lunedì, agosto 07, 2017

un grazie alla Pesando

Lo "switch" nella lettura, mi pare di ricordare, avvenne grazie, o per colpa, della professoressa Pesando che, al ginnasio, ci diede da leggere per l'estate "Il maestro e margherita". Lo lessi dapprima con poco entusiasmo, essendo un "dovere" farlo, ma poi con interesse e infine con avidità.

Avevo già letto ovviamente un po' prima, ma con quel libro meraviglioso iniziai a capire che leggere era un piacere sublime e a distinguere cosa era meglio leggere.
Poi è diventata una malattia, ma dopo.

la scheda del libro

venerdì, agosto 04, 2017

Il mio secondo dizionario delle SERIE TV cult

Il mio secondo dizionario delle SERIE TV cult.
Da Beverly Hills a The Walking Dead
Libro di Claudio Gotti e Matteo Marino
Illustrazioni di Daniel Cuello

...e il primo?
(ce l'ho, ergo il promemoria mi interessava meno...)

Titolo: Il mio primo dizionario delle serie TV cult
Autori: Matteo Marino e Claudio Gotti
Disegni: Daniel Cuello
Caratteristiche: 416 pp. bn, brossura con alette

Le sigle più belle.

I personaggi più amati.
I peggiori "salti dello squalo".
Le battute indimenticabili.
Le carriere dei creatori, da David Lynch a J.J. Abrams, da Shonda Rhimes a Vince Gilligan, da Joss Whedon ad Alan Ball. 

Contiene le seguenti serie:

1. 24

2. Battlestar Galactica
3. The Big Bang Theory
4. Boris
5. Breaking Bad
6. Buffy
7. CSI
8. Daredevil
9. Dawson’s Creek
10. Desperate Housewives
11. Dexter
12. Doctor Who
13. Dr. House
14. ER
15. FlashForward
16. Friends
17. Gomorra
18. Grey’s Anatomy
19. Lost
20. Mad Men
21. Modern Family
22. Mr. Robot
23. Orange Is the New Black
24. Penny Dreadful
25. Romanzo criminale
26. I segreti di Twin Peaks
27. Sex and the City
28. Six Feet Under
29. I Soprano
30. Il Trono di Spade
31. True Blood
32. True Detective
33. X-Files


Hanno detto del libro:

«Un libro indispensabile» (Rolling Stone)

«L’incontro perfetto tra analisi critica e amore per la cultura pop» (Film TV)

«Il meglio delle serie degli ultimi vent’anni. Ma poiché di un “primo” dizionario si tratta, c’è sempre la speranza di una seconda puntata» (la Repubblica)

«Altissima qualità di scrittura. Cura e passione che trasudano da ogni pagina» (MondoFox)

«È esattamente ciò che mancava» (Dailybest)

«Piaciutone. Bello, bello, bello» (L’Antro Atomico del Dr. Manhattan)

mercoledì, luglio 19, 2017

AB OVO

Mi presento allo sportello, dico come mi chiamo, preciso, come tradizione, "si scrive con la Y"...e, forse per la prima volta in vita mia, il tipo non pare "sorpreso" dal nome poco comune e anzi mi fa: "ha parenti a Lusignè?"
Rimango spiazzato io questa volta, di solito mi chiedono impanicati che lettera sia la "Y" e, di solito, la sbagliano.
Come quella, oltraggio estremo, che mi chiese "Y? Come la Y di Juventus?"

Dico di no, non mi risultano parenti in quel luogo...però in effetti mio nonno, prima di arrivare a Settimo, all'inizio del 900, veniva proprio da quelle zone del Canavese.
Ovviamente mi incuriosisco subito e chiedo qualcosa di più.
"Ho venduto una casa ad un signore di quelle parti che si chiamava così"
"ah...forse fa il fotografo a Rivarolo?"
ricordando un mio omonimo incrociato qualche anno fa.
E lui di rimando:"no. Fa il contadino".

Ecco un'origine più nobile non potevo desiderarla e sognarla.
Mi avesse detto "è il sindaco del paese, il prete, l'impiegato delle poste o il maresciallo" il mio interesse sarebbe scemato.
Ma immaginare che, dalla notte dei tempi, un mio discendente vive ancora nelle stesse zone di origine e lavora la terra come poteva fare un mio avo qualche centinaia di anni fa, mi ha riempito di orgoglio e, per certi versi, di nostalgia. Mi capita sempre quando si parla delle mie radici.
Prossima tappa? andare a cercarlo.

martedì, luglio 04, 2017

Fantocci!

Per andare al ginnasio e poi al liceo, prendevo, tutte le sante mattine, un treno che in una ventina di minuti mi portava a destinazione. O meglio, poi camminavo per altri 10-12 ed ero arrivato. Sempre insieme ai miei amici.
Preciso che all'epoca i treni arrivavano in orario, nonostante Lui non ci fosse già più da un po'.

Se la sera prima in Tv era "passato" un film di Paolo Villaggio, la mattina dopo non si parlava d'altro, in particolare al binario n. 2 - due ce n'erano del resto - aspettando il treno.

E' vero l'offerta televisiva era limitata, non c'erano TV a pagamento, non c'era internet, non c'era un cazzo.
Ciò premesso, tutti, o quasi tutti (i "dark" no, in effetti) ci ritrovavamo lì a raccontare la scena, che tutti già conoscevano a memoria, per ridere ancora, tutti a cercare di riprodurre con le stesse parole - e lo stesso tono - la battuta che avevamo preferito. Qualcosa di paragonabile poteva succedere solo con "Amici miei", ma meno in effetti.

Manco Edwige riusciva a suscitare, il mattino dopo, lo stesso entusiasmo, la sera prima no, ma questo è un altro "film" e ci porterebbe fuori strada.

E' vero eravamo solo ragazzini, ma forse qualcosa di simile succedeva anche nel mondo dei "grandi" che a noi era totalmente sconosciuto, ricordo solo che quell'universo ci appariva abbastanza serioso.
Boh forse i quarantacinquenni d'allora erano cazzoni come quelli di oggi, ma senza internet lo si notava meno...

Ciao "Ugo",
Ugo

lunedì, giugno 05, 2017

In ricordo di un amico

Nei giorni scorsi un grave lutto, un evento che probabilmente non si supera mai del tutto,
ha colpito un mio caro amico d’infanzia, la morte del padre.
Lo ricordo bene, “granatissimo” e orgoglioso dipendente della Fabbrica Italiana Automobili Torino, come mio padre e come quasi tutti “i padri”, a Settimo in quegli anni. All’epoca non c’era contraddizione tra le due cose. Altri tempi.

Voglio scrivere due righe per ricordarne la memoria e per ringraziarlo per il tempo che mi dedicò.
Purtroppo era malato da tempo e scherzando, tramite il figlio, l’avevo invitato, nel caso, di diventare della Juve, cosa difficile per lui cuore Toro, perché così se ne sarebbe andato uno dei loro…

Siamo a metà degli anni ‘80, si stipava la macchina, rigorosamente una FIAT, di ragazzini, ossia i suoi figli e alcuni dei loro amici tra i quali, sempre presente, il sottoscritto e si partiva per il Comunale.
Sempre stessa strada, passando dalla collina. Con la pioggia, con il freddo o col sole che bruciava.
Lui, oggi mi è chiaro, felice come un bambino, noi di più.
Si partiva molto presto, anche se non era necessario, diceva per trovare posteggio comodo, secondo me per assaporare ogni momento della giornata. Il tutto aveva qualcosa di rituale e, ai nostri occhi, di magico. Il profumo dell’erba e quello acre dei fumogeni, specie sotto il bandierone che copriva tutta la curva e, a squarciagola, all’improvviso si udiva il nostro urlo di battaglia:
“Forza vecchio cuore granata! Forza vecchio cuore granata!”
Poi, a contorno, la partita, tutta un’altra cosa, ovviamente, rispetto alla radiolina della sonnolenta periferia di Settimo Torinese, in televisione infatti, bei tempi, non facevano vedere nulla.
Il Torino del tempo era volitivo, non scarso come quello che avrebbe calcato i campi tra fine anni ‘90 e buona parte dei 2000…Noi però il futuro non lo ipotizzavamo, un po’ perché ragazzini e un po’ perché 20 anni di nulla come fai ad immaginarli? Ci facevamo guidare solo dal nostro entusiasmo, lui nicchiava, lasciava fare, ne aveva viste tante e ne sapeva tanto più di noi. Alcune sue battute sugli arbitri io, inesperto ed ingenuo, non le comprendevo appieno…ma quanto aveva ragione, col senno di poi!
Si andava sempre in Maratona, sciarpe al collo, io cercavo di portare tutti sempre un po’ più al centro, per gridare di più, per tutta la partita ovviamente. Il giorno dopo si doveva andare a scuola senza voce.
Lui non gridava, ma si incazzava più di noi. E’ una “malattia” la nostra che in effetti è così, più invecchi più ti entra dentro e non va più via...
Spesso si vinceva, a volte si perdeva ed allora la disamina in auto era ricca di scontri e di polemiche tra di noi, e sempre alla fine c’era il suo confronto inclemente con quelli dello scudetto del ’76; il Grande Torino era troppo sacro per essere chiamato in causa e non lo si faceva mai. In particolare a uscirne a pezzi erano gli attaccanti: “Pulici quel goal lo faceva ad occhi chiusi!” oppure “Graziani ne faceva tre!”…”Tre ne faceva!” insistendo e ripetendo, com’era solito fare, le ultime parole pronunciate, per dargli ancor più forza.
Noi tendevamo ad arrabbiarci un po’ per la severità del suo giudizio e a difendere i “nostri” paladini, benché ovviamente più scarsi dei “suoi”.
Mi vengono i brividi nel ricordarlo ed è difficile trattenere le lacrime quindi…
Grazie di tutto e buon viaggio Bruno!

giovedì, maggio 25, 2017

Il Paese anormale dove Moggi comanda - Sentenza 36350/15 Cassazione

Per non dimenticare, rileggiamo questo pezzo di Serra del 2006 e rileggiamole le motivazioni della Sentenza della Corte Suprema di Cassazione del 2015.

Il Paese anormale dove Moggi comanda
di MICHELE SERRA 
(la repubblica 5 maggio 2006)
La cosa veramente triste, leggendo le intercettazioni telefoniche di Luciano Moggi con alcuni dei suoi amiconi preferiti, è che sono esattamente come le avremmo immaginate. Nel lessico, nelle intenzioni, nello spirito: ricalcate sulle nostre supposizioni ordinarie. Né migliori, né peggiori. 

Sono, senza scampo, senza sorprese, la sceneggiatura già mille volte scritta, mille volte recitata, di un potere italiano trafficone e ruffiano che essendo del tutto all'oscuro del binomio diritti/doveri vive, si muove e si assesta attorno al binomio favori/sgarbi. Un mondo di comparaggi e padrinati (dunque, e lo si sottolinea sempre troppo poco, un mondo esclusivamente maschile, e familista, e sostanzialmente arcaico) sempre in bilico tra illegalità da accertare e un molto accertato squallore. 

Come spesso accade nel nostro difficile Paese, diventa complicato perfino parlare di moralità in presenza di mentalità e persone che, esplicitamente, considerano perfettamente legittimo, e forse perfino lodevole, avvolgere i propri interessi di bottega in un fitto bozzolo di protezioni, raccomandazioni, strizzate d'occhio. Come spiegare a un direttore sportivo già chiacchieratissimo che non è proprio il caso di parlare con il designatore degli arbitri (cioè con la più delicata delle istituzioni calcistiche) come se fosse suo compare d'affari? E come spiegare al designatore degli arbitri che spetterebbe proprio a quelli come lui rimettere quelli come Moggi al loro posto, quando è evidente che tra i due la spalla, il sottoposto, è proprio il signor designatore? 

In conversazioni di questo genere - come già in quelle, giustamente proverbiali, dei furbetti del quartierino - non echeggiano mai quelle frasi che certificherebbero il buono stato di salute etica, o forse solo di salute mentale, di una comunità: mai uno "stia al suo posto e non si permetta", mai un "ma si rende conto che esistono delle regole?". Nessuno che infranga, anche solo verbalmente, quell'insopportabile patina di complicità, di "diamoci una mano", che fa da tinta madre a tutti i più unti canovacci nazionali. 

Ovunque un "tu" piacione e colloso, un clima da eterna rimpatriata (e si immaginano i ristoranti, i bavaglioli, le risate grasse) e una furbizia greve, da commedia dell'arte: quella stessa che poi vediamo, ripulita dei suoi quadri più inconfessabili, nei peggiori talk-show calcistici, dove "l'amico Moggi" da anni ammannisce a una platea spesso estasiata oscure facezie e sorridenti minacce, una specie di andreottisimo però imbertoldito, un'imitazione popolaresca del Potere che è parodia però senza saperlo. In fondo soprattutto penosa, e penosa non tanto perché rimanda a probabili prepotenze calcistiche, quando perché incarna (altro che calcio...) la vecchia furbizia contadina italiana appena appena camuffata, incravattata di fresco, e riscodellata in video per la gran gioia di chi non vuole fare la fatica di pensarci diversi, noi italiani, da questo stucchevole arrangiarci da subalterni: da servi, altro che da potenti. (Che la furbizia sia caratteristica servile, e mai signorile, è la sola fondamentale scoperta politica che milioni di italiani devono ancora fare). 

E il tutto, poi, si badi bene, ben radicato e fiorito lungo 
il corso degli anni alla corte della sola accertata monarchia borghese d'Italia, la Juventus dello "stile Juventus", gli Agnelli dello "stile Agnelli". Le cui giovani leve, esauriti i dovuti vizi di crescita, si spera possano dare una sterzata all'andazzo, vincendo mezzo scudetto di meno, magari, ma guadagnando un minimo di "immagine", parola così di moda che sempre più spesso ci si dimentica che forse significa qualcosa. 

Tanto, Moggi un altro lavoro lo troverebbe di sicuro: il calcio italiano, e il Paese in genere, non pare abbiamo i normali anticorpi bastanti a difendersi dai prepotenti e dai furbi. Difatti, suscitando altri tremiti in altri ambienti attenti allo stile, ogni tanto corre la voce che l'indubitabile signore Moratti voglia portarlo all'Inter, questo fenomeno della telefonata giusta. 
Speriamo di no. Ma non stupiamoci se è sì.--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

La Sentenza 36350/15 della Corte Suprema di Cassazione (è al vertice della giurisdizione ordinaria italiana, non è giustizia sportiva...
), 
precisa come andarono le cose.

venerdì, marzo 17, 2017

Lettera

“LA MEDUSA NON CI HA IMPIETRITI”
"Lettera" di Mario Rigoni Stern all'amico Primo Levi
(dal libro "Aspettando l'Alba")

Valgiardini 12 aprile 1987
Caro Primo,
Questa è una lettera che ti debbo per vecchia amicizia.
Ti avevo scritto dopo aver letto il tuo ultimo libro e ti dicevo della mia solidarietà e di come il tuo saggio così intelligente e spietato mi avesse riportato tali e tante sofferenti memorie da levarmi il sonno; quel sonno che tu ora hai ritrovato e che ti auguro simile a quello di quando ragazzi nelle sere di primavera ci si addormentava all'improvviso dopo aver tanto giocato all'aria nuova.
Ma tu, ieri, non avevi giocato all'aria di primavera e forse a farti dormire così, a farti chiudere gli occhi su questo mondo indifferente e venefico, è stata la stanchezza di quella lontana stagione del 1945.
Sono ormai tanti anni che ci conosciamo, più di trenta (erano appena usciti i nostri due primi libri), e una vigilia di Natale a chi ti intervistava esprimesti il desiderio di trascorrere con me la notte del 25 dicembre, in un rifugio tra le montagne sepolte dalla neve. Ti scrissi subito: "Vieni, andremo a camminare per nevi incontaminate su per la montagna; accenderemo il fuoco dentro un bivacco e staremo in silenzio a guardare le fiamme: non avremo bisogno di spumanti e di panettoni, nè di suono di campane; a noi basterà la compagnia del fuoco".
Non venisti, allora, perché i legami del lavoro e della famiglia ti tenevano a Torino.
Ma un giorno di primavera - era come oggi la stagione - arrivasti con Lucia. Guardammo insieme le arnie delle api, ti mostrai i favi che gocciolavano miele, la regina, la covata, i fuchi, le operaie intente ai loro lavori. Tu con ironica sapienza frenavi il mio entusiasmo dilettantesco e con ragionamento logico ridimensionavi il lavoro e l'ordinamento della società delle api. Poi andammo per un sentiero poco lontano da casa a vedere i caprioli; mi chiedevi dei fiori, degli arbusti, degli alberi, dei funghi, degli animali silvestri.
Tutto questo era bello, ma ogni tanto tra noi scendeva un silenzio improvviso che non era per ascoltare i rumori e le voci della natura, ma perchè la tua e mia presenza, reciprocamente, rievocavano i fantasmi di un' altra primavera che, seppur lontana, avevamo vissuto con simili esperienze.
Così una mezza frase, una parola in tedesco, in russo, polacco, o yiddish, scendeva tra noi provocando una sorte di timoroso pudore.
Quante volte, Primo, in questi ultimi anni ti dicevo: "Vieni, andremo per boschi dove non incontreremo gente estranea; cammineremo sul muschio tra il verde cupo come sul fondo del mare; oppure con gli sci tra il silenzio luminoso, e questo ti farà dimenticare l'angoscia di Auschwitz, e gli impegni di lavoro e della famiglia". Come per un breve periodo ti era capitato durante un' estate.
Eri stato in un luogo fuori mano delle montagne valdostane che con nostalgia mi raccontavi: qualche laghetto a duemila metri che rispecchia il cielo; pascoli da camosci fioriti di genziane, anemoni, soldanelle, miosotis; lenzuola di neve sui fianchi dei monti; ghiacciai sulle vette intorno. E' un posto sconosciuto ai turisti e che anch'io conosco; avevamo progettato di ritornarci insieme per sostare, camminare, arrampicare, guardare le stelle e godere il sole. Sarebbe stato l'opposto del campo di concentramento.
Ma forse anche un luogo come questo non avrebbe allontanato i ricordi e i fantasmi.
Un pomeriggio d'inverno mi trovai a Torino, era il momento del traffico più intenso e la nebbia scendeva lungo i corsi e si arrampicava per le finestre dei palazzi. Ti telefonai. Uscisti di casa e c'incontrammo in via Roma e poi, ti ricordi, siamo andati a camminare tra la gente. Mi raccontavi della tua infanzia, di un negozio dove si vendevano a metri le stoffe e le tele, e di un dialetto che ormai più nessuno capisce. Entrammo anche in un bar nei pressi di corso Re Umberto e stemmo li seduti per qualche ora a parlare.
Il discorso cadde sugli usi e i riti delle tradizioni ebraiche. Ricordo che letteralmente bevevo le tue parole ed era come se un mondo antichissimo e saggio mi si aprisse davanti per la prima volta. A ogni mia curiosità cercavi di dare una risposta. Quando ci alzammo da quel tavolino, solo allora, ci accorgemmo della gente che era lì a discutere animatamente davanti a un giornale sportivo disteso sul banco. Ci guardammo sorridendo come se noi fossimo depositari di un segreto vissuto e capito nelle terre di Polonia. Ieri, caro Primo, dopo che un giornalista mi ha comunicato per telefono la tua dipartita, mi sono un poco ripreso sfogliando i tuoi libri.
Tra le pagine di "Il sistema periodico" ho trovato una tua lettera del 1983, e da questa ho forse capito il tuo gesto.
Mi scrivevi di tua madre quasi novantenne e ammalata, di tuo figlio che era partito per gli Stati Uniti lasciando un grande vuoto nella vostra casa, di te e di Lucia che vi sentivate come "tagliati fuori dal mondo".
Ma tu sentivi anche un vuoto personale. "E' un pò come se nel mio ultimo libro avessi spesi tutti i miei capitali. Per un futuro vedremo; per adesso, tanto per non far arrugginire il cervello e la macchina da scrivere, sto traducendo un libro di antropologia di cui non m'importa niente. Se vivessi come te sull'altipiano non avrei di questi problemi, mi metterei gli sci da fondo e via; ma qui è diverso; malgrado la crisi ci sono auto dappertutto, ferme o in moto, e solo per uscire dalla città ci vuole un'ora di lotta e di pazienza. E anche tutti i vecchi amici sono in crisi, chi per salute, chi per quattrini, chi per i figli che girano male. E' per questo che ti scrivo. Caro Mario, scusa lo sfogo, un giorno o l'altro mi rimetto in piedi ..." .
 Fra le cose più care ho anche due tue poesie; una è senza data e ha i versi scritti su un computer (già, il giorno che l'acquistasti mi telefonasti con entusiasmo, invitandomi a farlo anch'io, "è come un gioco, dicevi, in una giornata impari a usarlo anche tu !").
Avevi aggiunto con la tua calligrafia chiara e sottile: "Questa è inedita e temo che lo rimarrà a lungo. La dedico ad Anna". L'altra poesia è inserita in una lettera tutta manoscritta, dove tra l'altro dicevi: "So bene che fare poesie non è un mestiere tanto serio, ma mi prendo egualmente la libertà di mandarti questa che s'intitola "A Mario e a Nuto (1)":

"Ho due fratelli con molta vita alle spalle, nati all'ombra delle montagne hanno imparato l'indignazione nella neve di un paese lontano, ed hanno scritto libri non inutili. Come me, hanno tollerato la vista di Medusa , che non li ha impietriti. Non si sono lasciati impietrire dalla lenta nevicata dei giorni". 

E' per uso interno e privato... Ma io, oggi, la rivelo perchè tu, più di ogni altro, non ti sei lasciato impietrire "dalla lenta nevicata dei giorni".
Ieri, caro Primo, era una giornata splendida di primavera e le api raccoglievano polline e nettare dai crochi e dalle eriche. Ho visto il ritorno delle prime rondini e il bosco risuonava dei canti degli uccelli in amore.
Ma io piangevo perchè tu te n'eri andato.
Oggi il cielo è velato e un temporale gira per le montagne. Ma non piango più perchè ho nel cuore il tesoro che tu mi hai lasciato e che mi aiuta a essere meno stupido e meno cattivo. Ciao Primo, arrivederci tra quelle nostre montagne nascoste; te lo voglio dire, anche se tu sorridi mesto a questo mio "arrivederci".

(1) Nuto Revelli, Tenente della 46^ Comp. del Btg. Tirano, Divisione Alpina Tridentina.

MARIO RIGONI STERN
"Aspettando l'Alba"

La prova

Recensione de "La prova" di Marco Belpoliti
Capisco che possa essere stato pubblicato, ma che possa essere stato ri-pubblicato non riesco a comprenderlo.
Massimo rispetto per l’attento curatore dell’opera di Levi, ma questo libretto è proprio poca cosa. Qualche pagina piacevole ad esempio l’incontro con Stanisław Lem oppure quello con Rigoni Stern, ma tutto il resto è abbastanza disomogeneo. Sono appunti di viaggio molto “sconnessi” con dentro di tutto un po’ ma tutto un po’ inutile.
Si parla appunto di “libri non inutili” durante l’intervista a Stern, ecco questo mi pare sinceramente inutile. Perché raccontare quei due-tre sogni dell’autore, che attinenza hanno col resto? Che interesse possono avere per chiunque?
In alcuni tratti l'ho trovato anche irritante. Mi è sembrato uno scimmiottare la scrittura proprio di Levi laddove Primo si soffermava sui dettagli. Ma Levi scriveva in modo magistrale ed i "dettagli" erano interessanti! non le banalità che ho letto in questo libretto. Mah

vadi lei

Suona un tipo.
Scendo.
E' quello della Bofrost.
Giramento di palle.
Poi penso, vabbé cerca di sfangarla, poraccio.
Lo sto a sentire.
Sfoglia il catalogo e mi chiede dove faccio la spesa.
Al supermercato dico io.
Mi cade l'occhio su una pizza surgelata, costa 8.39E.
Sticazzi.
Lui mi dice che non vogliono cambiare le mie abitudini.
Manco mia moglie ci riesce, penso...
C'è un'offerta, dice.
Ah...
Se prendo tre prodotti ho uno sconto su qualcosa.
Ah...interessante.
E' comodo, Lei fa l'ordine e sabato passiamo a consegnare...
SABATO???
Questi sono coglioni. Sabato?
Vabbé continuo ad ascoltare.
"Noi vogliamo che Lei vadi ancora al..."
vadi? vadi? ha detto VADIIII?
"No grazie, non compro niente".

mercoledì, febbraio 22, 2017

Museo Stasi

Oggi su Metro ho trovato questa fotografia che mi ha rimandato subito alla mia visita di qualche anno fa: https://www.youtube.com



metronews
edizione di mercoledì 22.02.17 (pag. 6)

mercoledì, febbraio 08, 2017

Ancora Toro e Sempre tu

ANCORA TORO
Io questa maglia sognavo da bambino
quando giocavo ancora col trenino
mio padre andava sempre al Comunale
c’era il Torino, il Toro da sognare

Granata è una seconda pelle
portarla è come un viaggio tra le stelle
lo so cos’è la storia e la leggenda
giochiamo noi, la fiamma non si è spenta

e ancora Toro, e sempre Toro
la Maratona canta tutta in coro
e ancora Toro, e sempre Toro
il Toro è grande, fa tremar le gambe
e ancora Toro, e sempre Toro
cantiamo dai, cantiamo tutti in coro
e ancora Toro, e sempre Toro
il Toro è grande, fa tremar le gambe

Di questa squadra io sono il capitano
11 cuori tenuti per la mano
vincere sempre, vincer con ardore
per il Torino per il suo grande cuore
E’ un’emozione che sempre mi attanaglia
sono del Toro e un grido mi accompagna
Forza ragazzi vincete con onore
esser Granata vuol dire fede e amore

e ancora Toro, e sempre Toro
la Maratona canta tutta in coro
e ancora Toro, e sempre Toro
il Toro è grande, fa tremar le gambe

e ancora Toro, e sempre Toro
cantiamo dai, cantiamo tutti in coro
e ancora Toro, e sempre Toro
il Toro è grande, fa tremar le gambe
e ancora Toro, e sempre Toro
la Maratona canta tutta in coro
e ancora Toro, e sempre Toro
il Toro è grande, fa tremar le gambe

e ancora Toro, e sempre Toro
cantiamo dai, cantiamo tutti in coro
e ancora Toro, e sempre Toro
il Toro è grande, fa tremar le gambe

SEMPRE TU
Fin da bambino io facevo a modo mio
chi vince sempre non mi va

momenti belli e no
ma di soffrire un po'
chi si innammora lo sa già

solo tu ci sarai sempre tu come mai

sarà una malattia
bisogno di poesia
voglia di un'altra gioventù

sarà che buio è
sarà che in fondo ciel
mi piace rosso più che blu

sempre tu ci sarai solo tu più che mai

mi scoppia il cuore per te
il mio motore il mio caffè

un solo amore per me il Toro è l'unico che c'è

in fondo ai sogni miei
ricordi che vorrei
portare via all'eternità

bandiere al vento e poi
un'altra volta noi un grido che non finirà

solo tu ci sarai sempre tu come mai

mi scoppia il cuore per te
il mio motore il mio caffè

un solo amore per me il Toro è l'unico che c'è

c'è una stella nel tuo futuro
e un bel giorno arriverà
l'importante è tenere duro come fa la tua città

mi scoppia il cuore per te
il mio motore il mio caffè

un solo amore per me il Toro è l'unico che c'è

mi scoppia il cuore per te
il mio motore il mio caffè

un solo amore per me il Toro è l'unico che c'è

mi scoppia il cuore per te
il mio motore il mio caffè

un solo amore per me il Toro è l'unico che c'è
mi scoppia il cuore per te

il Toro è l'unico che c'è

mi scoppia il cuore per te
il mio motore il mio caffè

un solo amore per me il Toro è l'unico che c'è
il Toro è l'unico che c'è

lunedì, gennaio 30, 2017

La partita di pallone (l'arbitro)

Alcuni estratti da "La partita di pallone"
Storie di calcio (Sellerio editore Palermo)

Vladimir Dimitrijevic (1934-2011)
nel 1998 dichiarava:
"Io sono per l'arbitro che decide, che impone, che non indice un referendum prima di stabilire se c'è o non c'è un fuorigioco, se il gol è valido o no.
Dicono che bisognerebbe piazzare telecamere ovunque, e sorveglianti dietro ogni palo delle porte" laddove "la gente che va alla partita non trova
più senso nel mondo che la circonda. E più questo mondo è caotico, più la gente si cerca delle leggi severe".

Edoardo Galeano (1940-2015)
Scrittore e giornalista uruguaiano nel 1995 scriveva:
"Col fischietto in bocca, soffia i venti della fatalità del destino e convalida o annulla i gol.
Cartellino in mano, alza i colori della condanna: il giallo, che castiga il peccatore e lo obbliga al pentimento,
e il rosso che lo condanna all'esilio. Nessuno corre più di lui. E' lui l'unico obbligato a correre tutto il tempo.
Tutto il tempo galoppa, sfiancandosi come un cavallo, questo intruso che ansima senza sosta tra ventidue giocatori e,
come ricompensa di questo sacrificio, la folla grida chiedendo la sua testa. Dal principio alla fine di ogni partita,
in un mare di sudore, l'arbitro è obbligato a inseguire la palla bianca che va e viene tra i piedi altrui."
Galeano si sofferma sui tifosi sottolineando che " gli sconfitti perdono per colpa sua e i vincitori vincono malgrado lui.
Alibi per tutti gli errori, spiegazione di tutte le disgrazie, i tifosi dovrebbero inventarlo se non esistesse. Quanto più lo odiano,
tanto più hanno bisogno di lui".
Sui giocatori " Ci sono attori insuperabili nell'arte di guadagnare tempo il giocatore si mette la maschera da martire
che è appena stato crocifisso e allora si contorce in piena agonia, tenendosi il ginocchio o la testa e resta steso sull'erba.
Passano i minuti. Con la velocità di una tartaruga accorre il massaggiatore...così passano le ore e gli anni,
fino a che l'arbitro ordina di portar via dal campo quel cadavere
E allora, improvvisamente, il giocatore spicca un salto, hop, e si compie il miracolo della resurrezione".

venerdì, gennaio 13, 2017

Alcune delle mie scuse per comprare un libro

E' un autore che amo
E' un autore che voglio scoprire
La copertina mi piace
Mi piace l'edizione
E' una copia rara
E' una copia economica
E' cara ma è scontata
E' un titolo che cercavo da anni
E' l'ultimo titolo che mi mancava della collana
Si legge in fretta
E' voluminoso, non può essere palloso: chi lo leggerebbe tutto?
Me ne hanno parlato bene
Ho letto giudizi contrastanti e voglio capire chi ha ragione
Tutte le recensioni di IBS gli danno 5
E' un po' che non mi compro un libro
Questo mese è il più venduto su amazon
Ce l'ho solo in pdf
Ce l'ho cartaceo, prendo l'ebook
L'ho già letto, ma l'avevo preso in biblioteca
In America dicono che è meglio delle Correzioni
Me lo merito, in questo momento di stress
Ok è l'ultimo poi per un po' non mi prendo più nulla
La recensione sulla Lettura è entusiastica
E' un argomento che mi affascina
E' un argomento del quale non conosco nulla, devo approfondire
E' un argomento che conosco benissimo, devo completare il mio quadro di conoscenze
E' un autore difficile, voglio cercare di capirlo
Parla di Torino
Parla del Toro
Parla dei miei coetanei
Parla dei mie figli
Parla degli anziani con una chiave diversa dal solito
Le Benevole in edizioni limitata
E' ambientato a NY
E' ambientato in Australia
E' ambientato in Canada
E' la Londra vittoriana 
Un libro che ti fa sentire l'odore della polvere, il freddo dell'inverno
Ricostruisce gli anni 20 perfettamente
E' una attenta ricostruzione storica del regno di Sardegna
L'ha scritto un professore che stimo
Voglio cambiare genere
E' un romanzo storico
E' un thriller
E' hard-boiled
In questo momenti voglio leggere solo saggi
Ho visto il film
Vedrò il film
Ne faranno un film
Sembra di leggere Saramago
E' un libro di Saramago
E' l'ultimo di Saramago, rimasto inedito
E' un testo irriverente
E' una raccolta dei migliori racconti brevi
E' una rilettura di un testo teatrale 
I migliori racconti lunghi
Scelto da Augias
Consigliato da D'Orsi
In biblioteca non c'è
E' impossibile da catalogare
Chi ama il western non può non averlo letto
Chi ama il western non può non possederlo
Ne ho una edizione del club degli editori: devo sostituirla
Lo ricompro perchè non lo trovo più a casa
Su anobii non lo trovo, mi sembra di averlo ma nel dubbio lo prendo per non pentirmene dopo
Muh Lo prendo e lo leggiucchio, al massimo lo regalo a mio fratello 
Claudio dice di leggerlo
Ha un taglio giornalistico
Contiene tutti gli articoli usciti sulla rubrica della domenica dal 1904
Tratteggia un quadro di un mondo che si è estinto per sempre
Parla degli indiani
Sono gli indiani che parlano
Dalla parte degli indiani
I misteri degli egizi, svelati
Le baruffe sentimentali, in chiave ironica, nella San Francisco degli anni 80
La Russia degli zar
Una biografia che sembra un romanzo
Un romanzo che ha creato un genere
Un autore che ha scritto solo questo libro poi è scomparso
Un libro che era scomparso e che è stato ritrovato in un archivio per caso
Parla degli ultimi giorni della difesa di Berlino
Parla dello sbarco in normandia
Parla dello sbarco di Anzio
Chi era davvero Lee H.Oswald    
Da questo libro la serie TV   
Sicumante ne faranno una serie TV
La tipa l'ha letto, se lo leggo anch'io forse me la bombo (una scusa che non uso più diciamo da 13-14 anni)
E' una lettura che mi serve sul lavoro
E' il testo che mi permette di cambiare lavoro
Parla di come il lavoro è cambiato nei secoli
Toh un libro di cucina, mi potrebbe anche interessare
E' un manuale sul cinema
Ti permette di capire tutto su quell'argomento
E' di nicchia
il senso della vita
Il senso della vita avendo dei figli piccoli
le playmate più celebri (foto)
E' un autore che amo...ah già detto

giovedì, gennaio 12, 2017

i mezzi

Mezzi Po
Poteva essere una giornata infrasettimanale tra 20 e 25 anni fa.

Era inverno. 
Come tradizione decidiamo di andare ai Mezzi.
Fa freddo, ma la serata è piacevole.
Decidiamo di andarci in bici.Partiamo io e wolf verso le 20, da Settimo.
In una ventina di minuti siamo lì, in trattoria. Mangiamo da star male e beviamo da star bene. 
Usciamo euforici e brilli e di fronte a noi si presenta una cartolina identica a questa,con molta più neve, che per altro continua a cadere.
Guardo in lontananza e propongo: "torniamo a casa, in bici, tagliando per i campi!"
Un'idea assolutamente assurda.
L'idea entusiasma il mio amico e si parte nell'impresa mettendoci dentro tutta la foga, la forza e l'entusiasmo dei vent'anni, cadendo e rialzandoci, ridendo e cantando a squarciagola nel silenzio e nel buio più profondo.

Mezzi Po, Settimo T.se