venerdì, luglio 21, 2023
lunedì, luglio 17, 2023
Lgbtqia+
E dopo la "Schwa", di cui confermo il giudizio, riporto le definizioni, non troppo approfondite ma il taglio è corretto essendo un articolo che presenta informazioni di carattere generale per introdurre un pubblico composito al tema, che ho letto sul mensile "Consumatori COOP" a pagina 24
(Nova Coop n. 5 Giugno-Luglio 2023).
L'articolo parla della campagna organizzata da COOP "Close the gap" per promuovere la parità di genere.
Le definizioni sono di Alice Orrù, copywriter e autrice del libro "Scrivi e lascia vivere".
lunedì, giugno 26, 2023
giovedì, maggio 25, 2023
Franco Nembrini: L'educazione è un casino da mo'
Citazioni:
1: "La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, si burla dell'autorità e non ha alcun rispetto degli anziani. I bambini di oggi sono dei tiranni. Non si alzano quando un vecchio entra in una stanza, rispondono male ai genitori. In una parola sono cattivi".
2: "Non c'è più alcuna speranza per l'avvenire del nostro paese se la gioventù di oggi prenderà il potere domani poiché questa gioventù è insopportabile, senza ritegno, spaventosa."
3: "Il nostro mondo ha raggiunto uno stadio critico. I ragazzi non ascoltano più i loro genitori: la fine del mondo non può essere lontana."
4: "Questa gioventù è marcia nel profondo del cuore. I giovani sono maligni e pigri. Non saranno mai come la gioventù di una volta. Quelli di oggi non saranno capaci di mantenere la nostra cultura."
Citazioni:
1. Socrate 470 a.C.
2. Esiodo 720 a.C.
3. Sacerdote dell'antico Egitto 2000 anni a.C. circa
4. Incisione su un vaso d'argilla dell'antica Babilonia 3000 anni a.C. circa
lunedì, maggio 08, 2023
Note su Hiroshima - recensione
Parliamo di un premio Nobel, quindi è abbastanza inutile dire che la scrittura è "preziosa" però...però fino a metà libro ho fatto una gran fatica a procedere. No...abbandonare mai! Con buona pace di Pennac.
Il libro è infatti una raccolta di saggi scritti all'inizio (fino a metà) anni '60 e sconta, ripeto soprattutto nella prima parte, il fatto che il racconto faccia riferimento a polemiche ed eventi, anche molto minuti, accaduti sullo scorcio dei primi anni 60. Il racconto di questi fatti risulta quindi, dopo sessantanni, poco interessante, poco chiaro anche per gli inevitabili riferimenti che un lettore, "occidentale" per di più, fa un po' di fatica a seguire.
In breve, se il tutto fosse riscritto oggi, verrebbe sintetizzato, credo, in poche pagine. E' interessante invece quando il racconto si sposta sull'esperienza che è poi diventata "universale" dei hibakusha (被爆者) - parola che non riesco a ricordare manco ripetendomela mille volte...e che quindi mi sono andato a cercare - ossia coloro che alla bomba sono sopravvissuti. Ai giapponesi dire "sopravvissuti" non piaceva, è stata quindi coniata questa; ecco queste pagine diventano, grazie anche alla sapienza dello scrittore, importanti, chiare, illuminanti circa qualcosa che, al pari forse di Auschwitz (non a caso l'autore fa un accostamento al campo di concentramento, peraltro secondo me in modo non felice, un po' frettoloso), la mente umana non può riuscire ad immaginare, o almeno la mia, assai limitata, non riesce.
martedì, maggio 02, 2023
Note su Hiroshima
Di tanto in tanto si sente di storie persino più tristi di quelle appena citate, come quella di una ragazza che, gettando per caso uno sguardo sulla sua cartella clinica, ci vide scritto 'leucemia mieloide' e s'impiccò. Quando mi capita di venire a conoscenza di storie del genere, mi sento molto fortunato a non fare parte di una nazione cristiana. Provo un sollievo indescrivibile al pensiero che un dogmatico senso di colpa cristiano non abbia impedito a quell'infelice ragazza di suicidarsi. Nessuno di noi vivi può difatti biasimarla per il suo gesto estremo. La nostra sola libertà deve essere quella di ricordare l'esistenza di persone che 'malgrado tutto scelgono di non togliersi la vita'. A questo proposito, come giapponese, penso di essere quel tipo di persona che, se scoprisse di avere il cancro, si suiciderebbe in piena libertà, senza sensi di colpa nè paura dell'inferno. Comunque sia, posso affermare in tutta sicurezza di non sentirmi assolutamente in diritto di dissuadere chicchessia dal commettere suicidio. Chissà, forse è perchè sono intaccato da una sorta di 'muffa' che mi svigorisce, ed è proprio per questa mia natura che posso riguadagnare coraggio tutte le volte che m'imbatto nella moralità pura e umana della gente di Hiroshima che 'malgrado tutto sceglie di non togliersi la vita'.
Kenzaburo Oe, Note su Hiroshima, Garzanti giugno 2021, pp 92-93
Traduzione di Gianluca Coci
venerdì, aprile 28, 2023
Per scrivere poesia di Rainer Maria Rilke
martedì, aprile 18, 2023
I Mezzi Po - Cronache delle genti di Po
I "Mezzi" per me, settimese volgare, sono un luogo magico.
Ricordo una gita alle elementari...mi parve di passare, facendo pochi km, dagli anni '70 ai '50 in circa 15 minuti.
Il pullman si fermò, lo ricordo chiaramente, proprio davanti alla Chiesa di San Guglielmo Abate e davanti, dietro, ovunque, vedevo solo prati e anziani in bicicletta.
Un posto fatato, per me. Ci tornai spesso, ancora bambino, con mio padre e mio fratello, in bicicletta, per bere birra e gazzosa, nella giornata domenicale fuoriporta ascoltando gli aneddoti mirabolanti del "gris".
Ed è anche, e soprattutto, per questo che sono più di 30 anni che vado regolarmente a mangiare la carne alla brace al ristorante un tempo "dei cacciatori", oggi Ostu Dal Maslè. Ricordo la storica "signora" bionda, ahimè scomparsa da diversi anni seppur ancora giovane, che si prendeva cura di me, quando ventenne, ciucco perso, mi vedeva non star troppo bene...e non a caso, a Natale, si tornava, con Wolf, a farle un regalo per ringraziarla, prima di chiederle, dopo ogni cena: "e l'amaro della casa?" e lei tirava fuori un pintone ed elargiva un amaro autenticamente fatto in casa che sigillava la fine della serata prima del ritorno a piedi, in bici o in macchina.
In bici una volta, sempre io e Wolf, tornammo tagliando dai campi innevati, non si sa come, anche saltando i fossi.
Ovviamente oggi è tutto cambiato, in particolare quando torno e vedo i capannoni che hanno contaminato il panorama, però quando esco dal locale, ebbro, mi pare tutto esattamente come 43-44 anni fa o giù di lì.
Potenza del barbera e di sinapsi inguaribilmente romantiche.
Illustrazione:
mercoledì, marzo 15, 2023
L'era del testimone di Annette Wieviorka
(ma solo note in fondo alle diverse pagine)...vi ho ovviato io:
BIBLIOGRAFIA
presente nel libro di Annette Wieviorka, L'era del testimone,
Raffaello Cortina Editore, Milano 1999
(preso in prestito in biblioteca nel marzo del 2023)
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relazione al Convegno "Les archives de la Shoah" organizzato dal CDJC a Parigi nel dicembre 1996
Ora in AAVV, Les archives de la Shoah, L'Harmattan, Paris 1998
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4. R.Hilberg, Writing and the Holocaust, Holmes & Meier, New York-London 1998
5. M.Bloch, La guerra e le false notizie, Donzelli, Roma 1994
6. L.S.Dawidowicz, The Holocaust and the Historians, Harvard University Press, Cambridge-London 1981
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16. L.Dobroszycki, The Chronicle of the Lodz Ghetto, 1941-1944, Yale University Press, New Haven-London 1984
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18. S.Guterman, Le livre retrouvé, a cura di Nicole Lapierre, Paris 1991
19. A.Czerniakow, Diario (1939-1942): il dramma del ghetto di Varsavia, Città Nuova Editrice, Roma 1989
20. Calel Perechodnik, Sono un assassino? Autodifesa di un poliziotto ebreo, Feltrinelli, Milano 1996 (in mio possesso)
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22. M.Cling e Y.Thanassekos, Ces visages qui nous parlent (atti dell'incontro internazionale sulla testimonianza dei sopravvissuti
dei campi di concentramento e di sterminio nazisti, Fondation Auschwitz e Fondation pour la Mémoire de la Déportation),
Bruxelles-Paris 1995
23. C.Lanzmann, Shoah, Rizzoli, Milano 1987 (libro e film di 9 ore che raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti) (in mio possesso)
24. R.Hilberg, La politique de la mémoire, Gallimard, Paris 1996
25. R.Marienstras, Diaporiques, n.1, primo trimestre del 1997
26. Chim A.Kaplan, Chronique d'une agonie. Journal du ghetto de Varsovie, scoperto e presentato da A.I.Katsch, prefazione di J.Bloch-Michel, Calmann-Levy, Paris 1966
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29. J.Korczak, Diario del ghetto, Luni Editore, Milano 1997 (in mio possesso)
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32. A.Wieviorka e I.Niborski, Les livres du souvenir. Mémoriaux juifs de Pologne, Gallimard, Paris 1983
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39. I.Ehrenbourg e V.Grossman, Le livre noir, Solin-Actes-Sud 1995
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46. Elie Wiesel, La notte, tr. it La Giuntina, Firenze 1980 (in mio possesso)
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103. R.Antelme, Témoignage du camp et poésie, in Le Patriote résistant, n. 23, 15.05.48
104. P.Lejeune, Pour l'autobiographie. Chroniques, Seuil, Paris 1998
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113. B.Burko-Faleman, L'enfant caché, Seuil, Paris 1997
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115. W.Benjamin, il narratore (1936) in Angelus Novus, Einaudi, Torino 1981
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124. AAVV, War and Remembrance in the Twentieth Century, Cambridge University Press 1998
lunedì, febbraio 20, 2023
AGGANCIA LA FUNE DI VINCOLO
Nell'attesa ho telefonato ai "grigi" e ha risposto mia madre.
Ho poi parlato anche con mio padre e, come direbbe mia mamma, "l'ho trovato un po' giù".
La cosa, quando capita, mi fa sempre soffrire molto.
La notte successiva ho fatto un sogno bellissimo, eravamo in una Roma splendida e luminosa, non so perché proprio lì, ed ero con mio padre; Papà era com'è oggi, fisicamente, intendo, con tutti i suoi anni, ma il suo spirito era, invece, quello di trent'anni fa o giù di lì. Era il mio Papà invincibile che ci raccontava le cose, gli aneddoti, che invariabilmente erano sempre accadute vent'anni prima, quando di anni ne aveva poco meno di trenta.
Lo ricordo, per esempio, fiero della sua esperienza nei paracadutisti di cui spesso cantava le canzoni che anch'io ho presto imparato a memoria. Mio padre era, ed è, originale, molto divertente, ma anche serissimo, stimato, preciso sul lavoro ma sempre pronto alla battuta, allo scherzo, in una parola molto "simpatico" e ne ho avuto conferma nel recente viaggio a Latina, la città di mia madre, dove tutti lo ricordavano come lo ricordo io: un meraviglioso ciclone di battute, racconti, scherzi, dalla personalità debordante, travolgente, amato da tutti, anche nei suoi eccessi. Forse, ma l’ho capito solo oggi, anche per nascondere una malinconia di fondo che adesso, tende ad affiorare, ad essere più visibile.
Anni fa una pubblicità in TV di un qualche liquore statunitense, se non erro, in uno splendido bianconero, raccontava proprio il rapporto tra genitore e figlio, sottolineando che, una volta maturo, il figlio si scopre essere la copia del padre.
Non sta a me dire se sono simpatico e divertente anch'io, come lui, ma sicuramente amo scherzare su tutto, da sempre, e recentemente, sul lavoro, mi sono riscoperto uguale uguale a mio padre, avendo ricevuto attestati di stima e interpretando il lavoro come faceva lui, con dedizione, serietà, passione e grande impegno.
Tendo ad essere sempre molto critico, diventando, come dice mia moglie, "noioso", e critico lo sono sempre stato in primis con me stesso...
ma alla fine, anche se alla fine non sono e credo di esserci ancora abbastanza lontano, devo dire che dell'inprinting familiare ricevuto sono soddisfatto, anche perché, a mia volta, lo vedo nei miei meravigliosi figli.
La mamma è la mamma, manco si discute, ma per un figlio maschio il padre, anche se a volte può non esserci o può fare qualche errore, mentre la madre c'è sempre e, almeno nel mio caso, non sbaglia mai, è una figura chiave, insostituibile, il mio punto di equilibrio, sempre, non solo da bambino.
Quindi, grazie Papà!...e prendile 'ste cavolo di gocce.
mercoledì, febbraio 15, 2023
Perchè tifo "Turin"
Tifo "Turin" perchè da sempre l'hai tifà
per la squadra ca pòrta 'l nòm dla mia sità.
Perchè 'l color dla soa bela bandiera
a respecia na passion fòrta e sincera:
Ross come 'l sangh, come 'l feu come 'l vin:
eccò perchè, cari amis, tifo "Turin".
Perchè a pòrta stampa sel sò scuèt
un-adle bestie pi bele: en torèt
En torèt ca raspa comn 'l pe la sabbia
e da le soe naris a sbufa tanta rabbia.
Rabbia 'd bataia contra ij "Matadòr"
ca son fòrse pi fòrt, ma genà dal "Tor".
Tocà sovens da tanti, tròpi colp de spà,
a l'è sempre arpiasse, a 'è sempre arpiasse, a l'è mai crolà.
Le £"Banderillas" dla sfortun-a pi sfacià
a l'han ferilo, si amis, ma mai massà.
La spa caj farà pieghè ij ginoj l'è 'n cor nen nà,
a son ancora fòrt ij sòj crij, le soe cornà.
E adess pi che mai continoa a marcè drit,
onest, coragioss e 'n sima a tutt: Polit.
Mister, gieufìgador: ment e brass del nòstr Torèt
regalene prest se i peudi: na copa, ne scudèt.
Noi dal bòrd del camp sempre pront a criè
con tanta passion sportiva: Toro Olè.
Perchè mi cherdo 'n Ti; perchè 't veui bin
per tut l'òn chi l'hai dit: Mi tifo "Turin".
(ritaglio di giornale trovato in un libro sul Torino in un mercatino dell'usato)
giovedì, febbraio 02, 2023
"Un vero classico" di Massimo Gramellini
A quattordici anni nessuno sa ancora chi è: invece di restringergli il campo, bisogna allargarglielo a dismisura. Tutte le passioni della mia vita le ho assaggiate a quell’età, comprese la musica e lo sport, di cui leggevo le cronache sotto il banco durante le lezioni più noiose. Ma erano le cronache di Gianni Brera, uno che sapeva coniugare il racconto della partita con l’epica di Omero. È vero, il classico non ti spiega «come» funziona il mondo, ma in compenso ti abitua a chiederti «perché». A capire le cause delle cose, a snasare il conformismo degli anticonformisti, ad addestrare i sensi e la mente per riuscire a cogliere la bellezza in un tramonto o anche solo in una vetrina. Il classico è come la cyclette: mentre ci stai sopra, fai fatica e ti sembra che non porti da nessuna parte. Ma quando scendi, scopri che ti ha fornito i muscoli per andare dappertutto.
✏️ Massimo Gramellini
lunedì, gennaio 30, 2023
Effetto Dunning-Kruger
Ipotizzo che Vanja soffra di questo disturbo cognitivo.
Ossia è troppo scarso per comprendere di essere scarso ed infatti chiede che gli sia aumentato lo stipendio.
Certo il nostro non è aiutato dai leccaculo prezzolati del Presiniente che, a mezzo stampa, tende a fargli credere di essere un fenomeno.
Conto, a questo punto, nell'avarizia di Braccino, per non vederlo più indossare la nostra maglia.
Sarebbe un 25 aprile.
domenica, luglio 17, 2022
Idem
"Non voglio tacere il fatto che quelle scritte alpestri mi allargarono le ali del cuore. Mi chinai a ripulirle con un sasso aguzzo, pensando nel frattempo a quale mano antica, e sotto gli occhi di chissà quale perito o giurato, avesse inciso quella data, quella sigla e quel confine. Rimasi genuflesso a guardare quella scritta con l'interiore eccitazione che viene a strabiliarmi ogniqualvolta, per tramite di una traccia provata, veritiera, scopro di trovarmi nel medesimo e preciso luogo in cui si è trovato qualcun altro secoli prima, come se l'ombra di quel qualcuno fosse un vapore non del tutto esalato e fosse perciò, a suo modo, una presenza tangibile."
Il Duca, pagina 41
martedì, maggio 17, 2022
Quinto libro di Ugo Revello
E' uscito oggi, 17 maggio 2022, "Doi povron bagnà 'nt l'euli" (come gli altri, sempre edito da Priuli & Verlucca) il quinto libro del grande Ugo Revello su storia e tradizioni del Piemonte.
1) A va bin parei. Detti che fra un po' non saranno più detti (2018)
2) Suma bin ciapà. Altri detti che fra un po' non saranno più detti (2019)
3) Speruma bin. Ancora altri detti che fra un po’ non saranno più detti (2020)
4) Balengo! Imprecazioni, qualche parolaccia, contumelie, epiteti che fra un po’ non saranno più detti (2021)
mercoledì, marzo 30, 2022
Giulio Bedeschi "Collana C'ero anch'io" - 6620
Ho 6620 pagine di memorialistica della seconda guerra mondiale da leggere. Sono felice.
Giulio Bedeschi
Collana "C'ero anch'io"
Ugo Mursia editore
1. Nikolajewka: c'ero anch'io, Milano, Mursia, 1972. ISBN 978-88-425-3394-8
680 pagine
2. Fronte greco-albanese: c'ero anch'io, Milano, Mursia, 1977
684 pagine
3. Fronte d'Africa: c'ero anch'io, Milano, Mursia, 1979
704 pagine
4. Fronte russo: c'ero anch'io vol. I, Milano, Mursia, 1982, ISBN 88-425-1758-5
600 pagine
5. Fronte russo: c'ero anch'io vol. II, Milano, Mursia, 1982, ISBN 978-88-425-3405-1
800 pagine
6. Fronte jugoslavo-balcanico: c'ero anch'io, Milano, Mursia, 1985
792 pagine
7. Fronte italiano: c'ero anch'io. La popolazione in guerra, Milano, Mursia, 1987, ISBN 978-88-425-1119-9.
NOTA: indicato come Volume 1, il volume 2 non è mai uscito. 720 pagine
8. Prigionia: c'ero anch'io, Milano, Mursia vol. I
584 pagine
9. Prigionia: c'ero anch'io, Milano, Mursia vol. II
480 pagine
10. Prigionia: c'ero anch'io, Milano, Mursia vol. III
576 pagine
giovedì, dicembre 09, 2021
La gioia fa parecchio rumore
Il libro di Bonvissuto, diciamocelo, non è un capolavoro, a volte risulta un po' attorcigliato su se stesso e un po' paraculo. Ma contiene delle chicche, come questa:
"Barabba dimostrò un'impressionante familiarità con le cose umane. Mi disse che, per come eravamo fatti noi, i miei parenti avevano ragione. Un padre può sopportare qualunque divergenza con un figlio, anche che sia una guardia se lui è un ladro, o il contrario. O che sia un drogato, o che faccia il prete. E pure che abbia idee diverse in politica, o diverse attitudini sessuali ma avere un figlio di un'altra squadra per un padre dei nostri sarebbe stato davvero troppo. E anzi, se davvero volevo mortificare un padre e profanare il suo ruolo, allora non avrei dovuto fare altro che diventare di un'altra squadra rispetto alla sua. Fu definitivo, perfetto. Mi chiese come avrei reagito se un giorno fosse successo a me, se avessi avuto io un figlio di un'altra squadra: - Pè ccapí abbasta mettese ar posto dell'antri -. Barabba aveva ragione, si vedeva che con le sue parole aveva curato molte persone."
Notevole anche questa perla:
"Er cazzo 'nvo penzíeri"
giovedì, ottobre 07, 2021
Sempre di corsa...ma perchè?
Ho accompagnato i miei genitori all'INPS perché è vero che SPID diventa fondamentale ma in Italia c'è sempre la "deroga" che in questo caso si chiama "delega". Così sarò io a gestire i loro "profili" in rete, cioè come prima dello SPID.
Poco male, ho passato del tempo con loro ed è stato piacevole.
Mio padre, ahimè, l'ho visto affaticato anche solo a percorrere poche decine di metri a piedi, più arzilla mia madre. Come da 30/32 anni a questa parte, io sono sempre di corsa e arrivato presto da loro, dopo il "ciao grigi, tut bin?" di rito mi sono messo a ricontrollare i documenti necessari, aggiornarli sulle incombenze familiari evia di corsa, insieme, verso "Torino Nord" perché c'è l'orario dell'appuntamento da rispettare e il traffico è feroce la mattina.
In realtà poi, all'INPS, la procedura è stata istantanea e si è conclusa positivamente, senza intoppi e nessuna coda allo sportello né in auto. Siamo quindi andati a pagare l'assicurazione della loro auto, l'ufficio era dietro l'angolo...pagata la quale ci siamo fermati un attimo, forse erano 10 anni che non lo facevamo, e ci siamo presi un caffè "napoletano", buonissimo, in un bar vicino a piazza Rebaudengo.
Solo in quel momento, paradossalmente, siamo riusciti a stare finalmente tranquilli, "fermi" per un po' e, opportunamente interrogati, sono riusciti a parlare con il pazzo che scrive e, come succede con i miei figli, hanno iniziato effettivamente a "parlare" davvero cioè andando oltre le solite formule di cortesia - chi ci scambiamo da anni - per raccontare il loro "mondo", che io ormai conosco poco.
Qualche amico purtroppo non c'è più, il ragazzo del mercato che è sempre gentile con loro, come sta mio fratello ecc. Anche i miei bambini, spesso, non hanno voglia di raccontare se troppo frettolosamente invitati a farlo. Ma poi, quando il clima diventa più disteso, la sera, diventano loquaci, anche per ritardare il momento di andare a dormire, e finalmente si scopre quello che è accaduto tra i banchi o quali erano i compiti da fare per il giorno dopo...
Si tratta solo di rispettare i loro tempi.
Mio padre si era comunque prima sincerato: "sei di corsa?". "No, Papà, pensavo che all'INPS saremmo stati più a lungo, ho tutto il tempo che vuoi". E da quel momento hanno iniziato a raccontarmi tante cose di oggi, di ieri e, parlando dei loro nipoti, anche di domani...era davvero da troppo che non riuscivamo a farlo.
Esclusivamente per colpa mia.
Sabato, probabilmente, se riuscirò a convincere anche mio padre, più sedentario, andremo a castagne, come 100 anni fa andavamo a "famiole" o in cerca di lumache, se aveva piovuto, di nuovo insieme e sarà una giornata meravigliosa.
martedì, settembre 14, 2021
Sul carro del vincitore
Fuga dal carcere
1944
La liberazione
di Giovanni Roveda
Piccola recensione di un libro che mi è piaciuto, pur senza essere particolarmente notevole.E' un libricino che si legge velocemente, ben scritto; sono solo 139 pagine ma appunto il libro è stampato su un formato ridotto (Collana Piccola libreria di Neri Pozza), tascabile quindi la lettura è veloce.
L'autore è Gianfranco de Bosio, regista veronese, quasi centenario, partigiano, che ha raccontato la sua esperienza riferita al periodo della resistenza in particolare a Verona.
Nel luglio del 1944, con un colpo di mano (al quale comunque l'autore non prese parte diretta), venne liberato dal Carcere scaligero degli Scalzi il sindacalista Giovanni Roveda, poi sindaco di Torino.
Paradossalmente, la parte finale, quella della liberazione dal carcere m'è parsa quella meno approfondita, tratteggiata con fretta.
Da notare la bella chiusura finale dove, a pagina 133, l'autore, persona dura e schietta, scrive: "L'ipocrisia mi fu lampante già pochi giorni dopo: il 5 maggio furono convocati in Arena tutti i partigiani del Veronese per la consegna delle armi alle nuove autorità. Si presentò una folla esultante con le più strampalate divise e armi di ogni sorta. Ma nei mesi vissuti in clandestinità, nel costante pericolo di essere arrestati, torturati, uccisi, a combattere per la libertà eravamo una manciata di uomini, una minoranza malvista dai più. Poi all'improvviso, appena finita la guerra, in Arena c'erano diecimila persone! Noi pochi veri combattenti per la libertà restammo a bocca aperta, increduli: troppi erano divenuti partigiani entusiasti all'ultimo momento. Preferii allontanarmi, disgustato. Ancora una volta, come alla dichiarazione di guerra, l'opportunismo vigliacco stravinceva.
Quella fu per me una lezione bruciante: da allora la politica non mi ha più attratto, e preferii lasciarla per seguire la mia vera vocazione: il teatro".
Gianfranco De Bosio, Fuga dal carcere, Piccola Biblioteca Neri Pozza 2021
martedì, luglio 27, 2021
Olocausto - Storie di sopravvissuti
Sitografia tratta dalla graphic novel "Olocausto - Storie di sopravvissuti" (Valentina edizioni 2017)
di Zane Whittingham e Ryan Jones
1. BBC Learning Children of the Holocaust animations
https://www.bbc.co.uk/programmes/p01zx5g7
2.Flette animation
http://fettleanimation.com/
3. Holocaust Survivors Frienship Association
https://www.holocaustlearning.org/
4. 6 Milion Plus
https://www.6millionplus.org/
5. Holocaust Memorial Day Trust
https://www.hmd.org.uk/
6. The National Holocaust Centre and Museum
https://www.holocaust.org.uk/
7. Anne Frank Trust
https://annefrank.org.uk/
8. Imperial War Museum London
https://www.iwm.org.uk/events/the-holocaust-exhibition
9. Yad Vashem
https://www.yadvashem.org/
10. Wiener Library London
https://wienerholocaustlibrary.org/
11. International Tracing Service
https://arolsen-archives.org/
12. USC Shoah Foundation
https://sfi.usc.edu/
13. United States Holocaust Memorial Museum
https://www.ushmm.org/it
14. Auschwitz-Birkenau Memorial and Museum
http://auschwitz.org/en/
(Pagina 96 di "Olocausto - Storie di sopravvissuti" Edizione italiana)




