando (ossia proponendone una traduzione) il titolo in "Città amara".